Apicoltura Biologica Sala Danna

Apicoltura Biologica Sala Danna L'azienda apistica Sala Danna produce prodotti apistici biologici di ottima qualità con l'esperienza, l'attenzione e il rispetto di almeno tre generazioni.

08/09/2025

EMILIO

[Ci ho pensato a lungo, se fosse il caso o meno, perché dei morti non si parla male, e qui dirne bene è difficile. Ma Emilio Fede ha segnato un'epoca e merita anche lui la sua cerimonia degli addii. Non mi piaceva, come è ovvio, ma mi sono contenuta cercando anche il buono che, come per tutti, c'era. Contenetevi pure voi nei commenti, quale che sia la vostra opinione]

Ti chiamavi Emilio. Emilio Fede. E sei morto oggi.

Rien ne va plus. Les jeux sont faits.
Ma il gioco, in realtà, era finito da tempo.
Il tuo tempo.

Sei stato un giornalista.
Poi un direttore.
Poi un direttore che faceva finta di essere giornalista.
Infine, un personaggio che faceva finta di non fare finta.
Una matrioska di ruoli, servilismo e teatro, perfettamente italiana.

Hai cominciato in bianco e nero, quando il giornalismo aveva ancora cravatta e pudore.
Hai attraversato l’Africa con le note spese allegre, sei arrivato al TG1, e poi sei scivolato dolcemente. ma neanche troppo, nelle braccia del tuo vero amore: la televisione commerciale.

Avevi cominciato da cronista vero, tra tribunali e inchieste, con quella voce già roca e un’eleganza di provincia che cercava spazio nei salotti buoni della televisione.
Ti sei fatto largo con mestiere, con ambizione, con furbizia.
Hai attraversato la Rai pedagogica e severa, l’Africa degli inviati speciali e dei soprannomi maliziosi (“Sciupone l’Africano”), le redazioni con le macchine da scrivere e i taccuini veri.
Poi sei diventato qualcosa d’altro.
O di qualcun’altro.

Il salto lo hai fatto quando hai smesso di raccontare i fatti, e hai cominciato a raccontare te stesso.
Ogni sera. Per anni.
Dal tuo pulpito serale, con lo sguardo un po’ liquido e il tono da cabarettista disilluso, hai trasformato il TG4 in un monologo travestito da notiziario.
Non sempre informavi.
Ma intrattenevi.
Non sempre dicevi la verità.
Ma eri autentico nel tuo ruolo: partigiano, devoto, dichiaratamente schierato.

Hai amato il potere come si ama una figura paterna: con un misto di adorazione, terrore e bisogno.
Hai detto “Presidente” come altri direbbero “Signore”.
E se Berlusconi era il Sole, tu eri una delle lune, riflesso fedele e sempre in cerca di luce.

Non hai mai finto di essere super partes.
Non hai mai fatto appello a una finta oggettività.
E questo, paradossalmente, ti ha reso meno ipocrita di tanti altri.
Come disse di te Cofferati, con una lucidità inaspettata:
“La sua è un’informazione di parte, ma senza infingimenti.”

Hai vissuto nel culto del riflettore.
E l’hai meritato, almeno per un po’.
Perché non si resta in onda per quarant’anni per caso.
Ci vogliono mestiere, disciplina, una certa dose di sfacciataggine, e un istinto infallibile per ciò che funziona in video.

Sbagliavi i nomi apposta.
Sorridevi quando avresti dovuto tacere.
Difendevi l’indifendibile.
Ma non sei mai stato grigio.
Mai noioso.
Mai invisibile.

Poi è finita.
Com’è giusto che finisca tutto ciò che appartiene al tempo.
Ti hanno congedato dal video senza troppa grazia.

Poi è arrivata la caduta.
Brusca, scomposta, a tratti grottesca.
Il licenziamento, le valigette, le inchieste, i processi, Ruby.
Ti sei incartato nella tua stessa maschera.
Non c’era più bisogno di te.
Il circo si era evoluto, e tu eri rimasto lì col trucco sbavato.

Hai continuato a cercare la scena, ma la scena non cercava più te.
E allora ti sei seduto, con la giacca stirata, e hai aspettato.
Forse un ritorno.
Forse una telefonata.
O forse solo un po’ di attenzione.

Ora sei morto.

Ti chiamavi Emilio. Emilio Fede.
Nato a Barcellona Pozzo di Gotto, figlio del dopoguerra e dell’ambizione, cresciuto a cronaca giudiziaria e cene romane.
Avevi sposato una donna paziente, figlia di un potentissimo, e da lì in poi eri diventato anche “genero di prima necessità”.
Hai inventato soprannomi cattivi, gag involontarie, rubriche semiserie e servizi drammatici.
Hai sbagliato tutto e indovinato tanto.
Hai fatto della tua voce una colonna sonora per almeno due generazioni.

Ora il sipario è calato davvero.
Nessuna sovrimpressione, nessun servizio d’apertura.
La linea può tornare alla regia.

Indirizzo

Via Del Santuario, 50
Pianello Val Tidone
29010

Telefono

3382331668

Sito Web

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