30/05/2026
In questi giorni si parla molto della riapertura di una collezione di circa 40.000 bottiglie custodite per decenni a Tbilisi, in Georgia.
Contrariamente a quanto si legge spesso, non si tratta soltanto della "cantina personale di Stalin". Gran parte dei vini proveniva infatti dalle collezioni degli zar Romanov e fu confiscata dopo la Rivoluzione Russa, entrando successivamente nel patrimonio sovietico. Stalin ne divenne il custode, aggiungendo nel tempo anche alcuni dei suoi vini georgiani preferiti.
All'interno si trovano autentici tesori enologici: grandi Bordeaux, Sauternes, vecchie annate di Château d'Yquem e bottiglie che attraversano oltre due secoli di storia.
E qui arriva il dettaglio che fa girare la testa a qualsiasi appassionato di vino
Tra le bottiglie conservate nella collezione figurerebbero annate di Château d'Yquem risalenti alla metà dell'Ottocento. Vini nati prima della crisi della fillossera che, qualche decennio più tardi, avrebbe cambiato per sempre il volto della viticoltura europea.
Pensateci un attimo.
Se anche una sola di quelle bottiglie fosse ancora viva, significherebbe assaggiare un vino proveniente da vigne che non hanno mai conosciuto l'innesto americano. Un autentico messaggio in bottiglia proveniente da un mondo che non esiste più.
Oggi la Georgia sta valutando di mettere all'asta parte della collezione per finanziare progetti dedicati alla formazione e alla cultura del vino.
Ma la domanda che affascina davvero gli appassionati resta una sola:
quante di queste bottiglie sono ancora vive?
Perché alcune non rappresentano soltanto vino.
Rappresentano un pezzo di storia rimasto sigillato nel vetro per generazioni.
Pensateci: da qualche parte, in una cantina georgiana, potrebbe ancora esistere una bottiglia nata prima dell'Unità d'Italia che aspetta qualcuno disposto ad ascoltare la sua storia.
Siamo poveri in canna ma possiamo ancora sognare🤣