29/05/2026
ALESSANDRO BIANCHI, CHIAMATELO PURE 'ESTERNO A TUTTA FASCIA'
Colpevolmente dimenticato, anche quando si parla dell'Inter dei record è forse il giocatore meno citato. Personalmente impazzivo per Alessandro Bianchi dai tempi di Cesena e quando uscì la notizia del suo acquisto da parte dell'Inter ero convinto che sarebbe stato un colpaccio di mercato. Lo fu a tutti gli effetti, ma quella campagna acquisti dell'estate del 1988 è una delle migliori della storia nerazzurra, difficile dire quale fu il pezzo più importante perché lo furono tutti.
Sono cresciuto con una idea precisa della 'maglia numero 7'. Mi piacevano le ali fantasiose come Franco Causio o Bruno Conti e, in anni successivi, ero un dichiarato fan di Checco Moriero.
Eppure se faccio un paragone con il calcio di oggi, dove i 'nostalgici cronici' non voglio nemmeno sentir citare termini come 'esterno a tutta fascia', non posso non evidenziare che Alessandro Bianchi era quel tipo di giocatore, un vero precursore del ruolo. Il fatto che unisse nella stima due allenatori con idee calcistiche distanti come Giovanni Trapattoni e Arrigo Sacchi la dice lunga.
Nell'Inter del Trap, Bianchi presidiava l'intera corsia permettendo a Andy Brehme di spingere a sinistra e bilanciando la squadra in fase di non possesso. Spiccava per doti atletiche e facilità di corsa, doti fondamentali per il moderno "tutta fascia". Per cui oggi Bianchi potrebbe un esterno destro in un modulo che prevede la difesa a tre, ne possedeva tutte le caratteristiche.
Sorrido amaramente quando leggo 'fu una meteora', 'si spense presto' o, addirittura 'sopravvalutato'. E il sorriso svanisce quando i commenti o i post su Bianchi arrivano da soggetti che, avendo già una certa, dovrebbero averlo vissuto. Di certo nel 1994 Sacchi non lo avrebbe lasciato a casa per i Mondiali, ma quel treno Alessandro lo p***e nella stagione 1992-93 quando la sua carriera venne compromessa da un gravissimo infortunio muscolare. Bianchi subì il distacco e lo strappo contemporaneo di 4-5 muscoli della coscia destra. L'infortunio ne compromise la velocità e l'elasticità muscolare. Tornò in campo ma non riuscì ad esprimersi sui livelli delle prime stagioni in nerazzurro. Per cui l'arco di tempo in cui si espresse probabilmente al massimo delle sue potenzialità (e fu davvero notevole) divenne soltanto un ricordo.
La domanda che mi pongo spesso è il perché non sia mai citato quando si parla delle grandi ali destre italiane del passato e la risposta è evidente. In quell'epoca Bianchi era un'ala atipica, lontana dall'estro dei citati Causio e Conti, meno appariscente di un Roberto Donadoni (anche lui comunque piuttosto avanti per il ruolo all'epoca).
Oggi riguardandolo ne faccio davvero un ponte tra il calcio di fine anni '80 e primi anni '90 e quello attuale, a dimostrazione che in fondo il calcio non è stato stravolto ma semplicemente si è evoluto. In meglio o in peggio? Per certi versi sia l'uno che altro.
Personalmente trovo un delirio esaltare alcuni onesti mestieranti delle epoche passate sostenendo che oggi sarebbero stelle di livello internazionale, ma trovo ugualmente delirante vedere calciatori attuali che azzeccano due stagioni di fila, con ancora un'intera carriera davanti, e vengono inseriti nelle famigerate 'Top 11 di tutti i tempi'.
Ma ci sono giocatori che vanno bene per tutte le epoche e Alessandro Bianchi è uno di questi calciatori.
(M.C.)