17/10/2018
Scuola Calcio A.S.D.VINCENZO RICCIO “Quando un gruppo di amici si ritrova per giocare una partita di calcio, ha luogo quell’emozionante rito che serve a comporre le squadre. Di solito due giocatori (i capitani) stabiliscono con un sorteggio la priorità di scelta sui compagni e poi procedono a turno nella chiamata. Si presume che i più bravi siano scelti per primi, i “più brocchi” per ultimi. Pochi hanno riflettuto sul contenuto drammatico di questo momento. Chi è in attesa di essere scelto vive una situazione che capita
poche volte nella vita: quella di ve**re a sapere in modo brutale e preciso in che misura viene accettato o rifiutato. Senza eufemismi, conoscerà la sua vera posizione nel gruppo. Col passare degli anni – man mano che si viene scelti ogni volta più tardi – molti calciatori percepiranno la propria discesa.
Manuel Mandeb, che quasi sempre rivestiva il ruolo di capitano, aveva notato che le sue scelte non sempre ricadevano sui più bravi. All’inizio pensò di avere insospettabili capacità che gli facevano preferire compagni con specifiche qualità di ordine tecnico. Ma un giorno capì che quello che desiderava davvero era giocare con gli amici più cari. E che per questo sceglieva chi era più vicino al suo cuore,
anche se non era il più bravo.
Il criterio di Mandeb può apparire sentimentale. In realtà ha anche un contenuto strategico. Chiunque gioca meglio con i propri amici. Perché loro saranno più generosi, ti aiuteranno, ti capiranno, ti incoraggeranno e sapranno perdonarti.
Una squadra di persone che si rispettano e si vogliono bene è vincente. E se anche non lo fosse, è sempre meglio condividere la sconfitta con gli amici, piuttosto che la vittoria con degli estranei o delle persone che si detestano”.
Di Alejandro Dolina
(Tratto dal libro “Cronicas del Angel Gris”,
Ed. de la Urraca, Argentina, 1988)