Premio Storia e Storie delle nostre Scuole

Premio Storia e Storie delle nostre Scuole Il Premio Storia e Storie delle nostre Scuole è rivolto alle scuole pubbliche, paritarie e internazionali del territorio di Milano. Organizzato da Rotary.

26/09/2022
28/05/2020

C’è da dire che la crisi aguzza l’ingegno.

Chi l’avrebbe mai detto che sarebbe nato un home delivery di cannabis light?

“Ci mancava questa”, diranno alcuni.
“Finalmente”, fumeranno altri.

Comunque la pensiate, oggi lo spunto riguarda il vero e proprio fenomeno dell’home delivery.

Se Maometto non va alla montagna, state pur certi che sarà la montagna a muoversi. A patto che ci sia fatturato da raccogliere.

Le mille società di food delivery hanno fatto fatturati da capogiro a marzo e aprile.
Ovvio, direte, eravamo tutti in casa.
Ma una volta provata l’ebbrezza di farsi servire a casa, quanti torneranno indietro? Non certo il 100%!
Impossibile oggi stabilire quanti.

Dunque, il mercato c’è eccome. Se si muovono anche i colossi della ristorazione, vuol dire che c’è pane per i denti del food delivery.

E oltre al food e alla ma*****na, chissà cosa ci si potrà far portare a casa!

La fantasia è il nostro vero limite.

È nato l'ON LIVE perché l'ON LINE è morto!
21/05/2020

È nato l'ON LIVE perché l'ON LINE è morto!

14/05/2020

- 37% DEI RICAVI: RISTORAZIONE IN GINOCCHIO

Apriamo la stagione delle grandi interviste in esclusiva per THE NEXT NORMAL con un’effervescente chiacchierata in compagnia di Roberto Calugi, Direttore Generale della Fipe, la Federazione Italiana Pubblici Esercizi, che tutela gli interessi del settore della ristorazione, dell’intrattenimento e del turismo, nel quale operano più di 300 mila aziende. Mai come in questo momento la FIPE è al centro dell’attenzione sociale ed economica.

Dott. Roberto Calugi, il mondo della ristorazione commerciale è in subbuglio. Qual è il punto della situazione istituzionale ad oggi giovedì 14/5?
La ristorazione italiana esce fortemente provata dopo quasi 3 mesi di chiusura obbligatoria. Si tratta spesso di realtà familiari di piccolissima dimensione che vivono per lo più di cassa. Se non lavorano vanno dopo pochi giorni in crisi di liquidità ed è quello che purtroppo è avvenuto con una gravità senza precedenti.

Quanti ristoranti e quante attività commerciali prevedete che non riapriranno?
La perdita stimata di fatturato è di 34 miliardi di € su un giro di affari intorno ai 90 miliardi. Rischiano di non riaprire oltre 50.000 imprese su 320.000, con il fondato timore di non poter dare più lavoro a circa 350.000 persone su un milione e duecentomila in totale.

Quali sono le prime tre cose che chiedete al Governo?
Chiediamo le tre regole basilari per fare impresa in un contesto simile. Sostegno vero, con contributi reali alle imprese, anche a fondo perduto parametrato alla perdita di fatturato. Poi, velocità di azione, quella che è mancata sin qui nel rendere immediatamente esecutivi gli aiuti previsti. Infine, chiediamo chiarezza, per avere regole e procedure certe per riaprire in sicurezza.

Secondo lei sarà possibile continuare a concepire di andare a cena per “socialità” in Italia e non per “alimentarsi”?
Assolutamente si. Il nostro Paese è socialità e la ristorazione è il motivo principale per cui i turisti vengono a trovarci. Non dimentichiamoci che la ristorazione italiana è la più sicura al mondo. Sia per la provenienza delle materie prime, sia per l’adozione del manuale HACCP, che di fatto obbliga alla sanificazione da ben prima del virus! Ci vorrà tempo, bisognerà recuperare un rapporto di fiducia, ma non ho dubbi che il nostro Paese tornerà ad essere la patria della socialità internazionale.

