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24/09/2023
25/08/2023

L'antidiplomatico - Liberi di svelarvi il mondo

25/08/2023

La direttiva Bolkestein (2006/123/CE) non si applica alle concessioni di servizi. Lo ha ribadito anche la nota sentenza della Corte di giustizia europea “Promoimpresa” del 14 luglio 2016, che ha stabilito l’applicabilità della direttiva Bolkestein alle concessioni demaniali: «Le disposizioni...

12/07/2023

I funzionari pubblici sono davanti al bivio: applicare o non applicare la norma prevista dal decreto milleproroghe?

01/07/2023

Sembra inimmaginabile poter passare delle giornate ad un tavolo davanti ad un angolo di Mediterraneo a mettere insieme parole che un giorno prenderanno il largo e non saranno più tue.

Stare fermi non è un pensiero contemporaneo, permanere un tempo indefinito in un luogo, con se stessi e il cuore nel mare che ti impedisce di riprendere il viaggio non appartiene all’oggi.

Essere felici di avere davanti soltanto un quaderno, una penna e quella tazza di caffè che non finisce mai. Quasi non puoi credere sia vero. Ti guardi intorno attonito e ti chiedi i nomi delle barche, ti immagini la vita di chi vive a bordo, apprezzi l’anarchia di chi trova, fra l'immaginazione e il vento, la propria rotta al limite del giorno, ogni giorno.

Seduto davanti al mare con soltanto un quaderno e una penna sei in un interstizio più o meno prolungato, che assume una fisionomia propria, ma che non riesci a collocare in un momento presente, passato o futuro della tua vita. A tratti hai la sensazione di essere qui, così, da sempre e che potresti continuare per cento o mille giorni senza alterare minimamente la forma delle cose.

È un leggero equilibrio affine ad un desiderio che dona e che toglie e in cui ritrovi la verità fra i tuoi vaneggiamenti: è come se all’improvviso vedessi tutto attraversato da una matrice continua di parole che scorre in trasparenza sulla materia; tutto diventa immagine di sfondo a segni blu che in qualche modo assumono la qualità di racconto.

È un imparare a leggere in silenzio oltre la cortina di luce che colora la realtà, ma è un apprendere che non ha termine perché la qualità e la condizione di ciò che esiste in sé e per sé non continua sempre a svolgersi nel senso che in linea di massima ci si aspetta; e le sue tinte sono mutevoli e cangianti nell’arco di una stessa giornata. E così cerchi di fissare sulla pagina almeno i nomi dei colori, illudendoti che le etichette abbiano il potere di dare un ordine a quel caos di segni, lettere e parole; ma loro cambiano con l’evolvere delle ore, con l’imprevedibilità della luce, con l’umore di chi li guarda.
E quindi scrivere di queste cose, in questo bar, è dipingere una realtà parziale e comunque vera quel tanto che basta a trasformarla in una storia.

Ma, nonostante ciò, mi piace stare qui e lasciare che quella matrice di parole continui a fluire come una lieve pioggia che scivola sul mondo con le sue grandi gocce che vanno a fondersi con il mare, per poi un giorno rievaporare come un pensiero necessario che non ti aspetti, ma che sai bene essere stato a lungo lì sotto, allo stato liquido, sempre pronto a riemergere per lasciare abbordare, ancora una volta, quello che c’è sul fondo con quello che c’è sopra.
È un moto di lunga durata e continuità che mette in discussione l’invariabilità delle nostre convinzioni di uomini di terra chiamati a misurarci con ciò che non ha un termine, ma solo un periodo che torna e torna e torna sempre ad urtarci, a infrangersi contro la granitica banchina che separa il nostro bar dal rimettersi in viaggio.

E questa è la seconda verità: la scoperta dell’attesa, della pausa come parte del viaggio. E soprattutto la presa d’atto della verità sul mio modo di viaggiare che è questo e nessun altro:

avere un posto da cui partire e un altro in cui arrivare semplicemente come argomento ornamentale, motivazione parzialmente o totalmente falsa per andare, fare miglia, accumulare emozioni, sensazioni, registrare storie da ricordare e, semmai, da raccontare.

Tragitto dove la comodità è occasionale, l'adattamento costante una necessità e un esercizio sia fisico che interiore da rimescolare dentro con quella stanchezza che assoggetta come un dolore raccolto e intimo le membra, dopo che sul finire di un giorno in cui hai dato nomi a ciò che vedi e riempito pagine dei loro colori, tutto si spegne e trasfigura in qualcosa di molto più vicino all’inganno del sogno.

24/05/2023

Oggi è una ricorrenza un po' triste....
Ciao Nico!!!

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