29/04/2020
Mascherina sì o mascherina no?
TI CONOSCO....MASCHERINA! 🎭
Mentre sorseggio il mio drink (o centrifugato) sul mio comodo divano, come da definizione attribuita ai liberisti nei vari giornali di oggi, rimango stupito dalla mancanza di (minima) conoscenza degli effetti che imporre un tetto massimo di questo genere sulle mascherine provoca. Senza stare a scomodare i casi storici da Unione Sovietica (anche se sarebbe utile), i prezzi forzati sul mercato e imposti come in questo caso hanno un solo effetto: quello di creare scarsità nell’offerta.
La produzione e la vendita di prodotti si basa su un incentivo economico. Tolto l’incentivo, non vi è più convenienza nel produrre o nel distribuire il prodotto stesso. La questione è talmente banale da far sprofondare nel ridicolo qualunque tentativo di chiunque voglia cercare di razionalizzarla o giustificala. Non sfiora il ridicolo, bensì ci si tuffa con un salto carpiato con triplo avvitamento degno delle Olimpiadi.
Partiamo dal fatto che, oggi, dati alla mano, secondo Confindustria in Italia non c’è la capacità produttiva necessaria per soddisfare la domanda domestica. E già qui potremmo fermare tutto il discorso innescato dalla dichiarazione sui 0.50 € a mascherina, ma andiamo avanti.
Se lo scopo della decisione fosse stato quello di ridurre la dipendenza da mercati esteri (scelta che potrei comprendere in una una fase di emergenza su un tema delicato) sarebbe stato meglio spingere la produzione domestica già esistente – e stimolare quella potenziale – spingendo l’acceleratore su un processo che già esisteva nella realtà. Dato che si parla tanto di guerra (totalmente a sproposito, a mio parere, ma questo è un altro argomento) allora per una volta avremmo potuto prendere a prestito una pagina di economia bellica US, con la creazione di supply chain interne dirette a rimediare a mancanze di prodotti fondamentali per la continuazione della seconda guerra mondiale.
L’attuale decisione, invece, raggiunge magistralmente l’obiettivo contrario. Non solo avremo immediata scarsità nell'offerta (con il ritiro dagli scaffali dei prodotti da chi, correttamente, non vuole rimetterci del denaro), ma avremo anche azzerato la possibilità di avere una produzione domestica (oltre ad aver dimostrato una volta di più che l'Italia non è un paese adeguato per raccogliere investimenti).
In altre parole, con questa decisione, dipenderemo ancora di più da supply chain straniere. Cosa che in sé non sarebbe un problema, se la qualità ed il prezzo dei prodotti fossero accettabili. Ma dato che il problema riscontrato stava proprio nel prezzo eccessivo e nella scarsa qualità, allora ci siamo rimessi nella stessa situazione di prima. Ma un po’ peggio.
Probabilmente la decisione cambierà, si dirà che ci si è capiti male e si modificherà in maniera tale da trasformare ciò che è un ottuso pasticcio in qualcosa di meno ridicolo. Non è troppo tardi.
Per esempio – per dirne una – lo Stato si potrebbe far carico di parte del costo di produzione in Italia attraverso detrazioni sul costo del lavoro per le imprese produttrici di maschere. In una fase come quella di oggi, con enormi problemi di occupazione già presenti ed altri all'orizzonte, sarebbe utile anche per ridurre il costo economico che il virus sta producendo. Oppure, se lo stato decidesse di considerare le maschere alla stregua di medicinali, potrebbe coprire direttamente parte del costo come già fa nel SSN. Di soluzioni possibili ce ne sono molte, se l'intenzione è comunque quella di rimanere in questo paradigma.
Chi lo sa. Io continuerò a bere il mio cocktail (o centrifuga) sul comodo divano. Loro sarebbe il caso aprissero un qualunque libro di economia. 🍸
Mario Vanella per The Next Normal