13/06/2026
Ieri sera, allo scoccare della mezzanotte, quando per effetto della nuova ordinanza i dehors hanno dovuto chiudere, è successo qualcosa che non ci aspettavamo.
Un gruppo di amich3, avventor3, simpatizzanti del POP e persone che vivono, attraversano e amano Porta Venezia si sono ritrovat3 spontaneamente in via Tadino. Nessuna convocazione ufficiale, nessuna organizzazione particolare: solo la volontà di esserci. Essere lì per esprimere solidarietà al POP e alle altre attività coinvolte dall’ordinanza. Essere lì per dire che una città viva non è un problema da reprimere. Essere lì per contestare un provvedimento che continua a colpire chi lavora rispettando le regole e contribuendo ogni giorno a rendere questo quartiere aperto, sicuro e accogliente.
Non era una manifestazione organizzata. Non c’erano appelli o convocazioni ufficiali. Per questo la loro presenza ci ha sorprese ancora di più.
Sapere che tante persone hanno scelto spontaneamente di dedicare un po’ del proprio tempo a questa causa è qualcosa che non davamo per scontato.
Grazie a chi è passatə anche solo per un saluto, a chi si è fermatə a parlare, a chi ha condiviso un messaggio, a chi ha scelto di esserci. Perché la forza di un quartiere non si misura solo dai suoi locali, ma dalla comunità che li attraversa e li difende.
Dopo appena tre giorni di applicazione, questa ordinanza sta già mostrando una realtà evidente: esiste una differenza enorme tra chi rispetta le regole e chi non lo fa. Colpire indistintamente tuttə non risolve i problemi. Al contrario, rischia di penalizzare proprio quelle attività che da anni collaborano, investono e si impegnano per una convivenza equilibrata.
Per questo continueremo a far sentire la nostra voce.
Ieri sera, in via Tadino, abbiamo avuto la conferma che non siamo sole. E che Porta Venezia è molto più di un insieme di strade: è una comunità.