28/04/2021
Il 28 aprile 2017 scrissi queste parole, oggi le ho riviste e corrette e mi sento di condividerle ancora perché ieri una mia allieva di 8 anni mi ha detto:
" domani c'è vacanza "
E io: " e perché c'è vacanza?"
E lei: "Boh!"
"Sa die de Sa Sardigna " è una ricorrenza che mi mette addosso molta tristezza.
Il primo motivo è che la stra grande maggioranza dei sardi non ha la più pallida idea di cosa sia successo quel giorno del 1794 ma di questo non se ne può fare di certo una colpa.
Per eliminare l'identità a un popolo uno dei passaggi fondamentali è sradicare la storia e per farlo la si cancella dai programmi ministeriali. A scuola la Storia della Sardegna non esiste o se esiste è grazie a qualche professore temerario, per questo abbiamo intere generazioni che ignorano totalmente il loro passato, dall' epoca dei nuragici, passando per i giudicati, fino ad arrivare al regno "sardo" , ma soprattutto piemontese. Il risultato è un popolo senza radici e senza radici, si sa, la pianta muore. Per non parlare della lingua, in Sardegna si parla troppo del sardo e poco in sardo.
E infatti la nostra cultura sta morendo nell'indifferenza di noi che siamo circondati di bellezza e possibilità ma non le vediamo.
Pochi conoscono la storia di quando, per esempio, i francesi volevano conquistarci e non sanno della prova di grande valore che mostrarono i sardi per difendersi dall'attacco francese di poco precedente a Sa Die, attaccarono da Carloforte, ma furono respinti. Così garantirono il governo ai piemontesi che per "ripagarli" rifiutarono ogni istanza per migliorare le disastrose condizioni di vita nell'isola.
" corrudus e apaliaus ".
Questo fu uno dei motivi della rivolta contro i piemontesi, le richieste inascoltate, l'arretratezza economica e sociale.
Un altro motivo di enorme tristezza per me è che, in fondo, con Sa die, c'è poco da festeggiare... perché nonostante la rivolta cagliaritana portó alla fuga il viceré Balbiano e molti nobili piemontesi risiedenti a castello ( venivano riconosciuti con "nara cixiri !" Chi non lo sapeva dire, veniva imbarcato) i ricchi cagliaritani progettavano il loro rientro a suon di tornaconto personale, barattando la loro posizione privilegiata con la libertà del popolo. Mi ricordano la classe politica sarda, trasversale eh! Destra e sinistra. Così, mentre il grande Angioy risaliva verso nord per liberare il resto dell'isola, i nobili cagliaritani già ripresero gli accordi per far tornare i piemontesi e vanificare la rivolta.
Quindi i piemontesi tornarono e ci rimasero.
Mi fa tristezza che la famiglia infame dei Savoia abbia dedicate le principali strade e piazze a eterno ricordo di quanto siamo un popolo di sottomessi e ignoranti. Una stirpe, quella savoiarda, che solo dolore e umiliazione ha portato in quest' isola.
Ma noi abbiamo il loro nome sopra la nostra testa, ovunque.
E non sappiamo neanche quanto male ci hanno fatto, quindi, ci va bene tutto.
Mi fa tristezza che un uomo come Giovanni Maria Angioy sia totalmente sconosciuto, un illuminato che ha tentato con ogni sua forza di eliminare il feudalesimo in Sardegna e dare dignità al suo popolo. Un uomo costretto all'esilio ma, che è ancora peggio, all'anonimato, mentre noi portiamo i bambini in gita a Caprera a visitare la tomba del mercenario Garibaldi, il " libertatore" del sud Italia, mandato per punizione in Sardegna.
Mi fa tristezza che di un canto come "Procurare e moderare " dell'ozierese Mannu, definito "La marsigliese sarda " , colonna sonora de Sa Die, stampato clandestinamente in Corsica e diffuso in Sardegna con grande pericolo, non ne sappiamo nulla. Io vi prego di leggerlo, ha un testo commovente, che tocca le più profonde corde dell'anima e risveglierebbe le coscienze del più sordo dormiente.
Ma noi no, non lo conosciamo.
E la felicità di un popolo passa dalla coscienza, dalla consapevolezza, un popolo che non sa, non crescerà mai.
I dati dell'emigrazione, la disoccupazione, l'abbandono scolastico, la crisi economica di quest'isola, non mi stupiscono affatto.
E l'essere governati attualmente da una classe dirigente totalmente inetta, incapace, inadatta e irresponsabile, è il termometro dello stato di coscienza dei sardi.
Coscienza inesistente.
Vedete, non è il Covid, non è la crisi economica, a terrorizzarmi è la crisi culturale di questa terra, è il non avere prospettiva perché si ignora il passato.
Concludo questo inutile e noioso monologo con le parole del grande Angioy:
"Malgrado la cattiva amministrazione, l'insufficienza della popolazione e tutti gli intralci che ostacolano l'agricoltura, il commercio e l'industria, la Sardegna abbonda di tutto ciò che è necessario per il nutrimento e la sussistenza dei suoi abitanti. Se la Sardegna in uno stato di languore, senza governo, senza industria, dopo diversi secoli di disastri, possiede così grandi risorse, bisogna concludere che ben amministrata sarebbe uno degli stati più ricchi d'Europa, e che gli antichi non hanno avuto torto a rappresentarcela come un paese celebre per la sua grandezza, per la sua popolazione e per l'abbondanza della sua produzione. »
Questo lo diceva Angioy a fine '700 ed è ancora così incredibilmente attuale.
E pure io, nonostante tutto, a una Sardegna sovrana, evoluta e più felice, ci credo.
Insomma, io, una Sardegna indipendente, la sogno ancora.
Auguri ai sognatori