05/12/2025
Da un vecchio numero diMasticaTori(No) del 2005, a ridosso del compleanno pasico:
-AL PRINCIPIO ERA IL PUNK...quello viscerale e violento del vivi veloce muori giovane, da adolescenti imbottiti di colla Pattex fra le aiuole cementificate di piazza Statuto. Era il 1981- 82 e la città-fabbrica del riflusso pullulava di scritte a pennarello nero sui muri, sugli autobus e alle fermate: "punx not dead". L'idea di non avere nessun futuro non sembrava affatto male. Poi le divisioni tra gli hardcore, i 77 e i crassiani, i concerti e le altre attività con una frangia degli anarchici e la necessità di avere un posto per far suonare i gruppi, far circolare le autoproduzioni, trovarsi e agire e vivere anche contro tutto e tutti. Nell'85 quindi la prima occupazione, il cinema Diana sgomberato in giornata, e da lì in poi svariate esperienze e tentativi fino al 5 dicembre dell'87, quando si entra nell'ex-asilo "Robilant" di via Passo Buole 47.
La crisi economico-esistenziale della città si rifletteva oltre che nella chiusura delle fabbriche anche nel crollo delle nascite e da lì in poi asili e scuole abbandonate diventeranno mete prescelte per chi ha bisogno di spazi per attività politiche e sociali. E quello che al Paso era nato come un modo di essere, per altri diventava solo un modo di agire. El Paso in questi diciotto anni è cambiato profondamente tanto quanto è profondamente rimasto uguale. Qualcuno è passato, qualcuno ha un passato, qualcuno purtroppo è trapassato, ma nessuno ha ancora un futuro come non ce l'ha Torino nonostante i maquillage olmpionici edil-redditizi, non ce l'hanno le valli intorno destinate ad essere inquinate da merci, mezzi e soldi che vedranno solo passare.
Per il punk e l'underground della città El Paso è stato un cuore pulsante: energie che entrano ed escono dando vita e linfa a mille idee, progetti, amori e odi e continue discussioni. Quello che per altri è di nuovo solo una pratica che assume nomi diversi quali volontariato, no profit, militanza, El Paso lo ha sempre e solo vissuto come attitudine e come un modo di essere. Quando si è occupato El Paso a Torino c'erano in tutto tre o quattro posti commerciali dove poter suonare. Ora i locali dove si suona sono decine. Gli organizzatori di concerti e serate non si contano più, diversi di questi sono anche cresciuti fra le nostre fila per cimentarsi poi, più o meno reddiliziamente, da altre parti, ma il risultato non cambia: un concerto al Paso rimane una cosa diversa, un'esperienza che non ha paragoni con quanto si realizza altrove. Da noi i gruppi che vengono da fuori città vedono solo il rimborso spese e se sono di Torino suonano semplicemente gratis. Tendenzialmente la maggioranza non ha sponsor commerciali per scelta e i loro dischi sono dichiaratamente no-copyright. Eppure la lista di gruppi che chiedono di suonare rimane cosi vasta che non riusciamo ad accontentare tutti. E la lista dei gruppi che hanno suonato è ancora più sterminata. Diciotto anni senza compromessi con le istituzioni, senza mai chiedere un soldo per le migliaia di iniziative svolte, anzi sempre pronti a finanziare anche quelle di altri, dalla radio alle infinite casse di solidarietà.
La maggior parte delle accuse che ci rivolgono possono anche essere vere: siamo dei drogati, terroristi, velleitari, autoreferenziali, ubriachi, ghettizzati, individualisti, violenti, sporchi e rumorosi. Ma alla fine da noi è passato tutto il mondo e chi ci ha rispettato è sempre stato rispettato: jazzisti, rastafari, pazzi, disabili, utopisti, saggisti, filosofi, cineasti, teatranti, tarantolati e narratori....
LUNGA VITA A EL PASO!
OCCUPA LE CASE ABBANDONATE.
LA PROPRIETÀ PRIVATA È UN'OPINIONE. POSSIEDI SOLO CIÒ CHE TI POSSIEDE.-
Yo Bongi