Archivio Storico Il Sessantotto

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10/06/2026
Sabato 16 maggio 2026, ore 18:00, Circolo Aurora - Piazza Sant'Agostino, Arezzo."Corde nell'Abya Yala" è una conferenza-...
14/05/2026

Sabato 16 maggio 2026, ore 18:00, Circolo Aurora - Piazza Sant'Agostino, Arezzo.

"Corde nell'Abya Yala" è una conferenza-concerto che celebra l'identità dell'America Latina attraverso i suoi strumenti a corda. Più che un semplice concerto, è un viaggio nell'immaginario sonoro e visuale dove l'arpa, la chitarra e il charango diventano cronaca vivente di una metamorfosi culturale. La serata unirà l'esecuzione musicale dal vivo a una mostra di manifesti storici accompagnata da una conferenza esplicativa, offrendo un'esperienza immersiva tra suoni, narrazione e memoria visiva.

Tiziana Palmiero: Arpista, cantante e ricercatrice con un dottorato in Studi Latinoamericani. Esperta di arpa ispanoamericana e musica barocca, dirige attualmente un prestigioso progetto Fondecyt sulla ricerca storico-organologica in Cile. La sua carriera internazionale unisce il rigore scientifico della ricerca d'archivio a una raffinata attività concertistica e discografica.

Franco Daponte: Etnomusicologo, polistrumentista e dottore di ricerca in Musicologia. Esperto interprete di cordofoni andini, la sua attività si concentra sulla ricostruzione degli immaginari sonori che collegano l'Europa all'America Latina attraverso lo studio dell'organologia e della prassi esecutiva.

Lucas Gonzalo: Artista visivo formato presso l’Accademia di Belle Arti di Firenze. Ricercatore dell’immaginario visivo cileno in Italia, collabora con l’Archivio Storico del ’68 nel recupero della memoria grafica e dei movimenti muralisti latinoamericani dell’esilio.

"Il pentagono e Israele pronti a colpire Tehran con "Angelo Baracca*(Il manifesto, 22 gennaio 2006) La prossima primaver...
07/05/2026

"Il pentagono e Israele pronti a colpire Tehran con "
Angelo Baracca*
(Il manifesto, 22 gennaio 2006)