Il Premier Conte ha dichiarato a marzo che “nessuno sarà lasciato solo”. Vi sentite abbandonati?
È stato e in parte lo è un periodo straordinario per gravità e intensità della tragedia sanitaria ed economica. Per questo non emetto giudizi di merito rispetto a una situazione complicatissima. Certamente qualche annuncio in meno e un po’ di programmazione in più poteva esser fatto. Soprattutto colpisce la confusione e la sovrapposizione di normative che hanno aggravato ulteriormente il quadro.

Le mense nelle aziende hanno potuto riaprire. Con le dovute attenzioni e protocolli firmati da noti virologi dimostrano che è possibile far mangiare gruppi numerosi in sicurezza. Perché la stessa cosa è stato negata ai ristoratori?
Ottima domanda, andrebbe posta a chi ha scritto le regole! Forse si pensa che al ristorante si può rinunciare, mentre a mangiare in mensa no. È una percezione errata, che non tiene conto del significato e della valenza economica e sociale di questo settore e della professionalità dei suoi operatori.

Discoteche, spiagge e altre attività vostre associate: l’ultimo miglio? Come sopravvivranno?
Soprattutto per le discoteche, ma aggiungo anche il mondo legato agli eventi, come ad esempio il catering, andranno studiate misure eccezionali. Ad oggi non è prevista ancora una data di riapertura per i locali, mentre il catering soffrirà ancora a lungo. Se perdiamo queste imprese, perdiamo un altro tassello importante dell’industria turistica italiana.

Roberto Rasia Dal Polo
per The Next Normal

Mascherina sì o mascherina no?
29/04/2020

Mascherina sì o mascherina no?

TI CONOSCO....MASCHERINA! 🎭

Mentre sorseggio il mio drink (o centrifugato) sul mio comodo divano, come da definizione attribuita ai liberisti nei vari giornali di oggi, rimango stupito dalla mancanza di (minima) conoscenza degli effetti che imporre un tetto massimo di questo genere sulle mascherine provoca. Senza stare a scomodare i casi storici da Unione Sovietica (anche se sarebbe utile), i prezzi forzati sul mercato e imposti come in questo caso hanno un solo effetto: quello di creare scarsità nell’offerta.

La produzione e la vendita di prodotti si basa su un incentivo economico. Tolto l’incentivo, non vi è più convenienza nel produrre o nel distribuire il prodotto stesso. La questione è talmente banale da far sprofondare nel ridicolo qualunque tentativo di chiunque voglia cercare di razionalizzarla o giustificala. Non sfiora il ridicolo, bensì ci si tuffa con un salto carpiato con triplo avvitamento degno delle Olimpiadi.

Partiamo dal fatto che, oggi, dati alla mano, secondo Confindustria in Italia non c’è la capacità produttiva necessaria per soddisfare la domanda domestica. E già qui potremmo fermare tutto il discorso innescato dalla dichiarazione sui 0.50 € a mascherina, ma andiamo avanti.

Se lo scopo della decisione fosse stato quello di ridurre la dipendenza da mercati esteri (scelta che potrei comprendere in una una fase di emergenza su un tema delicato) sarebbe stato meglio spingere la produzione domestica già esistente – e stimolare quella potenziale – spingendo l’acceleratore su un processo che già esisteva nella realtà. Dato che si parla tanto di guerra (totalmente a sproposito, a mio parere, ma questo è un altro argomento) allora per una volta avremmo potuto prendere a prestito una pagina di economia bellica US, con la creazione di supply chain interne dirette a rimediare a mancanze di prodotti fondamentali per la continuazione della seconda guerra mondiale.

