15/05/2021
- QUARTIERI DI PALERMO -
L'ADDAURA
Abitata sin dalla remota era del Paleolitico, nella borgata marinara più recente di Palermo si trovano delle grotte ipogee con pitture rupestri che sono uniche al mondo per la tipologia di realizzazione e per la datazione.
Guardata con mistero dalle imbarcazioni fenicie e romane che facevano rotta per lo scoglio di Fimi e per San Vito lo Capo, l'Addaura rimase sostanzialmente una contrada selvaggia e inesplorata per tutto il periodo classico. La prossimità alla palude che ricopriva l'ampia zona del Golfo di Mondello e la mancanza di strade e sentieri di collegamento tra l'odierno centro storico e l'odierna periferia occidentale, scoraggiavano l'esplorazione e il popolamento della fascia costiera sotto Monte Pellegrino. Anche se, come è ormai accertato, sul monte sorse un santuario alla dea fenicia Astarte e certamente l'intero circondario dell'Addaura era considerato come terreno sacro.
Furono i musulmani a farne largo uso per la pesca e a impiantare forse un piccolo porticciolo di scalo laddove sorge l'odierno Club della Marsa, il termine "marsah" è uno di quelli usati per intendere "porto". Queste ipotesi vengono citate da chi sostiene che il nome della borgata derivi dall'arabo "ad-dawra", che vuol dire "baia". L'altra ipotesi deriva dalla presenza estesa nell'intera borgata di alberi di alloro, massicciamente utilizzati durante l'epoca bizantina, per cui l'Addaura era proverbialmente nota. Studi accademici tuttavia fanno risalire il nome dal latino "làura", termine che indica un luogo eremitico scelto da singoli o piccoli gruppi di religiosi che praticavano la vita eremitica.
Il ritiro spirituale di Santa Rosalia e di San Benedetto il Moro aumentarono il velo di mistero circa la selvosa montagna e le contrade che la circondavano, durante il periodo angioino d'altronde tutta la verdeggiante contrada fu fatta Residenza Reale di Caccia senza mai essere utilizzata per lo scopo. La storia dell'Addaura è inevitabilmente legata a quella della limitrofa borgata dell'Arenella, comincia infatti il suo popolamento contemporaneamente. Per l'incremento delle offensive piratesche ottomane, viene inclusa nelle coste che ospiteranno una torretta di difesa, che più avanti nei secoli verrà parzialmente usata come magazzino e tonnara. Nel corso del Cinquecento il porticciolo diviene un porto caricatore vero e proprio e si comincia lo sfruttamento del legname. La borgata però rimarrà per un altro secolo disabitata e selvaggia se durante la peste del 1624, come storia popolare racconta, il saponaro Bonello si avventurò sulle creste del Pellegrino per porre fine alla sua vita lontano dalla città. A cambiare nell'animo dei palermitani la reputazione verso la misteriosa borgata contribuirono la diffusione delle ville nei Colli e quindi l'apertura di nuove strade e nuove prospettive in direzione delle inesplorate e verdeggianti contrade occidentali, insieme con il farsi tradizione del culto di Santa Rosalia e delle visite sul Monte Pellegrino.
Le meraviglie della grotta rupestre furono scoperte nel 1876 da Ferdinand von Andrian, che effettuando alcune ricerche e alcuni scavi scoprì casualmente le raffigurazioni. Durante questo pregevole lavoro archeologico vennero alla luce anche reperti ceramici medievali e tavolette quattrocentesche, forse piccoli tesori di eremiti o di fuggiaschi. In quegli anni si sviluppò un timido indotto sui lavori di scavo archeologico, la borgata cominciò timidamente a popolarsi e sorsero le prime taverne e botteghe. Il patrimonio, riconosciuto come tale dall'Unesco, non ha ancora ricevuto degna considerazione: caduto nel dimenticatoio con surreale disinteresse delle istituzioni cittadine e regionali, è stato prima vandalizzato da stupidi individui e poi ermeticamente sigillato da paratie comunali. Meriterebbe una migliore sorte.
Nel 1918 l'ingegnere Riccardo Arceri della Lloyd Adriatica fece impiantare un cantiere per la costruzione di navi in legno, ma subentrata forzosamente la Roma Navigazioni di lì a poco il progetto subì radicali modifiche. La produzione si orientò sulle navi di metalli e furono realizzate una dàrsena con le banchine di approdo, un bacino di carenaggio, una zona lavorativa costituita da quattro scali di alaggio dotati di sei gru, una centrale elettrica, una fonderia e differenti officine. Il cantiere diede nuova vita alla borgata e la bonifica di Mondello aprì un Lungomare che veniva usato da sempre più persone, offrendo adesso uno scalo intermedio alle imbarcazioni che dalla Cala su recavano a Mondello. L'enorme complesso industriale chiuse progressivamente i battenti negli Anni '30 a causa del fallimento della Roma Navigazioni e i macchinari furono in gran parte dismessi. Il luogo avrebbe ospitato a partire dal 1948 l'Ordine dei Padri Vocazionisti e l'Istituto Professionale Roosevelt, dedicato ai figli degli operai italiani caduti in guerra.
Nei decenni successivi alla guerra l'Addaura conobbe un deciso sviluppo demografico, che ne fece in breve zona di residenza per la borghesia palermitana e zona turistica estiva. Per decenni l'Addaura ha vissuto per così dire un'isolamento per quanto riguarda la manutenzione pubblica e la carenza di collegamenti e trasporti, ma da quando è divenuto un luogo importante per il turismo vige un'attenzione migliore. Anche se sull'emergenza della caduta massi dal Monte Pellegrino rimane ancora tanto da immaginare e da fare.
E sarebbe anche il caso di dire che, considerati i non proprio limpidi processi di costruzione edilizia limitrofa al litorale scoglioso, sarebbe il caso di non chiudere alla dimensione pubblica del litorale palermitano. Che in tutta la città, fatto salvo per Mondello e Acqua dei Corsari, è notoriamente agli occhi dei palermitani.
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