17 Incubi

17 Incubi PUNK HARDCORE TRIO. Di Torino

05/12/2025

A volte capita di ritrovarsi così, quasi per caso, magari bevendo una birra e scherzando su tutto quello che c’è stato nel mezzo, coll’idea di “rimettere insieme la banda”.

A volte capita pure di mettercisi per davvero e rispolverare qualche strumento. Perché in fondo le urla dell’hardcore, quella colonna sonora della nostra vita che ci accompagna anche quando le nostre strade hanno preso direzioni diverse, ancora danno al cuore il ritmo della rivalsa. Questo è stato e questo rimane.

Che poi nel mezzo tanto c’è stato. Carcere e libertà, avventure e attese interminabili, partenze dolorose e ritorni inaspettati, momenti senza tregua e attimi di dubbio, palchi e sottopalchi.

Abbiamo deciso di tornare per qualche concerto. Ma se lo spirito è sempre quello, abbiamo invece deciso di usare un altro nome, perché la formazione non è la stessa e quel progetto ha avuto il suo inizio e la sua fine.

Mentre il mondo intero sembra sprofondare nell’abisso – attraverso i genocidi e la guerra ma anche attraverso la repressione dello Stato totale – tutti i concerti saranno benefit per chi ha deciso di lottare. Per chi sarà nelle nostre teste, come sempre, sopra e sotto il palco.

Venerdì 6 febbraio 2026 - Brigata Prociona - Imola
Sabato 7 febbraio 2026 - Cox 18 - Milano
Domenica 8 febbraio 2026 - Secret Show - Rovereto

Dubbi e perplessità: [email protected]
https://attrito.daghe.org

Da un vecchio numero diMasticaTori(No) del 2005, a ridosso del compleanno pasico:-AL PRINCIPIO ERA IL PUNK...quello visc...
05/12/2025

Da un vecchio numero diMasticaTori(No) del 2005, a ridosso del compleanno pasico:
-AL PRINCIPIO ERA IL PUNK...quello viscerale e violento del vivi veloce muori giovane, da adolescenti imbottiti di colla Pattex fra le aiuole cementificate di piazza Statuto. Era il 1981- 82 e la città-fabbrica del riflusso pullulava di scritte a pennarello nero sui muri, sugli autobus e alle fermate: "punx not dead". L'idea di non avere nessun futuro non sembrava affatto male. Poi le divisioni tra gli hardcore, i 77 e i crassiani, i concerti e le altre attività con una frangia degli anarchici e la necessità di avere un posto per far suonare i gruppi, far circolare le autoproduzioni, trovarsi e agire e vivere anche contro tutto e tutti. Nell'85 quindi la prima occupazione, il cinema Diana sgomberato in giornata, e da lì in poi svariate esperienze e tentativi fino al 5 dicembre dell'87, quando si entra nell'ex-asilo "Robilant" di via Passo Buole 47.
La crisi economico-esistenziale della città si rifletteva oltre che nella chiusura delle fabbriche anche nel crollo delle nascite e da lì in poi asili e scuole abbandonate diventeranno mete prescelte per chi ha bisogno di spazi per attività politiche e sociali. E quello che al Paso era nato come un modo di essere, per altri diventava solo un modo di agire. El Paso in questi diciotto anni è cambiato profondamente tanto quanto è profondamente rimasto uguale. Qualcuno è passato, qualcuno ha un passato, qualcuno purtroppo è trapassato, ma nessuno ha ancora un futuro come non ce l'ha Torino nonostante i maquillage olmpionici edil-redditizi, non ce l'hanno le valli intorno destinate ad essere inquinate da merci, mezzi e soldi che vedranno solo passare.
Per il punk e l'underground della città El Paso è stato un cuore pulsante: energie che entrano ed escono dando vita e linfa a mille idee, progetti, amori e odi e continue discussioni. Quello che per altri è di nuovo solo una pratica che assume nomi diversi quali volontariato, no profit, militanza, El Paso lo ha sempre e solo vissuto come attitudine e come un modo di essere. Quando si è occupato El Paso a Torino c'erano in tutto tre o quattro posti commerciali dove poter suonare. Ora i locali dove si suona sono decine. Gli organizzatori di concerti e serate non si contano più, diversi di questi sono anche cresciuti fra le nostre fila per cimentarsi poi, più o meno reddiliziamente, da altre parti, ma il risultato non cambia: un concerto al Paso rimane una cosa diversa, un'esperienza che non ha paragoni con quanto si realizza altrove. Da noi i gruppi che vengono da fuori città vedono solo il rimborso spese e se sono di Torino suonano semplicemente gratis. Tendenzialmente la maggioranza non ha sponsor commerciali per scelta e i loro dischi sono dichiaratamente no-copyright. Eppure la lista di gruppi che chiedono di suonare rimane cosi vasta che non riusciamo ad accontentare tutti. E la lista dei gruppi che hanno suonato è ancora più sterminata. Diciotto anni senza compromessi con le istituzioni, senza mai chiedere un soldo per le migliaia di iniziative svolte, anzi sempre pronti a finanziare anche quelle di altri, dalla radio alle infinite casse di solidarietà.
La maggior parte delle accuse che ci rivolgono possono anche essere vere: siamo dei drogati, terroristi, velleitari, autoreferenziali, ubriachi, ghettizzati, individualisti, violenti, sporchi e rumorosi. Ma alla fine da noi è passato tutto il mondo e chi ci ha rispettato è sempre stato rispettato: jazzisti, rastafari, pazzi, disabili, utopisti, saggisti, filosofi, cineasti, teatranti, tarantolati e narratori....
LUNGA VITA A EL PASO!
OCCUPA LE CASE ABBANDONATE.
LA PROPRIETÀ PRIVATA È UN'OPINIONE. POSSIEDI SOLO CIÒ CHE TI POSSIEDE.-

