09/06/2025
"Ringrazio innanzitutto per l’attenzione che Report ha dedicato al nostro comparto. Tuttavia, credo sia importante chiarire un punto di fondo: Unionbirrai ha scelto di non alimentare un dibattito tra birre “buone” e “meno buone”. Non è questo il cuore del problema.
Oggi il 97% del mercato italiano della birra è dominato da produzioni industriali. Solo il 3% circa dei consumi riguarda la birra artigianale. Questo non perché i consumatori non sappiano riconoscere la qualità, e nemmeno perché manchi la qualità stessa: il problema è strutturale.
I piccoli produttori indipendenti si trovano ogni giorno a dover affrontare ostacoli che vanno ben oltre la produzione e la capacità artigianale: parliamo di un carico burocratico complesso e spesso sproporzionato, di un regime fiscale e accise che, seppur in parte agevolato, continua a pesare in maniera significativa sui flussi di cassa delle micro e piccole imprese, e di un divario competitivo enorme rispetto ai grandi gruppi multinazionali, che possono contare su economie di scala e strumenti fiscali internazionali oggi inaccessibili ai piccoli.
Serve una politica industriale seria e lungimirante per il nostro settore. Servono interventi concreti su più fronti: semplificazione amministrativa, fiscalità proporzionata, azzeramento delle accise, incentivi agli investimenti produttivi e al radicamento delle filiere locali.
Altrettanto fondamentale, però, è l’investimento nella cultura del consumo consapevole: dobbiamo saper raccontare al grande pubblico il valore della birra artigianale, come negli anni si è fatto - con successo - in tante occasioni. Non per creare un’élite di esperti, ma per avvicinare in modo semplice e accessibile ogni consumatore alla qualità, alla filiera corta, alla diversità e alla ricchezza che il prodotto artigianale porta con sé.
Solo così, con un approccio sistemico e non ideologico, potremo finalmente permettere alla birra artigianale italiana di esprimere appieno il suo potenziale.”