06/05/2026
5 maggio, Parma, Cantina del Tabarro.
Ci sono sere che non si bevono soltanto.
Si attraversano.
Ieri, nella cantina del Tabarro, grazie a Diego Sorba, oste leggendario e cerimoniere di mondi paralleli, abbiamo vissuto una serata magnifica con i vini di Menat, azienda calabrese seguita da Nicola Finotto, e alcune perle arrivate dalla Georgia, patria antica del vino, delle giare, dei brindisi seri e delle tavole che sembrano parlamenti dell’anima.
Abbiamo parlato di vinificazione georgiana, di kvevri, di uve dai nomi meravigliosi che sembrano preghiere o terzini della Dinamo Tbilisi: Saperavi, Tavkveri, Shavkapito, Chkhaveri, Tsitska.
Abbiamo brindato a Niko Pirosmani, pittore georgiano dei banchetti, delle locande, degli animali ieratici, dei tavernieri e della gente che sa stare al mondo perché sa stare a tavola.
E poi, essendo il 5 maggio, non poteva mancare il pensiero a Sacco e Vanzetti, arrestati proprio il 5 maggio 1920 in quella che si proclamava la più grande democrazia del mondo. Arrestati perché anarchici, perché stranieri, perché poveri, perché scomodi.
Il vino, quando è vero, porta sempre con sé anche una memoria politica. Non è mai solo profumo. È posizione nel mondo.
Tra le bottiglie scolate, il Pecorello di Menat, ancora non in commercio, mi ha fatto godere parecchio: freschezza, frutto vivo, succosità, beva prepotente. Un vino che non chiede permesso, entra e spalanca le finestre.
E poi i vini georgiani: alcuni mi hanno davvero commosso. Complessità senza peso, profondità senza posa, leggerezza che non significa semplicità ma grazia. Vini che sembrano ve**re da sotto la terra e invece ti portano in alto.
Alla fine resta questo: una tavola, qualche oste, Nicola Finotto che apre mondi, Bassano che appare come un personaggio epico, Diego che convoca come un profeta di cantina, e noi lì, percossi e felici, davanti al vino che torna a essere ciò che dovrebbe sempre essere:
cultura, fraternità, memoria, carne, pane, politica, gioia.
Gaumarjos!
Al vino che nasce dalla terra. Al vino primordiale..
Agli osti che tengono accese le cantine.
Agli anarchici che non muoiono mai perché non hanno mai smesso di disturbare il potere.
E a quelle bottiglie