L’attuale decisione, invece, raggiunge magistralmente l’obiettivo contrario. Non solo avremo immediata scarsità nell'offerta (con il ritiro dagli scaffali dei prodotti da chi, correttamente, non vuole rimetterci del denaro), ma avremo anche azzerato la possibilità di avere una produzione domestica (oltre ad aver dimostrato una volta di più che l'Italia non è un paese adeguato per raccogliere investimenti).

In altre parole, con questa decisione, dipenderemo ancora di più da supply chain straniere. Cosa che in sé non sarebbe un problema, se la qualità ed il prezzo dei prodotti fossero accettabili. Ma dato che il problema riscontrato stava proprio nel prezzo eccessivo e nella scarsa qualità, allora ci siamo rimessi nella stessa situazione di prima. Ma un po’ peggio.

Probabilmente la decisione cambierà, si dirà che ci si è capiti male e si modificherà in maniera tale da trasformare ciò che è un ottuso pasticcio in qualcosa di meno ridicolo. Non è troppo tardi.

Per esempio – per dirne una – lo Stato si potrebbe far carico di parte del costo di produzione in Italia attraverso detrazioni sul costo del lavoro per le imprese produttrici di maschere. In una fase come quella di oggi, con enormi problemi di occupazione già presenti ed altri all'orizzonte, sarebbe utile anche per ridurre il costo economico che il virus sta producendo. Oppure, se lo stato decidesse di considerare le maschere alla stregua di medicinali, potrebbe coprire direttamente parte del costo come già fa nel SSN. Di soluzioni possibili ce ne sono molte, se l'intenzione è comunque quella di rimanere in questo paradigma.

Chi lo sa. Io continuerò a bere il mio cocktail (o centrifuga) sul comodo divano. Loro sarebbe il caso aprissero un qualunque libro di economia. 🍸

Mario Vanella per The Next Normal

Marco Bucci per Genova
28/04/2020

Marco Bucci per Genova

Tutto cambia affinché non cambi nulla....
26/04/2020

Tutto cambia affinché non cambi nulla....

Ecco in riassunto il discorso del Premier Conte sulla Fase 2:

-Riaperto comparto Edile
-Apertura negozi e musei dal 18 Maggio
-Apertura Parrucchieri, Bar e Ristoranti 01 Giugno
-Vietato uscire di casa senza valido motivo
-Concesso rientrare al domicilio o residenza anche da altra regione
-Concesse visite a parenti, mantenendo la distanza di 1 mt
-Concesse passeggiate con distanza di 1 mt, corsa con distanza di 2 mt
-Calmierato il prezzo dei DPI con esenzione IVA

In breve: "non cambiato molto" sa di eufemismo






 : un argomento fondamentale che investe tutti noi!
25/04/2020

: un argomento fondamentale che investe tutti noi!

IL MIO REGNO PER UNA SV****NA

Bianca Dobroiu, 23 anni, da 58 giorni positiva al Coronavirus, asintomatica da 54.
Premesso che l’R0 [o indice di contagiosità] del SARS-COV2 si è stimato essere circa 2 nella fase di picco [oggi fortunatamente sceso a 0,8], se questa paziente non fosse stata tracciata e isolata avrebbe potuto infettare [direttamente] 108 persone. Attenzione, però, ognuna di queste persone contagiate avrebbe contribuito alla diffusione con un totale di persone coinvolte pari a 3364. TREMILATRECENTOSESSANTAQUATTRO persone contagiate [e 100 morti, contando una letalità del 3%] per UNA SINGOLA persona [ASINTOMATICA] libera di circolare .

Certo non si suggerisce di non fare attenzione alla privacy. Al contrario, compresa la necessità di individuare, trattare e tracciare gli infetti, in modo che dal 4 maggio si possa evitare un’onda di ritorno di contagi ancor peggiore della prima, perché essere pronti a cedere qualsiasi informazione [ivi inclusa la geolocalizzazione] ad App per Appuntamenti Occasionali, ma non per salvaguardare la altrui vita?

Indirizzo

Corso Di Porta Romana, 132
Milan
20122

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