08/07/2019
SPENSIERATEZZA...
Aaaa “La Dolce Vita” lo straordinario periodo tra la fine degli anni 50 e la prima metà del 1960...
Dieci anni speciali che attraversano come una scossa, anzi un flash, Roma e l’Italia intera, lasciando un’impronta indelebile in tutto il mondo che ne fu grandemente affascinato e influenzato.
Giustificatamente La Dolce Vita viene associata all’omonimo capolavoro cinematografico di Fellini che appare come un «grande affresco sull’Italia fra gli anni Cinquanta e Sessanta», un «nitido ritratto della società italiana in pieno boom economico» con tutta la sua voglia di divertirsi e di mettersi in mostra.
Ma gli “anni più belli” non furono solamente questo. Mentre lo stesso Federico Fellini ed Ennio Flaiano coniavano il termine “Paparazzi”, in quella fervida stagione la nostra nazione esprimeva eccellenze in ogni fondamentale settore della società, dall’arte alla tecnica, dall’industria alla letteratura, dall’architettura e design alla moda. E, naturalmente, nel cinema e nella fotografia.
La Dolce Vita fu uno stile di vita e l’emblema di un’epoca...Le fotografie e i fotografi sono i grandi protagonisti, testimoni e cantori di quel mondo, mentre i rotocalchi sono stati lo specchio inquietante di una società che si autocelebrava in continuazione, si rappresentava, si premiava.
L’effetto del rimbalzo tra film e stampa ha un forte impatto anche sugli elementi formali dei giornali: aumentano il numero e la frequenza delle pagine dedicate al gossip cinematografico; le fotografie prevalgono nettamente sugli articoli; prevale la tendenza a proporre scatti diversi dello stesso soggetto, creando un insieme di immagini che richiama la sequenza dei fotogrammi della pellicola. La fotografia campeggia sulle copertine, andando incontro ad una “fame di immagini” non ancora saziata dalla televisione...