Yo Bongi

07/08/2025

⚡️ Las cosas por su nombre, lo que hace Israel con Palestina es un Genocidio. PALESTINA LIBRE 🇵🇸⚡️

31/07/2025

Aveva 13 anni Ammar Hamayel (nella foto), quando ha deciso di scappare dall'esercito sionista e dai coloni. Aveva 13 anni ed era un atleta di Muay Thai, (la boxe thainlandese). Aveva 13 anni e sperava di diventare un campione nel suo sport, era un ambasciatore di pace. Il piccolo Hamayel è morto lunedì 23 giugno nella Cisgiordania occupata.

Aveva 13 anni quando ha avviato quella sua ultima tragica corsa. lo hanno ucciso sparandogli alla schiena. A 13 anni un bambino non dovrebbe pensare alla morte, neppure in Cisgiordania. Lui pensava di cavarsela correndo, ma l'odio di quella gentaccia, di quei rivoltanti sgherri, non distingue gli adulti dai bambini. La loro codardia preferisce avere il nemico di spalle. Anche quando il loro "nemico" è un bambino che scappa.

“Quando un bambino, un giovane ambasciatore di pace, viene ucciso, il silenzio non è più un’opzione“, ha dichiarato il presidente della Federazione mondiale di Muay thai, Sakchye Tapsuwan. “Questa non è solo una tragedia, è un invito all’azione. Non possiamo restare a guardare mentre gli innocenti pagano il prezzo del conflitto”, ha aggiunto.

E già... Il silenzio non è più un'opzione. Dovremmo gridare tutti, gridare il nostro dolore. Dovremmo fermarci tutti. È troppo, è troppo.
Ammar Hamayel aveva 13 anni, sognava di diventare un campione nel suo sport. Ma ha concesso le spalle all'odio delle belve. Che ti sia lieve la terra, campione.

Giancarlo Selmi

Indirizzo

Turin

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