14/02/2026
Mi chiamo Laura, ho 39 anni, il mio nemico mortale non è una persona. È una scatola grigia appesa nel sottoscala che lampeggia una luce rossa. Da tre settimane viviamo in quella che il gestore chiama "Fase di Depotenziamento per Morosità". Io la chiamo "La vita al buio".
Ecco le regole del gioco a cui sono costretta a giocare ogni sera per non far scattare l'interruttore e rimanere nel nero assoluto.
REGOLA 1: L'ASCIUGACAPELLI È UN LUSSO (Vietato dopo le 18:00)
Ho fatto la doccia a mia figlia, Alice, 7 anni.
L'acqua era tiepida perché accendo lo scaldabagno elettrico solo per 20 minuti, cronometrati.
Alice ha i capelli lunghi, bagnati fradici.
Fuori ci sono 4 gradi. In casa ce ne sono 16.
Lei trema: «Mamma, accendi il phon? Ho freddo».
Io guardo il contatore mentale nella mia testa.
In cucina sta andando il frigorifero (che è vecchio e consuma troppo).
C'è una lampadina accesa in sala.
Se accendo il phon a 2000 watt, salta tutto.
Devo scegliere.
Spengo il frigo? Rischio che lo yogurt vada a male.
Spengo la luce? Alice ha paura del buio.
Le dico una bugia: «Amore, il phon si è rotto. Facciamo il gioco della parrucchiera? Ti asciugo con l'asciugamano forte forte».
Strofino la sua testa con vigore, pregando che non si ammali, perché le medicine costano più della bolletta che non ho pagato.
REGOLA 2: LA LAVATRICE È UN NEMICO NOTTURNO
Non lavo i vestiti di giorno.
Lo faccio alle tre di notte.
Mi sveglio. Scendo in punta di piedi.
Stacco tutto. Stacco la TV (la lucina rossa consuma). Stacco il microonde dalla spina.
Faccio partire il ciclo "Eco".
Sto seduta sul pavimento freddo del bagno, al buio, ad ascoltare il cestello che gira.
È il rumore della mia povertà.
Guardo i panni girare e piango.
Piango perché lavoro 40 ore a settimana in un call center e non posso permettermi di lavare le mutande a 60 gradi.
Se il contatore scatta ora, dovrò scendere in cantina con la torcia, e ho paura dei topi.
Quindi resto ferma, immobile, sperando che i Watt bastino.
REGOLA 3: LA CENA A LUME DI CANDELA (Non è romanticismo)
Ieri sera è arrivata la raccomandata finale.
Ultimo avviso prima del distacco.
Mancano 180 euro. Io ne ho 40 sul conto.
Ho cucinato la pasta.
Mentre l'acqua bolliva, la luce ha sfarfallato.
Click.
Buio.
Il silenzio improvviso del frigorifero che muore.
Alice ha cacciato un urlo.
Io avevo già le candele pronte sul tavolo.
Le ho accese subito, con le mani che tremavano così tanto che mi sono bruciata un dito.
«Sorpresa!» ho gridato con una voce troppo acuta, isterica. «Stasera cena magica! Come le principesse nel castello!».
Alice ha riso. «Wow mamma! Che bello!».
Abbiamo mangiato la pasta al pomodoro alla luce di due candele Ikea mezze consumate.
Lei vedeva la magia.
Io vedevo le ombre lunghe sui muri che sembravano mani pronte a strangolarmi.
Io sentivo il freddo che saliva dalle piastrelle.
Io pensavo: "Domani staccano tutto. Domani non potrò scaldarle il latte. Domani sarò una madre che non può nemmeno garantire la luce".
REGOLA 4: IL PIGIAMA SOTTO I VESTITI
Stanotte dormiamo insieme nel lettone.
Ho messo a Alice il pigiama di pile, e sotto la canottiera di lana, e sopra due paia di calze.
«Mamma, sembro l'omino Michelin!»
Ridiamo.
La stringo forte.
Non solo per amore. La stringo per rubarle il calore corporeo, e per darle il mio.
Siamo due stufe umane sotto tre coperte pesanti che odorano di chiuso perché non posso lavarle spesso.
Mi chiamo Laura, e la gente pensa che io sia una donna normale.
Ma se mi stringete la mano, la sentirete gelida.
Non è il meteo.
È il freddo di chi vive con l'ansia perenne che la civiltà finisca con un click secco del contatore, lasciandomi sola a spiegare a mia figlia perché il mondo ha deciso di spegnerci.
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