02/08/2026
ANATOMIA DI UN VICESINDACO
Breve documentario sull’evoluzione del politico locale.
Pensavamo di aver finalmente riposto la penna per dedicarci a qualche giorno di vacanza e speravamo che il nostro appello a fermarsi, unito alla benefica azione del caldo, avesse almeno attenuato l’irrefrenabile bisogno del vicesindaco Circosta di spiegare al mondo come dovrebbe comportarsi.
Ingenui.
Puntuale come le tasse, e accolto con analogo entusiasmo, è comparso un nuovo post: lungo, solenne, pedagogico e soprattutto indispensabile, perché senza di esso avremmo rischiato di attraversare agosto senza sapere come si ama correttamente Sesto Calende.
Osserviamo dunque il fenomeno con discrezione.
Nel suo habitat naturale, Facebook, il nostro Circosta assume una postura autorevole, gonfia il periodo e dà inizio al rituale comunicativo. Un esercizio che può protrarsi per migliaia di battute e che lascia il lettore con la sensazione di aver smarrito il punto di partenza, ma di aver comunque imparato qualcosa sulla responsabilità civica.
Il nostro protagonista non sembra nutrirsi volentieri di fatti, che nel suo particolare ecosistema comunicativo risultano spesso difficili da assimilare, ma predilige concetti, principi generali e grandi riflessioni sulla comunità.
In presenza di un cestino pieno, infatti, non parla del cestino: alza lo sguardo, richiama i valori condivisi e trasforma un sacchetto dell’umido in una meditazione sul destino collettivo.
Gli mostri una buca e parte una lectio magistralis sull’immagine della città.
Gli fai notare che una piazza è vuota e, prima della fine del post, scopri di aver coinvolto commercio, turismo, associazioni, investimenti e probabilmente anche la prossima stagione della Scala.
Il cestino, nel frattempo, resta pieno. Ma culturalmente arricchito.
Il comportamento muta però quando il soggetto osservato avvista uno smartphone nelle mani dell’opposizione. Si irrigidisce, fissa l’orizzonte e interpreta quella modesta fotocamera come l’avanguardia di una vasta operazione ostile.
Nel racconto che emerge dal post, la minoranza non fotografa semplicemente una situazione che ritiene discutibile: si trasforma quasi in una squadra specializzata nella ricerca di tombini, cartacce e inquadrature sfavorevoli, impegnata a mettere in discussione la serenità della navigazione amministrativa.
L’immagine è potente: Circosta a prua, lo sguardo rivolto al futuro, mentre respinge un abbordaggio di consiglieri comunali muniti di zoom.
Dove noi vediamo una fotografia, lui intravede già un colpo di Stato.
Nelle fasi di maggiore pressione compare poi la caratteristica postura della piccola fiammiferaia istituzionale: solo, paziente e lievemente infreddolito, impegnato a difendere la città mentre tutt’intorno i cattivoni della minoranza gli complicano il cammino con domande, osservazioni e fotografie non preventivamente autorizzate.
Manca soltanto che all’opposizione vengano attribuite le zanzare, la siccità e l’umidità percepita, ma immaginiamo che il capitolo sia ancora in fase di studio.
Nel suo racconto, insomma, il problema non nasce quando qualcosa non funziona. Nasce quando qualcuno decide di raccontarlo.
Il fenomeno più interessante si osserva però guardando indietro di appena due anni.
Lo stesso Circosta occupava allora i banchi dell’opposizione e utilizzava critiche, fotografie e osservazioni come strumenti naturali del proprio ruolo politico.
Allora una fotografia era controllo democratico, una critica era attenzione ai problemi della città e un episodio diventava materia di confronto pubblico.
Poi ha percorso i pochi metri che separano l’opposizione dalla maggioranza e, senza bisogno di ulteriori studi sul comportamento della specie, la prospettiva è cambiata.
Lo stesso gesto che prima apparteneva al normale confronto politico oggi può diventare livore, discredito, danno d’immagine.
Gli studiosi chiamerebbero questo processo adattamento all’habitat. Noi, più modestamente, cambio di banco.
La descrizione può dunque considerarsi completa: professore quando spiega, vittima quando racconta le difficoltà del ruolo, piccola fiammiferaia quando descrive i cattivoni della minoranza e poeta ogni volta che supera le duemila battute.
Giorgio Circosta: l’uomo che, passando dai banchi dell’opposizione a quelli della maggioranza, ha scoperto che le stesse fotografie possono avere significati molto diversi.
Un’ultima annotazione di campo, perché nessun post della maggioranza può ormai dirsi concluso senza la sua citazione “ad minchiam”: possibilmente illustre, preferibilmente defunta, sempre utile a suggerire una profondità che il testo, da solo, faticherebbe a raggiungere.
Ci adeguiamo volentieri, e lo facciamo in grande stile con Winston Churchill:
“ I miei gusti sono semplici: mi accontento facilmente del meglio.”
Non c’entra assolutamente nulla con quanto precede. Ma pronunciata da Churchill, con la giusta pausa e il corsivo d’ordinanza, assume immediatamente il rango di visione strategica.
Buona estate, vicesindaco. Noi continueremo a osservare l’ecosistema senza fotografarlo, per non alterarne il delicato equilibrio, e senza dimenticare, naturalmente, di valutare prima le eventuali ricadute sul PIL nazionale.