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Gennaio 2026 La Borgogna é lumache, aglio e senape!La Borgogna é un inverno gelido in collina ma tollerabile in pianura....
26/01/2026

Gennaio 2026

La Borgogna é lumache, aglio e senape!

La Borgogna é un inverno gelido in collina ma tollerabile in pianura.

La Borgogna ha il suo prezzo.

La Borgogna é un terroir interpretato da Pinot Nero e Chardonnay.

La Borgogna è un mosaico.

La Borgogna si degusta oggi con i Village, tra 2 o 3 anni con i Premier Cru e tra 3, 5, 10 anni con i Grand Cru.

La Borgogna sotto i village può essere piacevole ma poco rappresentativa.

La Borgogna è “abbiamo finito il vino”.

La Borgogna è una collina che genera bianchi e rossi Grand Cru variando versante e altitudine.

La Borgogna è stata la mia prima meta di viaggio organizzato con clienti ormai amici.

La Borgogna sono queste leggendarie foto che vedete, uniche, rare e che riescono a rendere questa croce sopra un muretto un’icona mondiale dell’enologia.

Au revoir Bourgogne

Degustare un calice di Pinot Nero Grand Cru di Borgogna è qualcosa da fare almeno una, o forse cento, volte nella vita!Q...
15/11/2024

Degustare un calice di Pinot Nero Grand Cru di Borgogna è qualcosa da fare almeno una, o forse cento, volte nella vita!
Questo perché ogni Climat rappresenta l’espressione di un infinitesimo fazzoletto di terra, tramutato in bottiglia, da differenti domaine.
Il tutto incorniciato da annate che mutano il carattere di questi esclusivi vini nell’arco di un pomeriggio di pioggia rovesciata nel momento sbagliato.
Come si esprimo quindi questi iconici quattro calici?
Li descriverò così!
Grands Échézeaux: intenso come pochi Pinot, eleganza ed equilibrio da vendere, con note di piccoli frutti rossi, viola e un’inaspettata evoluzione di sentori vegetali a cesellare il sorso.
Un calice che emoziona per qualità nel bicchiere e per la storia che tramanda.
Clos-Vougeot: vinificato “naturalmente” necessita di qualche minuto per aprirsi poi… ciliegia, mirtillo, lampone, spezie e cuoio.
È il calice che è evoluto maggiormente.
Latricières-Chambertin: elegante oltremodo poiché non ha ancora raggiunta la prontezza di beva.
Da tenere in cantina per qualche anno per degustarlo al meglio.
Corton-Bressandes: il più terziario di tutti con spiccate note tostate, di fiori e frutta secca abbinato a una lunga, ma davvero lunga, persistenza.
Ho ancora vivido il ricordo della serata, che mi accompagnerà forse per sempre, poiché stappare, versare e poi assaporare tali vini è un’emozione da provare almeno una, o forse cento, volte nella vita di ogni appassionato di vino.

LA MOSELLA ED IL LUSSEMBURGOLa mosella lussemburghese è un territorio vocato per la viticoltura, stretto tra due grandi ...
15/01/2024

LA MOSELLA ED IL LUSSEMBURGO
La mosella lussemburghese è un territorio vocato per la viticoltura, stretto tra due grandi protagonisti del vino mondiale, La Francia e la Germania.
Il Riesling risulta essere uno dei vitigni che mediamente spicca per qualità sebbene stiano trovando spazio anche varietà come il Pinot Bianco o l’Auxerrois ed un certo Pinot Nero che si trova sempre più a suo agio a causa del cambiamento climatico.
Quel che tutti, o per lo meno chi degusta vini Lussemburghesi, ha sicuramente stappato decine e decine di volte però è il loro Crémant.
Uno spumantizzazione nata una trentina di anni fa non per storicità ma per esigenze di mercato che vedevano questo vino sempre più apprezzato nei ristoranti del paese.
Fu così che si cominciò a produrlo in differenti zone sempre con i filari rivolti verso la Mosella.
I protagonisti designati sono francesi, ossia il Pinot Nero e lo Chardonnay.
La rifermentazione sui lieviti avviene dai 12 ai 24 mesi massimo con una media di 18 mesi.
Ben lontani da lunghi affinamenti francesi, ed anche italiani aggiungerei.
Nasce così un vino fresco, floreale e fruttato che all’occasione aggiunge il Riesling per donargli acidità oppure viene lievemente dosato per generare maggiore morbidezza.
Unica nota dolente è la quasi totale mancanza di esportazione che rende tali vini estremamente rari nella nostra pen*sola ma… a febbraio potrebbero esserci delle novità!
Rimanete sintonizzati!
🇱🇺

