12/06/2019
Porto Venere
(Paolo Sorice)
Su questi scogli
rubavo granchi,
per farne piatti
da vendere ai turisti.
Ho negli occhi Porto Venere
con i suoi gatti, i suoi colori,
i suoi amori.
Abbiamo calpestato
i tuoi carruggi
di notte, da soli.
E l’odore
del pane saliva.
Su un palcoscenico di stelle
è sorto il golfo dei poeti.
Qui, dietro i monti,
le lucciole, di sera,
fanno strada sui sentieri.
Ho negli occhi Porto Venere,
qui mia madre è nata,
qui le donne hanno i fianchi stretti.
Abbiamo bevuto
un mare di grappa
guardandolo dalla grotta,
con le sue onde scure,
con le sue creste bianche.
Non abbiamo
comprato ricordi
perché da venderne ne avevamo,
guardando vecchi velieri,
saltando tra una gomena e l’altra.
Qui esperti tuffatori
avrebbero di che divertirsi
pensavo dentro.
Ho negli occhi Porto Venere
con le sue case,
con le sue voci,
con le sue labbra bianche dal sale.
Nido di corsari,
nido di pirati!
Dove il marmo
si mischia con il cielo,
quando il cielo è grigio,
quando il cielo è chiaro.
Ho aperto cento porte
di vecchie stamberghe,
ho sceso mille gradini
di malfamate osterie.
Ho vissuto in altri luoghi
ma...
con un po’ di:
Porto Venere negli occhi.