29/01/2023
✍️ IL MIRACOLOSO EQUILIBRIO DEL RE
Il suo equilibrio è francamente un miracolo della natura. Se Novak Djokovic ha vinto il suo decimo Australian Open e il suo Slam numero 22, tornando al numero 1 della classifica Atp, il merito è soprattutto della sua capacità di mantenere quell'equilibrio che per molti colleghi – ma sarebbe meglio dire per molte persone – risulta essere una eterna chimera. Un equilibrio che si esalta nei momenti più impensati, nelle situazioni di incertezza e di paura.
Cominciamo dal campo. L'equilibrio di Nole, in questo caso, è fatto di una sostanziale equivalenza nei fondamentali. Forse non metteremo mai un suo colpo nel collage del giocatore perfetto, ma non c'è un solo settore in cui si palesi una difficoltà, un'anomalia. La sua regola è mettere ordine, e l'aspetto incredibile della faccenda è quest'ordine non viene mai messo in discussione. Non dagli avversari, per quanto possano aggredirlo, e nemmeno dai suoi errori. Ma il colpo nel quale si manifesta appieno l'equilibrio perfetto del re è la risposta: lì Djokovic comincia a distruggere le sicurezze altrui, lì comincia a mettersi su quei binari che lo conducono a essere colui che decide lo scambio. Strettamente correlato a questo aspetto è l'equilibrio fisico, costruito negli anni attraverso una cura maniacale dei dettagli, con l'alimentazione come cardine. Il serbo oggi segue una dieta vegana molto ferrea, ponendo attenzione persino alla temperatura dei cibi e delle bevande: non parliamo di caldo o freddo, parliamo di 'quanto' caldo o 'quanto' freddo debba essere ciò che finisce nello stomaco.
ISOLATO DAL CAOS
L'equilibrio mentale è l'altra arma decisiva. C'è stato un momento, a metà del secondo set della finale di Melbourne contro un ottimo Stefanos Tsitsipas, in cui Nole ha cominciato a dimostrare insofferenza, mettendosi a discutere in maniera anche piuttosto evidente col proprio angolo. Mentre Goran Ivanisevic – per inciso – non sapeva bene se guardarlo oppure abbassare lo sguardo. Ebbene, persino quando all'esterno Djokovic appare turbato, c'è un mantenimento di una stabilità interiore che rappresenta l'apice della sua professionalità. Rappresenta lo zenit del percorso di costruzione di un campione, in realtà costantemente in viaggio verso il miglioramento. Aver vinto lo Slam numero 22 in Australia, inoltre, è una specie di chiusura del cerchio, dopo l'espulsione dello scorso anno. Pure in quel caso, mentre il mondo attorno lo dipingeva come il cattivo esempio, la stella in caduta libera, lui ha preferito il silenzio e il basso profilo. Ha preferito – negli errori e nelle virtù – evitare di aggiungere parole che avrebbero creato ulteriore caos. Lo ha fatto quando il protagonista è stato lui, ma pure di fronte alle discutibili uscite del padre.
È sostanzialmente grazie a questo equilibrio totale, nella vita e sul campo, che Novak Djokovic è diventato il migliore. Sì perché, dopo questo Australian Open iniziato con tanti dubbi e concluso mostrando una solidità granitica, Nole può ormai mettersi serenamente in vetta. Era già primo per numero di settimane in cima al ranking mondiale, ma ora affianca pure Rafael Nadal in quei 22 Slam che probabilmente non saranno la sua cifra definitiva. Rispetto a Rafa vanta più titoli complessivi, più successi nei Masters 1000, sei Atp Finals contro zero, un vantaggio (seppur minimo, 30-29) negli scontri diretti. Se la diatriba sul più forte di sempre resterà aperta e mai si potrà davvero risolvere, la disputa sul più vincente della storia pare avviarsi verso una soluzione.