01/10/2013
parliamo sempre di bevute ma mai di bevitori. Noi, altri. Subiamo ininterrottamente il biasimo di chi ci circonda. La legge ci tratta come terroristi. Facendo finta di non sapere che l’Italia, insieme alla Francia, produce oltre il 50% del vino mondiale. E non ne esportiamo granché. Dimenticando che il vino è il quinto prodotto con il maggiore fatturato annuo dopo formaggi, surgelati, acqua minerale e yogurt (fonte IRI), e qualcuno ci deve spiegare cos’è lo yogurt.
Dimenticando che tante eccellenti persone bevono con assiduità.
Dimenticando che tante personalità di massimo rilievo nella Storia, nell’Arte e nella Cultura di tutti i tempi erano dei gran bevitori. E non per questo hanno mandato al macero la civiltà. Anzi, forse anche per questo l’hanno resa migliore.
Il mio punto di riferimento nella vita, dopo mio padre e Corto Maltese, è uno di questi.
Si chiama Winston S. Churchill, e se siamo ancora, tutto sommato, degli uomini liberi, lo dobbiamo a lui. Mentre l’Austria, votando pressoché all’unanimità ad un apposito referendum, si annetteva al Terzo Reich spontaneamente; mentre la Francia si ritirava a Vichy con la coda tra le gambe; mentre Mussolini ci faceva definitivamente vergognare di essere italiani; mentre la Svizzera aumentava la produzione di cioccolata, incurante che il mondo attorno a lei stava crollando; mentre tutto questo accadeva, solo un Paese resisteva, a costo di enormi sacrifici, a costo di milioni di vite. Guidato da un uomo solo: Winston S. Churchill. E quest’uomo, che ci crediate o che vogliate schierarvi dalla parte degli storici che lo negano pensando che la cosa possa nuocere alla statura del personaggio, era un alcolizzato.
Winston Churchill si svegliava la mattina e restava a letto fino quasi ad ora di pranzo, a leggere i giornali e a sorseggiare quello che sua figlia aveva battezzato il Papa Cocktail: due dita di Scotch in un tumbler, allungato con acqua. Lo stesso Churchill un giorno confessò che in questo modo aveva imparato a tollerare l’acqua, che gli era sempre risultata indigesta.
Durante i pasti Churchill beveva sontuosamente, ed è famosa la frase che disse al Re dell’Arabia Saudita: “la mia unica regola di vita è bere prima, durante e dopo i pasti”.
Quando fu investito a New York, il dottor Otto C. Pickhardt gli prescrisse “almeno 250 cl di alcool a pasto”, valutando il suo stato e la sua pressione ottima.
Ma l’episodio che diede al mondo la certezza che le sorti nella guerra contro Hi**er fossero in mano ad un alcolista, avvenne nel 1946: mentre erano in visita dai Marlborough, Lady Astor, la prima donna ad avere un seggio nel Parlamento britannico, gli disse: “lei è ubriaco, Winston”
E lui rispose: “e lei è br**ta, Lady Astor. Ma io mi sveglio sobrio la mattina.”
Al che la viscontessa, su tutte le furie: “se lei fosse mio marito, le metterei il veleno nel caffè”
E lui: “Nancy, se lei fosse mia moglie, io quel caffè lo berrei”.
Questo grande eroe sapeva che un buon Martini cocktail concilia il sonno, perciò non se ne faceva mai mancare uno prima di andare a dormire. Aveva anche elaborato una sua ricetta particolare.
Ingredienti:
gin
una bottiglia di Martini
ghiaccio
Preparazione:
Mettere il ghiaccio nel bicchiere, versare il gin, guardare la bottiglia di Martini, mescolare.
Gli piaceva secco.
Questi sono solo alcuni dei tanti aneddoti che si potrebbero raccontare su Winston Churchill e il suo amore per il bere. Un uomo la cui biografia è un’appassionante avventura, che i cocktail hanno reso solo un po’ più colorita e divertente. Non sta a me raccontarvela, e non sta a voi dirmi quando smettere di bere. Ci pensa l’insegnamento del più grande eroe della Seconda Guerra Mondiale, che detestava chi si mostrasse ubriaco e che, una volta salvata l’umanità, dovendo scegliere se smettere di bere o vincere le elezioni come Primo Ministro, scelse di bere.
Non sto suggerendo a nessuno di bere come e quanto beveva Winston Churchill: voi non siete Winston Churchill. E nemmeno io. Ognuno di noi è quello che è. L’alcool rende solo tutto più divertente.
Per la cronaca, Churchill è campato 91 anni. E non c’è una sua foto senza sigaro in bocca.
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