Correva l’anno 1932E delle antiche vigne allevate da alberello, con una bassissima resa di 30hl per ettaro, venivano ven...
01/12/2023

Correva l’anno 1932
E delle antiche vigne allevate da alberello, con una bassissima resa di 30hl per ettaro, venivano vendemmiate nel feudo di Mazzaronello, oggi zona di Vittoria della provincia di Ragusa.
L’agricoltura dell’epoca si sosteneva sulla mezzadria ed un volta decaduta tale consuetudine contrattuale si decise che la vendemmia del 1932 di Frappato, Calabrese e Grossonero dovesse essere l’ultima e che dovessero essere estirpate tutte le vigne poiché poco redditizie.
Il mosto del nostro vino poco se ne curava e per donargli ancora maggior struttura, durante la fermentazione, venne aggiunto del vino cotto.
Il vino venne messo a riposare in grandi botti per essere poi dimenticato per ben mezzo secolo.
Le sfortune per lui susseguirono numerose poiché la famiglia nobiliare che lo creò dovette vendere ogni singolo ettaro, nessuno lo voleva perché troppo vecchio e chi lo assaggiava ne rimaneva estasiato ma era difficile da commercializzare poiché erano fin troppi litri!
Ebbene sì, erano nove grandi botti, non due barriques!
Un giorno di fortuna però arrivò e Veronelli e Cavallari (Grattamacco) lo degustarono.
Ne rimasero sorpresi poiché un velo di flor aveva mantenuto questo vino integro, quasi etereo.
Ma parliamo degli anni ‘80!
E al 2023 come ci è arrivato?
Al naso ricorda sentori di caramello, tabacco, fiori secchi ma soprattuto mandorla e nocciola tostata.
Per portarlo al palato però necessita di qualche minuto di ossigenazione per sprigionare incredibilmente le esatte note sentite al naso più una insospettabile acidità che mi sussurra: Ehi! Guarda che sono ancora vivo!
Questa è davvero una sorpresa, una storia ed una degustazione incredibile che terrò per sempre a mente.
Il mondo del vino è pieno di narrativa alle volte fin troppo autoreferenziale ma aver voglia di riportare alle mie labbra un calice di vino di 91 anni perché si abbina perfettamente ai datteri ed al cioccolato alle mandorle da me appena addentato è qualcosa che non mi sarei mai davvero aspettato!
Fino a sabato lo troverete in degustazione e penso che non sia necessario aggiungere altro, o forse si…
#1932

I DONI DELL’ETNAVisitare cantine mantenendo sempre lo sguardo fisso verso un vulcano attivo è qualcosa di singolare quan...
06/09/2023

