01/05/2026
Primo Maggio. Ma per tutti davvero?
In Italia, parlare di lavoro per le persone con disabilità significa ancora parlare di un diritto troppo spesso ostacolato, rinviato o concesso solo a metà. Secondo l’Istat, nel 2023 le persone con limitazioni gravi nelle attività abituali sono 2,9 milioni, mentre restano forti anche le disuguaglianze territoriali nei servizi di supporto: la spesa sociale dei Comuni per la disabilità varia in modo molto marcato tra Nord-est e Sud. (Istat)
E il lavoro continua a essere uno dei punti più critici. Nel Rapporto SDGs 2025 dell’Istat, il tasso di disoccupazione delle persone con disabilità è indicato al 13,3%, contro il 6,5% complessivo. Intanto, la XII Relazione al Parlamento sulla Legge 68/99 mostra che nel 2023 gli avviamenti tramite collocamento mirato sono stati 52.017 e le assunzioni 59.977, ma il tempo determinato resta la forma contrattuale prevalente, con il 58,2% del totale. Non basta “inserire”: serve dare stabilità, dignità, crescita e futuro. (Istat)
Per questo i progetti di inclusione lavorativa hanno un valore sociale enorme: non sono assistenza mascherata, ma strumenti concreti di cittadinanza, autonomia, competenza e riconoscimento. Esperienze come Bar_Atto ci ricordano che, quando si investe davvero sulle persone, il lavoro diventa spazio di emancipazione, relazione, autostima e cambiamento anche per tutta la comunità.
Il problema non è la fragilità delle persone con disabilità. Il problema sono ancora troppo spesso i contesti, le barriere, i pregiudizi e un mercato del lavoro che continua a chiedere performance standard invece di costruire opportunità giuste.
Buon Primo Maggio a tutti e tutte. Ma finché il lavoro non sarà davvero accessibile, stabile e dignitoso anche per le persone con disabilità, questa festa resterà una promessa ancora da mantenere.