21/11/2024
Da uno stralcio di intervista a Luigi Lezzi: "...Nel ‘73 incontrai un gruppo di giovanissimi che avevano abbracciato come mezzo di espressione il jazz, e in particolare un jazz che intendeva partire dalle proprie radici mediterranee e salentine. Il nome di questa formazione leccese era “La mela d’oro” e con i suoi componenti lavorai per più di cinque anni in quel contesto espressivo nazionale che si denominò teatro di strada. Questo gruppo aveva l’intenzione di proporre jazz nelle piazze, io invece, insieme a Stefania Miscuglio, facevo spettacoli di burattini. Spesso, nelle feste dell’Unità, ci alternavamo sullo stesso palco. C’era il pienone durante lo spettacolo dei burattini e, per così dire, il vuotone durante quello di jazz. Per ovviare a questa situazione e con la chiara intenzione di educare il pubblico ad una musica di riflessione unimmo le due forme espressive e demmo vita al “Teatro Infantile di Lecce – Spettacolo di Burattini, Pantomime e Jazz”. Riuscimmo a far parlare di noi anche la stampa nazionale e presenziammo con successo a molti meetings nazionali di teatro di strada. I brani di jazz mediterraneo che usavamo nei nostri spettacoli avevano curiosi titoli collegati al sud e al Salento come “La terra del rimorso”, “Statale 16”, “Case bianche”, “Five roses per Donna Marzia”… Anche nei modi musicali utilizzati (il jazz lascia molto margine nell’utilizzazione di modi etnici) il legame con la musica popolare restò fortissimo per noi".
[Un ringraziamento all'instancabile e prezioso Massimiliano Morabito per aver condiviso questa sua ricerca]