I DONI DELL’ETNA
Visitare cantine mantenendo sempre lo sguardo fisso verso un vulcano attivo è qualcosa di singolare quanto unico.
Ed è così che si scopre che:
- Il sistema di allevamento ad alberello Etneo, che distanzia ogni pianta un metro dall’altra, venne inventato dai romani così si era certi di avere 10.000 piante per ettaro.
- Il nome Nerello Mascalese viene dal vino, dal colore non proprio nero, dell’antica contea di Mascali.
- A nord dell’Etna si coltivano i rossi da Nerello Mascalese in prevalenza la cui doc arriva fino a 900 metri (ed è stata fortemente colpita dalla peronospora questo anno).
- Ad est e sud dell’Etna si coltiva prevalentemente Carricante la cui doc arriva fino a 1000 metri (ed è stata poco colpita dalla peronospora perché i vigneti guardano al mare e la sua brezza marina li ha mantenuti salubri).
- Avendo altitudini importanti e grandi escursioni termiche i vini hanno sempre una sferzante acidità ed una qualità media davvero molto alta.
- Il terroir è sempre vulcanico ma la grana della colata varia in base all’epoca in cui venne generata e…
Meglio fermarmi al momento poiché posso ben capire per quale motivo molti esperti hanno scritto numerosi libri su questo paesaggio ancora intatto.
Vi aggiungo solo che le porte delle abitazioni nei paesi hanno ancora le chiavi attaccate e che negli anni ‘90 solo 6 cantine imbottigliavano vino, oggi sono circa 400.
Al prossimo post Etneo!

PERPETUOCi sono vini generati da leggende e questo ne è uno dei protagonisti più celebri.La storia dello Château d’Yquem...
13/06/2023

PERPETUO

Ci sono vini generati da leggende e questo ne è uno dei protagonisti più celebri.
La storia dello Château d’Yquem risale al 1593 quando già all’epoca si producevano vini di livello.
Il 1847 però è la data che segna la nascita del più celebre dei vini muffati.
Il conte Bertrand Lur Saluces era solito presenziare la vendemmia allo Château e, tornando tardivamente dai suoi impegni in Russia, non permise ai suoi contadini di vendemmiare il millesimo 1847 nonostante di grappoli avessero raggiunto la piena maturità.
Una volta ritornato gli acini erano ormai stati attaccati da quella oggi noi conosciamo come Botrytis cinerea (muffa nobile) e preso da un mix di sconforto e curiosità decise ugualmente di vinificarlo.
Il risultato sappiamo tutti quale sia stato e che le leggende nascondano sempre una buona dose di fantasia e verità è altrettanto noto.
Quello che però so con certezza è che questo vino ha deliziato i partecipanti di diversi banchetti delle casate reali europee nei recenti duecento anni poiché tutti gli storici menù, archiviati in differenti musei, riportano costantemente il suo nome.
Ma come è questa 2016?
Tre anni di affinamento in bottiglia sono stati sufficienti per apprezzarlo appieno?
Posso dire che l’equilibrio domina questo calice, tensione acida e morbidezza non si sovrastano.
I sentori di datteri, miele, albicocca, camomilla, cannella, arancia candita e davvero tanto altro sono sempre netti e ben delineati.
Tanto che prima di berlo l’ho portato al naso numerose volte poiché il suo bouquet era talmente ampio da donare nuove sfumature odorose ad ogni roteazione di calice.

Rimango dell’idea che Château d’Yquem vada assaggiato almeno una volta nella vita (meglio anche due o tre!) ed io ringrazio il mio amico Gabriele per avermi portato tale sorpresa in una piovosa mattinata di Giugno.
#2016

BAKU PER ME       Sono ormai passate due settimane da quell’aereo che, alle ore 4:55, partiva dall’aeroporto di Baku dir...
17/02/2023

