05/02/2026
Questa non è la mia versione dei fatti. È la mia storia… di me si è detto molto, ora dico IO!!!
Negli anni ho imparato a lavorare s**o, molto s**o.
Lavoro da quando avevo 14 anni e tutto ciò che ho costruito me lo sono guadagnato con impegno, sacrificio e costanza. Nulla mi è stato regalato.
Essere arrivata dove sono oggi, soprattutto come donna, non è stato semplice. In molti casi è stato più faticoso di quanto lo sarebbe stato per un uomo. Eppure, troppo spesso, i miei risultati sono stati attribuiti ad altri: al fatto di avere accanto un marito che fa il mio stesso lavoro, all’idea che io sia stata “aiutata”, che non abbia mai davvero raggiunto nulla da sola, che sia stata una collaboratrice, una dipendente, o semplicemente “la moglie che dà una mano”.
C’è chi entra ed esce dai nostri locali e saluta solo lui, anche quando io sono lì davanti.
Lo fate pensando di ferirmi? Davvero?
Se c’è una cosa che fate, è solo dimostrare quanto possiate essere piccoli.
E quando questo atteggiamento arriva da altre donne, la delusione è doppia. Perché da una donna mi aspetto ben altro: rispetto, intelligenza, consapevolezza. Non competizione sterile, non meschinità mascherate da educazione.
Anche come madre mi sono sentita giudicata. Mi è stato detto che non ero abbastanza presente, che avrei dovuto scegliere diversamente, che se soffrivo per un evento perso di mia figlia non avevo diritto a farlo perché “era una mia scelta”. Nessuno però vede le rinunce, i sensi di colpa, le notti difficili, né l’amore che guida ogni mia decisione.
Quando parlo dei miei obiettivi – come il desiderio di costruire una catena di locali sento ancora il peso di giudizi non richiesti, di opinioni che nessuno ha domandato ma che tutti sembrano autorizzati a dare.
La mia vita privata è, e resterà, privata.
Le mie scelte, i miei errori, le mie cadute e le mie risalite riguardano solo me. Le conseguenze le ho sempre affrontate in prima persona, così come ho pagato il prezzo della fiducia data a chi non la meritava.
Negli ultimi anni ho conosciuto molte persone. Alcune le ho credute amiche. Solo nei momenti più difficili ho capito davvero chi fossero e su chi potessi contare. Oggi lo so. E questa consapevolezza vale più di mille presenze di facciata.
Prima di parlare di me, forse varrebbe la pena fermarsi un attimo e chiedersi:
chi è davvero Vanessa?
Io so chi sono.
So quanto lavoro, quanto lotto, quanto amo mia figlia e quanto rispetto il mio percorso.
A chi continua a parlare di me senza conoscermi, dico solo questo:
non avete idea di chi io sia.
E non è un problema mio.
Il mio valore non si misura nei vostri commenti,
non si riduce nei vostri saluti selettivi,
e non dipende dal vostro bisogno di sminuire ciò che non riuscite a comprendere.
Io continuo a costruire.
Voi potete continuare a parlare.
E tra le due cose, una sola lascia traccia.