Da "Piccola storia dei Docks" di Luigi Urru
"I Docks Dora erano un luogo di contaminazioni, terra di connubi più o meno inediti, più o meno saldi o provvisori. I fermenti che, consolidatisi a partire dagli anni novanta, li hanno fatti lievitare nella considerazione dei torinesi, sopra tutto giovani, si innestano su una storia ottuagenaria...Un connubio inedito, si diceva all'inizio. Non solo, pe
rché qui l'underground torinese emerge in forme overground di nuova impresa, puntiformi e dinamiche, a volte precarie solo perché ospiti di una città altrimenti poco disposta al cambiamento e alla sfida...Il popolo dei Docks muta col far della notte: chiudono le ditte e gli studi e aprono locali come ‘Café Blue’ e ‘Reddocks’. Musica notevole, spazi giustamente disadorni accesi da sprazzi metallici o barocchi: domina una volontaria ponderata trascuratezza, un'eleganza che fa il verso al kitsch, una duttilità che rende di volta in volta possibili esposizioni d'arte, installazioni video, performance teatrali, fino a eventi internazionali come il recente ‘Cologne Electronic Muzik’." Era il 5 Maggio 2007, quando il Café Blue, dopo 10 anni, ha chiuso i battenti ei Docks Dora sono ripiombati nel silenzio che li aveva accompagnati per più di ventanni. Quando aprì, sembrava una scommessa persa in partenza, isolato, lontano dalla movida; con lui, i Docks Dora sono diventati il più importante polo alternativo torinese, tappa obbligata (e non solo del fine settimana) di migliaia di persone. Vogliamo rincontrarci tutti per una notte e rivivere le magiche atmosfere dei venerdì sera. Non ci hanno concesso nessuna location ai Docks, per questo motivo ci ospita il Controsenso Rock Club.
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Per chi ha passato delle serate indimenticabli ai Docks Dora. Per chi ha bevuto troppo ed il giorno dopo aveva la tersta che gli scoppiava, ma già pensava che la settimana dopo l'avrebbe rifatto. Per chi ballava sul treno. Per chi esibiva attaccandosi al palo. Per chi aspettava gli special manga. Per chi faceva la coda alla cassa. Per chi veniva su in consolle. Per chi si portava a casa le locandine col calendario. Per chi si faceva fotografare per rivedersi sul sito. Per chi criticava la musica, ma la ballava lo stesso. Per chi veniva sapendo che avrebbe trovato la stessa musica. Per tutti quelli che al Cafè Blue sono cresciuti. Per chi dice "che bei tempi quelli.." Per chi si sentiva a casa.