19/06/2021
Una settimana a fare servizio di ordine pubblico. A schivare cocci di bottiglia, a temere le risse, a tenere lontani centinaia di vandali 16enni ammassati e ubriachi, con le loro bottiglie comprate al supermercato (non certo da noi). A vedere i nostri clienti fuggire, o ad essere costretti a a pagare vigilantes per proteggerli dal caos dilagante. A correre trafelati per supplicare le Forze dell’Ordine, per sentirci rispondere “non possumus” allargando le braccia e lasciando la piazza in mano al caos.
Questa è la vita della “piazza della movida”: f***e impazzite ubriache di alcolici comprati altrove, e i locali in regola che non riescono a lavorare.
Poi arriva venerdì, e la piazza si riempie di volanti, cellulari, municipale. Grazie, finalmente siete venuti, forse siete un po’ troppi ahem, ma meglio che niente… forse oggi i vandali staranno alla larga.
E invece. Invece lo spiegamento di forze era per noi: la municipale è scesa dalle auto, e ha iniziato a misurare i tavolini. Dopo una settimana di delirio e abbandono completo si sono palesati solo per fare le multe a noi, portandosi dietro anche i rinforzi tante volte qualche incredulo protestasse.
Appena un mese fa, le forze dell’ordine cacciavano via i 4 gatti in piazza perché facevano “assembramento”. Oggi, è permessa la guerriglia urbana ma non i tavolini fuori posto. Quando certi complottisti ci dicevano che c’è un disegno per costringerci a dar via i locali alla camorra abbiamo sempre riso: ora ridiamo un po’ meno. In 15 mesi di sofferenze, abbiamo visto solo ed esclusivamente ostacoli al nostro lavoro, a volte assurdi ed inspiegabili come in questi giorni. Restiamo in vita per ostinazione, e questa ostinazione forse non piace.
Ogni volta speriamo che sia l’ultima follia, e invece ce n’è sempre un’altra: da domani chiudono la piazza. Motivo? Arrivano i tifosi del Galles, che portano la “variante Delta”. E invece di chiudere l’aeroporto a gente tanto contagiosa che se ne va a spasso per tutta Roma, i giornali lanciano l’”allarme movida”. Come se il nostro lavoro fosse un virus, come se noi fossimo un virus. Chissà, forse lo siamo… visto quanto insistono nel cercare di debellarci.