BAKU PER ME
Sono ormai passate due settimane da quell’aereo che, alle ore 4:55, partiva dall’aeroporto di Baku direzione Francoforte.
Sono stati quattro giorni in cui ho scoperto davvero un nuovo mondo, ad esempio:
-In Azerbaijan ci sono 17.000 ettari vitati con una decine di cantine.
Va da sé che ogni cantina ha diverse centinaia di ettari da gestire.
-In Azerbaijan, nel 1985 però, vi erano più di 300.000 ettari vitati!
Peccato che Michail Gorbačëv decise di distruggerne ben 250.000 per combattere l’alcolismo nell’Unione Sovietica.
(Per intenderci l’Italia ha ad oggi 600.000 ettari circa)
-In Azerbaijan gli odierni vini hanno radici italiane e francesi!
Le barbatelle sono prese da Rauscedo in Friuli o da Guillaume in Francia, gli enologi sono italiani o francesi, la botti sono italiane e francesi e può capitare facilmente di degustare un Moscato come un Merlot.
-In Azerbaijan ci sono anche differenti varietà autoctone come il Madrasa ed altri 450 vitigni scarsamente utilizzati. Questo accade perché…
-In Azerbaijan i mercati di riferimento sono Russia e Cina, dove i vitigni internazionali hanno sicuramente più estimatori.
-In Azerbaijan i vini sono sempre molto eleganti, puliti, ben fatti direi. Nessuna sfumatura orange come nella vicina Georgia.
-A Baku poi: si beve sempre il loro tè (ottimo tralaltro) e si mangia il loro yogurt, come se fosse la nostra pausa caffè.
-A Baku vi sono quattro tipi differenti di architettura: medievale araba, europea stile ‘800, sovietica e contemporanea con grattacieli davvero avveniristici.
Ma quello che ricorderò più di tutto saranno le due serate degustazione che ho tenuto di fronte a persone davvero appassionate di vino, che parlavano una lingua per me incomprensibile, ma che un calice è riuscito a connetterci immediatamente.
Non finirò mai di ringraziare Zaka, Murad e Samira per questa bellissima esperienza che siamo riusciti ad organizzare e chissà, forse ce ne sarà un’altra!
A presto Baku, un giorno o l’altro ne sono sicuro, ci rivedremo.

Taurasi 2027 Questo è un filare di Aglianico della tenuta di Quintodecimo a pochi passi dalla porta d’ingresso della sua...
08/10/2022

Taurasi 2027
Questo è un filare di Aglianico della tenuta di Quintodecimo a pochi passi dalla porta d’ingresso della sua cantina.
Era agosto quando ho impresso sul sensore gli acini già ben coloriti del Taurasi ed è proprio in questi giorni che è iniziata la sua vendemmia.
Il 2022 è stato estremamente caldo e siccitoso e questo ha portato, in molte zone, ad avere una buona annata per la quasi totale assenza di “malattie” le quali necessitano di una certa quantità di acqua ed umidità per proliferare.
Ciò è molto importante perché la severa selezione che viene fatta da Luigi Moio, titolare ed enologo della cantina, porta sempre a scartare molti dei suoi acini.
Il padre, fondatore di cantine Moio, ogni volta che vede all’opera suo figlio esclama
“Ci credo che i tuoi vini vengono bene, butti via tutto!”
Questo fa capire quanto in vigna si decida già il destino di un vino e chissà se questo grappolo oggi sarà stato promosso per la vinificazione.
La risposta probabilmente non la sapremo mai, però sono fiducioso poiché alla vista già si presentava ottimamente (altrimenti non sarebbe divenuto il soggetto di questo post)
Non ci resta quindi che aspettare il 2027, quando tali acini saranno divenuti un ottimo calice di Taurasi Riserva 2022 di vigna Quintodecimo.

Guida allo Chardonnay Vorrei prendere un calice di Chardonnay ma quale scegliere tra migliaia di etichette?Se volessi un...
17/07/2022

