16/07/2023
Questa è la storia di Ugly 🐱
un gattino randagio che non era mai stato abbastanza amato da trovare una famiglia, per via del suo aspetto trasandato che dava l’impressione di un gatto malato e sporco.
Erano state proprio le persone del quartiere a chiamarlo Ugly (brutto).
“Tutti dicevano di non toccarlo perché era brutto, sporco e malato ma a me Ugly ha dato una lezione di vita che non potrò mai scordarmi”.
Aveva perso un occhio, gli mancava un orecchio e probabilmente doveva essersi rotto una zampa che si è poi cicatrizzata in una posizione innaturale che gli dava uno strano aspetto quando camminava.
Ugly era un gatto soriano con il corpo ricoperto di cicatrici.
Forse era per tutti questi motivi che i genitori mettevano in guardia i loro figli, dicendo loro di non avvicinarsi al gatto, forse era per via del suo aspetto che gli lanciavano le pietre, gli buttavano l’acqua e lo allontanavano dalle loro case.
Ma Ugly era molto mite con le persone, non reagiva mai e non scappava, se ne stava sempre lì in attesa che la gente si stancasse di bagnarlo o si stufasse di cacciarlo. Sempre alla ricerca di una carezza, sempre con la speranza di un gesto d’amore nei suoi confronti.
Io viaggiavo molto per lavoro, se non fosse per questo, lo avrei potuto prendere con me, ma non potevo occuparmi di lui, e sinceramente sembrava felice di essere libero.
Una mattina però Ugly si è avvicinato ad un Husky, probabilmente con le sue solite fusa in cerca di affetto.
L’animale però ha reagito molto male e dopo aver sentito il grido straziante di Ugly, l’ho trovato a terra in una pozzanghera di sangue.
Questa volta sembrava che fosse la fine per lui. La parte bassa del suo corpicino e le sue zampe erano rigirate su se stesse in una posizione innaturale e una lacrima scendeva dal suo unico occhio dorato.
L’ho preso in braccio, volevo portarlo a casa, chiamare aiuto, ma ho sentito il suo respiro affannoso e ho capito che stava lottando per restare in vita. Sicuramente stava soffrendo tantissimo e mi sentivo completamente impotente.
Poi ho sentito mordicchiare l’orecchio, era Ugly, nonostante il dolore cercava affetto, cominciò a fare le fusa e mise la testa sul palmo della mia mano, come se avesse cercato di sentire il calore di un abbraccio per una vita intera e ci fosse appena riuscito, come se in quegli ultimi attimi di vita avesse ottenuto quello che tanto bramava, l’affetto e l’attenzione di una persona.
Mi ha guardato con quel suo unico occhio e in quel momento ho pensato che il gatto che tutti reputavano “brutto” in realtà fosse l’essere più bello e amorevole che avessi mai tenuto tra le mie braccia.
Ha cercato affetto fino all’ultimo respiro, prima di spegnersi tra le mie mani. In quel momento l’ho tenuto ancora stretto al petto mentre pensavo a quanto un piccolo gatto pieno di cicatrici avesse cambiato la mia percezione di ciò che è la purezza di un essere.
Ugly mi aveva insegnato in pochi minuti, di più sull’amore, sulla compassione e sul desiderio di aiutare gli altri di quanto non avesse mai fatto nessun libro, nessuna lezione o nessun programma e di questo gli sono grato...