24/04/2026
Per non dimenticare.
Il 25 aprile e Silvano Fedi.
Tra storia e retorica della pacificazione, una distinzione che non può essere cancellata.
Il 25 aprile non è una data come le altre del calendario delle ricorrenze civili.
È il giorno della Liberazione, quello in cui le città del Nord insorgono e si liberano dall’occupazione nazista e dal regime fascista repubblichino.
È la fine di una guerra di Resistenza combattuta a fianco degli Alleati.
È il momento simbolico in cui il Paese riconquista la libertà e con essa la propria dignità.
Questa storia ha tempi e luoghi diversi.
A Pistoia, la liberazione arriva l’8 settembre 1944, dopo mesi di occupazione, rastrellamenti e violenze: l’eccidio di piazza San Lorenzo, la fucilazione dei quattro ragazzi della Fortezza, e, più in generale, le stragi e le deportazioni che hanno segnato il territorio pistoiese.
È a partire da questi fatti che va considerato il tema della cosiddetta “riappacificazione”, tornato nel dibattito pubblico.
Non perché si debba negare la complessità di quella stagione e la pietà ai morti della Repubblica Sociale.
Ma perché quella complessità e la compassione non possono cancellare le responsabilità.
Responsabilità precise: di una guerra di conquista scatenata a fianco di Adolf Hi**er, delle guerre coloniali in Africa, delle leggi razziste, della deportazione degli ebrei nei campi di sterminio, dell’occupazione e della violenza esercitata contro la popolazione civile.
Dentro questa storia stanno le scelte di chi si oppose.
Tra queste, la scelta di Silvano Fedi.
Il 25 aprile è anche il giorno della sua nascita, avvenuta il 25 aprile 1920: una coincidenza che lega in modo stretto questa ricorrenza alla storia di Pistoia.
La scelta di Silvano Fedi non nasce con l’8 settembre 1943. È antifascista fin dagli anni del liceo, quando matura la propria formazione libertaria e prende contatto con gli ambienti anarchici pistoiesi, tra i pochi ad opporsi apertamente al regime.
Arrestato già nel 1939 dal Tribunale speciale, dopo l’armistizio costituisce le Squadre Franche Libertarie, formazione autonoma dal CLN, che opera tra città e campagna con azioni audaci e spesso decisive.
Tra l’ottobre 1943 e il giugno 1944 guida ripetuti assalti alla Fortezza Santa Barbara, sottraendo armi e rifornimenti ai nazifascisti; organizza un'azione contro la Questura e contribuisce alla liberazione di prigionieri destinati alla deportazione.
Il 29 luglio 1944, nei pressi della Croce di Vinacciano, cade in un’imboscata tesa da soldati tedeschi, insieme al compagno Giuseppe Giulietti. Aveva ventiquattro anni.
Anche nel ricordo di Silvano Fedi e di tutti coloro che hanno sacrificato la vita nella lotta di Liberazione, la riappacificazione con il fascismo non è ammissibile, così come non è ammissibile la parificazione tra i caduti della Resistenza e i caduti della Repubblica sociale.
La Costituzione della Repubblica Italiana nasce dalla Resistenza, non da una memoria indistinta, ma da una rottura.
Per questo il 25 aprile non è soltanto memoria.
È responsabilità verso la verità dei fatti, verso chi è morto per liberare l’Italia dai nazifascisti, come Silvano Fedi.
Ed è responsabilità verso la Costituzione, che da quella storia nasce e continua a indicare il confine entro cui si riconoscono la democrazia e il percorso della sua piena realizzazione.
Buon 25 aprile!