10/06/2026
"Ti dirò" è un bellissimo modo per iniziare una conversazione, non trovate? Ci dà subito un senso di vicinanza, vuol dire che condividiamo il contesto del nostro interlocutore.
Ci piace immaginare che così Giorgio Ferrero ha voluto chiamare il suo Grignolino, per intraprendere con chi lo beve una conversazione aperta, spontanea. Un racconto che, dopotutto, parte dalla sua terra, il Monferrato . siamo in Piemonte.
E "spontanea" è proprio la parola chiave.
Giorgio fa partire la fermentazione di questo vino con il metodo del pied de cuve. Per capirci, è come fare il lievito madre, ma per il vino: si raccoglie un po' d'uva qualche giorno prima, la si lascia fermentare con i suoi lieviti indigeni selvaggi, e poi si usa questo mosto per far partire l'intera vasca. Nessun lievito comprato in laboratorio, solo la natura di quel preciso vigneto aiutata da un po' di saggezza contadina.
Il risultato è un Grignolino dritto, scarico nel colore ma con un tannino autentico e profumi di geranio e pepe bianco. Un carattere così rustico e schietto ha bisogno di un botta e risposta alla pari: lo abbiamo accostato alle nostre polpette di ricotta dal cuore di basilico, cotte nel sugo. L'acidità dolce del pomodoro e la freschezza del vino vanno a braccetto, mentre il tannino asciuga perfettamente la morbidezza della ricotta.
Taggate nei commenti la persona con cui vorreste iniziare una conversazione con un bel “Ti dirò…” e poi portatevela al Sine!