31/07/2026
Eh già
Quando un’abitudine popolare diventa cocktail dolciastro da turisti.
Continuiamo a scoprire i cinque “manifesti” pubblicati sull'ultimo numero di Jacobin Italia “Assalto ai fornelli”, realizzati da Antonio Pronostico Sileo ispirati alla tradizione del manifesto pubblicitario di inizio Novecento. Ogni illustrazione è accompagnata dal racconto di un ingrediente o di una ricetta che hanno attraversato epoche, culture e conflitti.
Oggi ci prendiamo uno spritz!
Ancora quindici anni fa, l’esistenza dello spritz era sostanzialmente sconosciuta fuori dai confini del Triveneto. L’abitudine ad allungare il vino bianco con acqua o selz, inventata dagli austriaci durante l’occupazione ottocentesca, era un fenomeno popolare, nella sua versione «pura» a Trieste, o con l’aggiunta di un bitter (Campari, Aperol, Select) in Veneto. Lo bevevano, nel classico bicchierino «da ombra», i vecchi all’uscita da messa e i ragazzi fuori la sera: un modo per avere alcol leggero e a basso costo, potendo usare, allungandolo, vino di qualità modesta.
La combinazione tra la moda milanese dell’aperitivo e una sapiente campagna di marketing del Gruppo Campari hanno fatto diventare «l’Aperol Spritz» (con l’attributo davanti, all’americana) un fenomeno globale. Si beve spritz a Napoli e a New York, a prezzi astronomici, con il prosecco, in bicchieroni pieni di ghiaccio.
Al prezzo di un’esplosione della produzione di glera e di un’estensione della Doc che ha coperto di vigne l’intero Veneto. Una regione ridotta a monocoltura inquinante, un’abitudine popolare resa cocktail dolciastro da turisti.
“Assalto ai fornelli” è in libreria e sul nostro sito.
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