24/10/2026
Com’era la Costa Smeralda prima di diventare famosa? Un nuovo documentario racconta il viaggio che cambiò per sempre la Sardegna
Prima degli yacht milionari, degli alberghi di lusso e delle ville frequentate dalle celebrità internazionali, la Costa Smeralda era un tratto di Sardegna selvaggio, conosciuto soprattutto da pescatori, pastori e abitanti della Gallura. Le sue spiagge erano già meravigliose, il mare aveva gli stessi colori che oggi attirano visitatori da ogni parte del mondo, ma nessuno poteva immaginare quanto quel territorio sarebbe cambiato nel giro di pochi anni.
A raccontare le origini di questa trasformazione arriva La Rotta del Principe, un nuovo documentario ideato e narrato da Fausto Farinelli, presentato il 9 ottobre 2026 alla Tenuta Pilastru di Arzachena.
Il progetto nasce con un obiettivo affascinante: ricostruire uno dei primi viaggi in barca lungo quella costa, attraverso i ricordi di chi visse personalmente gli anni che precedettero la nascita della Costa Smeralda.
Il protagonista del racconto è Pietro Moro, testimone di una stagione che ha modificato profondamente il destino economico e turistico della Gallura.
Attraverso le sue parole, il documentario accompagna gli spettatori lungo una rotta che attraversa località oggi conosciute in tutto il mondo: Portisco, Cala di Volpe, Porto Cervo, Capriccioli e Romazzino.
Luoghi che negli anni Cinquanta avevano un aspetto profondamente diverso da quello attuale.
Non esistevano i grandi alberghi, i porti turistici e le residenze esclusive. Molte zone erano difficilmente raggiungibili via terra e il paesaggio era dominato dal granito, dalla macchia mediterranea e dai piccoli insediamenti rurali.
La costa era conosciuta con il nome di Monti di Mola, e gran parte del territorio viveva ancora di attività tradizionali.
Poi arrivò un giovane principe destinato a trasformare quel tratto di Sardegna in una delle destinazioni turistiche più celebri del Mediterraneo.
Si chiamava Karim Aga Khan IV.
La sua storia con la Gallura cominciò tra la fine degli anni Cinquanta e l'inizio degli anni Sessanta, dopo che il finanziere britannico John Duncan Miller aveva scoperto le bellezze della zona e ne aveva parlato negli ambienti internazionali.
Aga Khan intuì che quel paesaggio poteva diventare una destinazione turistica d'eccellenza, ma per realizzare il progetto occorrevano investimenti enormi.
Il 14 marzo 1962 nacque ufficialmente il Consorzio Costa Smeralda, fondato dal principe insieme ad altri cinque investitori.
L'iniziativa riguardava inizialmente circa 1.800 ettari di territorio e prevedeva la realizzazione di infrastrutture, alberghi e servizi capaci di attirare una clientela internazionale.
La trasformazione della Gallura era cominciata.
Il progetto non riguardava soltanto la costruzione di strutture ricettive.
Aga Khan coinvolse alcuni importanti architetti, tra cui Luigi Vietti, Jacques Couëlle, Michele Busiri Vici e Antonio Simon Mossa, con l'intenzione di creare uno stile riconoscibile e ispirato alle caratteristiche del paesaggio mediterraneo.
Nacquero così edifici dalle forme morbide, materiali naturali e colori pensati per dialogare con l'ambiente circostante.
In quegli anni furono realizzate nuove strade, infrastrutture e strutture alberghiere che contribuirono a trasformare Porto Cervo in una destinazione internazionale.
Nel 1963 Aga Khan fondò anche la compagnia aerea Alisarda, dalla quale sarebbe successivamente nata Meridiana.
Ma La Rotta del Principe non vuole limitarsi a raccontare la costruzione di alberghi e infrastrutture.
Il documentario cerca di recuperare soprattutto la dimensione umana di quegli anni.
Attraverso il racconto di Pietro Moro riemergono incontri, amicizie e ricordi personali che aiutano a comprendere come nacque un progetto destinato a cambiare la Sardegna.
Le immagini della navigazione lungo la costa diventano così un viaggio nella memoria, alla ricerca di luoghi che conservano ancora tracce del passato.
La scelta del mare come filo narrativo è particolarmente significativa.
Prima della costruzione delle principali strade, infatti, raggiungere alcune insenature via acqua permetteva di osservare quel territorio da una prospettiva privilegiata.
Dal ponte di una barca, la Gallura appariva come un susseguirsi di spiagge deserte, rocce modellate dal vento e calette circondate dalla vegetazione mediterranea.
Il documentario prova a restituire proprio quella sensazione di scoperta.
Durante la presentazione alla Tenuta Pilastru, il pubblico ha potuto ascoltare anche le testimonianze di persone legate direttamente alla storia della Costa Smeralda.
La serata si è aperta con un videointervento dell'architetto Giancarlo Busiri Vici, che ha ricordato il periodo nel quale le intuizioni progettuali cominciavano a prendere forma.
Sono intervenuti anche l'architetto Enzo S