Guida allo Chardonnay
Vorrei prendere un calice di Chardonnay ma quale scegliere tra migliaia di etichette?
Se volessi un vino fresco, con sentori di mela verde ed una buona mineralità, guarderei a climi freddi come la Chablis ad esempio.
Se invece lo desiderassi un po’ più fruttato, con sfumature di pesca e mela gialla, allora andrei verso un clima più temperato come quello italiano ed in parte la Borgogna.
Questo perché se ricercassi intensi aromi di ananas e mango dovrei rivolgermi più alla California o l’Australia.
Perché vado così lontano dall’Europa?
Perché al primo posto per ettari vitati a Chardonnay c’è ovviamente la Francia (basti pensare solo alle bottiglie di champagne prodotte) mentre al secondo ed al terzo ci sono proprio la California e l’Australia.
Noi stazioniamo al quarto posto, con largo distacco, ma grazie alla Franciacorta ed il TrentoDoc superiamo di 4000 ettari il Cile.
Nel frattempo io mi oriento verso uno Chardonnay friulano con un’equilibrata nota fruttata, sentori di vaniglia, spezie ed una buona morbidezza (indicatori di un passaggio in legno e malolattica svolta) ed il Ronco basso 2020 di Ronco dei Gnemiz fa proprio al caso mio!
Chissà quale altro Chardonnay stuzzicherà il mio interesse la prossima volta…
#2020

1999“Un bianco del 1999 può essere ancora buono?” “Certo!”Questa è la domanda più frequente che sento quando mostro la b...
04/01/2022

1999

“Un bianco del 1999 può essere ancora buono?” “Certo!”
Questa è la domanda più frequente che sento quando mostro la bottiglia di Grand Regnard 1999, uno Chablis ideato dal Baron Patrick de Ladoucette nel 1992.
Difatti questa etichetta racchiude i migliori filari della Maison e la singolare forma della bottiglia esalta ancor di più la storia della Chablis.
Ma come può un vino bianco di più di venti anni mostrare ancora una spiccata mineralità, facendo fuoriuscire dal calice intense note di mela cotta e buccia d’arancia essiccata?
Una volta terminata la vinificazione la bottiglia si è coricata per anni, al buio e con umidità e temperatura costante.
Ciò rallenta e stabilizza l’evoluzione del vino.
L’annata 1999 si è rivelata ottima nella Chablis donando una notevole acidità, quindi longevità, ai suoi vini.
Inoltre le bottiglie vengono analizzate dalla maison prima di essere messe in commercio e viene sostituito il loro tappo ormai maggiorenne.
Il colore giallo dorato svela ad un occhio esperto i suoi veri anni ed al palato sentori di albicocche secche e note vanigliate regalano un’esperienza sia unica che rara!
Spero che sempre più produttori possano far propria questa sfida contro il tempo che, se vinta, ci farà esclamare sempre più spesso
“Non sembra affatto un vino che ha 23 anni!”
#1999

TRENTUNESIMO GIORNOÈ passato un mese dall’apertura e…Quando entro al mattino mi avvolge ancora un aroma di legno nuovo: ...
13/09/2021

TRENTUNESIMO GIORNO

È passato un mese dall’apertura e…
Quando entro al mattino mi avvolge ancora un aroma di legno nuovo: ora capisco cosa prova il vino dentro una barrique.
Gli elettrodomestici hanno già avuto modo di ribellarsi ma sono stati prontamente riparati.
Ho ordinato vino, vino ed ancora vino! con l’aggiunta di diversi distillati.
Sono ancora alla ricerca della playlist perfetta da far risuonare nel locale per intrattenere bottiglie e clienti.
Ogni persona che entra si ritrova a discorrere con me di vino per un minimo di un quarto d’ora ed un massimo che non voglio rivelarti.
Le serate degustazione ed i tour in cantina stimolano la fantasia di chi le sente solo accennate.
C’è una macchina che produce nuvole in cantina: ho servito in passato un Selosse fermo e non voglio ripetere l’esperienza.
Alcune etichette, appena messo fuori il collo dalla cantina, terminano ad una velocità prossima a quella della luce.
Mi accorgo che l’enoteca cambia ogni giorno ed io, con lei, capisco a poco a poco di aver realizzato un mio sogno.


Indirizzo

Rome
00193

Orario di apertura

Lunedì 14:00 - 20:00
Martedì 09:30 - 20:00
Mercoledì 09:30 - 20:00
Giovedì 09:30 - 20:00
Venerdì 09:30 - 20:00
Sabato 09:30 - 20:00

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