28/10/2021
Siamo presi dalle cose di tutti i giorni per fermarci, ogni tanto, a riflettere sul contributo al benessere che, le nostre attività di imprenditori dell’Horeca e del nostro lavoro come baristi e camerieri, danno alle persone che frequentano i nostri locali.
Nel 1989 il sociologo Ray Oldenburg definì i locali pubblici come Terzo Luogo.
I primi due, la Casa e il Lavoro, hanno precise regole da rispettare e ruoli gerarchici ben definiti per viverci dentro: figlio/a, fratello/sorella, padre, madre, oppure operaio, impiegato, capo e così via.
Il locale pubblico, Terzo Luogo, ha invece queste sei caratteristiche:
1) offre un territorio neutrale, non è richiesta nessuna appartenenza;
2) lo status sociale non è importante, seduti al tavolo ci possono essere contemporaneamente il dirigente e l’operaio, il giovane o l’anziano;
3) la principale attività che vi si svolge è la conversazione (ci avevate mai pensato!);
4) l'accesso è facile e gradevole (basta aprire la porta!), e c'è un certo numero di frequentatori regolari;
5) il clima è di basso profilo, senza eccessi vistosi;
6) ci si sente a casa
Di fronte a una descrizione del genere la domanda che ci dobbiamo porre è: “Come sto contribuendo a fare in modo che il mio locale, il locale dove lavoro sia davvero così, come posso favorire la conversazione?”
Oldenburg dice: “Deve essere un terreno neutrale, in cui tutti possano sentirsi accolti e a proprio agio”.
Il successo della nostra attività è determinato anche da quanta attenzione poniamo a far sentirti a casa, lontano da casa, le persone che ci scelgono.
Grazie a tutti i clienti del Bar Roby