02/12/2021
L'importanza di andare oltre il ricordo e riscoprire l'umanità ed il pensiero di Roberto Mosca senza retorica.
Roberto Mosca è stato un grande cittadino osimano, legato al suo territorio ma con un'anima cosmopolita. Un imprenditore visionario, innovativo e dinamico, un lavoratore instancabile. Era un intellettuale geniale ed imprevedibile, un libero pensatore ed un pensatore libero. Era un ambientalista convinto e coerente, il primo a pensare ed agire sempre in modo ecologico. Roberto era un uomo giusto, generoso ed altruista, un "animale sociale", come amava definirsi con autoironia. Nella sua splendida fabbrica, la Spring Color, luogo di confronto aperto e scoperta continua, lo rappresentava un'istallazione artistica: un vulcano.
La scelta di intitolare a Roberto Mosca la sala delle Grotte del Cantinone è cosa buona e giusta, perché lui è stato il primo che con passione e ricerca storica ha lavorato duramente per riscoprire e promuovere quell'importante patrimonio culturale, spirituale ed esoterico, racchiuso nel mistero senza tempo della Osimo sotterranea. Non si tratta solamente di un'iniziativa commemorativa, ma può essere l'inizio di un percorso di riscoperta dell'importante studio e lavoro condotto da Roberto e dai tanti che hanno collaborato con lui e si vogliono ancora nutrire della sua conoscenza e del suo entusiasmo.
Tuttavia alcune cose bisogna dirle, bisogna dire la verità, anche se può essere un po' scomoda. Chi ha collaborato con Roberto e goduto del suo intelletto lo sa, non sempre era facile andare d'accordo con lui che, come tutti i leader naturali, aveva una forte personalità ed una radicata riluttanza al compromesso. In particolare la politica, che Roberto faceva, a modo suo, non è mai stata incline ad entrare in sintonia con le sue idee all'avanguardia, troppo piccola e racchiusa in sé stessa per capirle e farle proprie. E lui lo sapeva, eppure non si è mai rassegnato, e lottando, con spirito critico ed indomito, era diventato molto scomodo per chi anteponeva il proprio tornaconto a quello della comunità.
Quando nel 2014 chiesi per lui la Civica Benemerenza, l'Amministrazione comunale e la maggioranza bocciò in tronco la mia proposta. Un anno dopo, a seguito della sua morte, la stessa Amministrazione gli conferì il Riconoscimento alla memoria, che fui onorato di consegnare ai suoi familiari, anche se con il senso di colpa per l'imperdonabile ritardo. Ecco, questo è il punto. La politica ha pensato di riconoscere il valore di Roberto solamente nel momento in cui non poteva più pensare, parlare, essere una figura scomoda per il Palazzo. Ma non sarà così, ne sono certo, perché le sue idee hanno le ali e lottano ancora per il bene comune, perché tanti hanno imparato da lui il faticoso esercizio della libertà di pensiero ed azione, perché il vulcano non si è ancora spento.