09/10/2022
"Se avessi diciotto anni appenderei nella mia camera la fotografia di Hadith Najafi, la ragazza curdo-iraniana ammazzata da un sicario della teocrazia di Teheran perché manifestava senza velo. [...]
Era giovane, era bella, era libera, era diventata un simbolo di grazia e di determinazione grazie ai social. È stata uccisa, come altre ragazze di quelle parti, esattamente a causa delle sue qualità: era giovane, bella e libera, dunque portatrice di sconquasso in quel mondo [...] di sottomissione e di mortificazione. Non so quanti dei nostri figli e nipoti siano al corrente di questo fatto: c’è chi, alla loro età, muore per avere sciolto i capelli. Perché considera l’essere nata donna una fortuna e un vanto, non una galera. E i capelli una bandiera da sventolare, non una vergogna da occultare.
[...]
La libertà, purtroppo, ha ancora bisogno di martiri, Hadith è una di loro e non lo è retoricamente, lo è tecnicamente: è morta piuttosto che piegare la testa" ("L'amaca" di oggi di Michele Serra, su La Repubblica).
Nika Shakarami di anni ne aveva 17. È anch'essa una delle giovani donne coraggio cui è stata tolta la vita per avere smascherato l'orrore di una "moralità" che ravvisa nella libertà femminile una minaccia sociale.
Sembra di rivivere quanto accadeva nel periodo nazista, quando si finiva rinchiuse in un istituto per patologie mentali anche solo se si era reputate ribelli, se non si assecondavano le aspettative sociali contraendo matrimonio e consentendo la prosecuzione delle discendenze, se si veniva deflorate, se si conducevano stili di vita reputati inaccettabili. Tra quelle asettiche mura si veniva "gestite" fino a fare perdere traccia di sé, con il convincente proposito di mantenere l'ordine pubblico e tutelare la moralità dall'onta degli scandali.
La mia solidarietà a tutte le donne del mondo che stanno combattendo, ciascuna a proprio modo, una lotta per l'emancipazione, per la libertà d'espressione e di autodeterminazione.