20/10/2026
QUANDO SI FERMA CHI LAVORA E CHI STUDIA, È IL MOMENTO DI ASCOLTARE.
Le proteste di agricoltori e autotrasportatori nascono da un modello in cui il costo della crisi ricade su chi lavora: con il rincaro del gasolio e dei costi di produzione vivere del proprio lavoro è sempre più difficile, e le conseguenze arrivano sulle nostre tavole, nei mercati e nelle famiglie.
A Moltivolti il cibo è lavoro, ma anche relazione e cultura, e dietro ogni ingrediente c’è una filiera di persone da cui dipendiamo. Per questo sosteniamo le proteste e il diritto di chi lavora a essere ascoltato.
È una questione politica: servono misure concrete e strutturali, non promesse che arrivano solo quando le strade si bloccano.
La stessa domanda di ascolto arriva dalle studentesse e dagli studenti che in queste settimane riempiono le piazze: chiedono più fondi per la scuola pubblica e meno per la guerra, denunciano edifici scolastici che cadono a pezzi, si oppongono al Dl scuola e al tetto al numero di studenti stranieri nelle classi. Sono ragazze e ragazzi che chiedono scuole sicure, per tuttə e un futuro da poter immaginare, e che troppo spesso vengono ridotti a un problema di ordine pubblico.
Non giustifichiamo le violenze che hanno segnato alcune piazze, ma denunciamo anche la violenza di un governo che impone leggi che tolgono risorse alla scuola e al lavoro, che nega la cittadinanza alle bambine e ai bambini nati in Italia da genitori stranieri, e di una politica repressiva che tratta il dissenso come una minaccia da contenere.
Diciamo NO a scelte politiche che mettono in secondo piano le persone e i loro bisogni reali. Chi governa dovrebbe chiedersi perché così tante persone, in settori diversi e con storie diverse, sentano di non avere altra scelta che bloccare una strada o riempire una piazza per essere ascoltate.
Stiamo dalla parte di chi lavora, produce, studia e resiste. Che queste voci si facciano sentire, tutte.