03/06/2024
La riflessione di Anna Eugenia Morini sulla ricorrenza della nostra prima assemblea pubblica: l'inizio della fine del parco...
"Pubblico a distanza di un anno le riflessioni di Paolo Gruppuso su un parco che oggi ostinatamente vogliamo continuare a chiamare Evergreen; e allego un video realizzato qualche giorno fa. Potrebbe aiutare i primi responsabili di questa desertificazione, che non sbaglieremmo a chiamare bonifica, a riconsiderare quanto hanno fatto: una modalità di progettazione disumana che, per guardare avanti, non ha visto il tessuto sociale vivo e presente che veniva annientato. Finché avremo forza, fosse anche una sola voce, vi ricorderemo quanto accaduto".
SALVARE L’EVERGREEN, OVVERO, ‘PENSARE COME UNA CITTÀ’.
Assemblea Pubblica ore 18. Giovedì 1 Giugno 2023 (presso l'Evergreen).
In questi giorni, il termine ‘sostenibilità’ riecheggia nell’imminente chiusura del Parco Evergreen, per lavori di ristrutturazione. Questi lavori sono legati alla realizzazione del progetto di rigenerazione urbana ‘UPPER’, lanciato dalla precedente amministrazione comunale, con l’idea di “incrementare lo sviluppo sostenibile locale”, attraverso la “creazione di parchi produttivi urbani dedicati alla co-produzione di soluzioni basate sulla natura.” Questa ‘sostenibilità’, implementata attraverso il linguaggio e le pratiche burocratiche/amministrative dello sgombero, qui corrisponde a un’idea di disciplinamento urbano, abbellito da post-it e pennarelli, ed espresso a colpi di ‘co-progettazione creativa’, tanto pubblicizzata dalla passata amministrazione.
Questo, sia chiaro, non è uno sfogo contro UPPER o l’amministrazione che l’ha lanciato. E’ piuttosto un invito a riflettere sui metodi che sono stati messi in pratica in questi anni e che sono diventati sinonimo di sostenibilità urbana. Pensare alla città in chiave ‘sostenibile’, non significa implementare modelli tecnocratici decisi a tavolino – come quelli delle soluzioni basate sulla natura – perché questi il più delle volte nascondono processi di colonizzazione culturale, sociale, politica, e ambientale, basati sul principio della quantità (di alberelli, piantine, pannelli solari, associazioni, etc…).
Pensare alla città in chiave sostenibile significa piuttosto PENSARE ‘COME’ UNA CITTÀ, con la moltitudine di vite, umane e non umane, che l’attraversa in maniera temporanea o permanente. Significa immaginare la città come una mente, che esprime e traccia relazioni attraverso le pratiche di vita, e le storie, di chi la abita e la attraversa.
Cosa immaginate che la città possa pensare se si chiude l’Evergreen, con le persone diversamente abili che raccolgono i rifiuti e sistemano i tavoli; i karaoke; le serate di tango; i bambini che giocano; gli adolescenti che fumano di nascosto; e gli anziani che leggono il giornale all’ombra dei pini su cui tubano i piccioni?
L’Evergreen è espressione tangibile della moltitudine che vive la città, e del suo pensare. Non c’è nulla di sostenibile nel trasformare questo pensare collettivo, in un PARCO PRODUTTIVO URBANO, al contrario significa praticare una lobotomia. Un esercizio – insostenibile – di disciplinamento urbano, che ricorda più il principio di autorità, che pratiche di sostenibile convivialità.