La prossima primavera potrebbe riservarci un duro risveglio: a 61 anni da Hiroshima, c'è chi progetta una nuova . Questa volta contro Tehran. Lo sostiene uno studioso molto autorevole, Michel Chossudowsky (www.globalresearch.ca) secondo il quale Washington starebbe preparando i piani per un attacco preventivo all'Iran ma volendo evitare - dopo ľIraq - operazioni sul terreno, questi prevedono la possibilità di usare nuove armi nucleari di piccole dimensioni.
Ripetendo il copione dell'Iraq, la campagna di mistificazione da tempo condotta sui piani nucleari dell'Iran (con la miope complicità della Ue serve a confondere ľ'opinione pubblica in attesa di terminare i preparativi per un attacco che potrebbe scattare già il prossimo marzo. forse in coincidenza con il rapporto dell'Aiea all'Onu sul programma nucleare iraniano. Secondo i piani elaborati dal Pentagono ľ'attacco su grande scala sarebbe condotto da bombardieri stealth B-2 dalla base di Diego Garcia o direttamente dagli Usa e dagli F-117 da al Udeid in Oatar. I tutto sarà coordinato dal Comando Strategico (Usstratcom) attraverso un nuovo comando specifico (fccsgs, Joint Functional Component Command Space and Global Strike), ma coinvolgerà questa volta direttamente Israele. a cui Washington ha trasferito sistemi d'arma convenzionali e nucleari, tra cui testte Buster Bunker: testate che si aggiungono al suo già poderoso arsenale (200 o più testate) ed alla disponibilità di bombardieri e missili a medio rag- gio, lanciabili anche dai sommergibili acquisiti dalla Germania (Dinucci. il manifesto. 16 dicembre 2005)
Contatti diplomatici si sono sviluppati nel corso del 2005 con la Turchia, la Nato ed altri paesi arabi consen- zienti, e a questi hanno fatto seguito intensi programmi comuni di eserci- tazioni. A differenza di quanto avven- ne per ITrag, nessuna voce dissenziente è emersa dalla UE. mentre non è chiara la natura del coinvolgimento della Nato. La questione dei piani nucleari dell'Iran è complessa ma si puờ riassumere dicendo che, malgrado alcuni innegabili errori e scorrettezze iniziali (ma chi si è scandalizzato quando si seppe che la Corea del Sud aveva condotto esperimenti segreti di arricchimento delluranio?), ITran rivendica il diritto, garantito dal Trattato di Non Proliferazione del 1970. di sviluppare tecnologie nucleari civili (come ha fatto ad esempio il Brasile): il trattato designa anche l'ente incari- cato di controllare che i progetti nu- cleari non abbiano sviluppi militari l'AIEA, che fino ad oggi, pur essendo sottoposta ad enormi pressioni, affer- ma di non avere trovato nessun indi- zio in questo senso.
L'elaborazione da parte degli Usa di una nuova strategia nucleare è incorso da tempo: la > del 2001 aveva integrato gli armamenti nucleari nel sistema di- fensivo, per renderne effettivamente possibile ľuso, e la più recente seppure in corso di approvazione, prevede esplicitamente un attacco nucleare preventivo contro paesi che usare armi di distuzione di massa. L'attacco all'Iran vedrebbe ľuso di un mix di armi convenzio- nali e nucleari con testate di potenza molto piccola di nuova generazione, concepite proprio per cancellare la distinzione tra armi nucleari e convenzionali. I Pentagono sostiene che queste testate sono innocue per i civili, esplodendo sotto terra, e le presenta come mezzi per costruire la pace e prevenire : ma la Federation of the American Scientists valuta che la loro capacità di penetrazione nel terreno sia molto limitata. In ogni caso appare inevitabile un'e stensione del conflitto. con conse- guenze inimmaginabili. Tehran ha confermato che risponderebbe all'attacco con colpi missilistici diretti su Israele e le strutture militari statunitensi in Irag e nel Golfo Persico, L'Iran non è l'Irag, e il programma nucleare è divenuto una questione di dignità nazionale.
Inoltre l'Iran sta acquisendo difese antimissilistiche da Mosca e si sta dotando di un sistema satellitare d'allarme (la Russia ha da poco lanciato un satellite iraniano). A questo punto viene da chiedersi quale sia in realtà l'obiettivo di questa lucida follia dell'Amministrazione Bush: probabil- mente si tratta del tentativo di portare il Medioriente ad un punto di non ritorno, di disgregarlo, di renderlo ingestibile in modo che anche una fiutura. diversa. Amministrazione non possa far altro - con grande soddisfazione del complesso militare-industriale - che continuare a portare avanti questa politica di violenza, di guerra e di .

"Scienza e guerra, non c'è neutralità"Angelo Baracca*.(il manifesto, 22 gennaio 2009)La questione posta dagli studenti d...
07/05/2026

"Scienza e guerra, non c'è neutralità"
Angelo Baracca*.
(il manifesto, 22 gennaio 2009)

La questione posta dagli studenti dell'Università La Sapienza di Roma del boicottaggio accademico di Israele. e in generale della ricerca militare, investe più di una questione, che vorrei affrontare nel portare il mio sostegno alla proposta.
Una prima questione riguarda gli aspetti politici contingenti, su cui pesa il giudizio su Israele e il conflitto israelo-palestinese: se in 42 anni la potenza incomparabilmente più forte della regione non ha trovato il modo di risolvere i problema del popolo e dello stato palestinesi, porta senza dubbio la responsabilità preponderante.
Ai colleghi che rifiutano di inter- rompere le collaborazioni scientifiche con Israele vorrei chiedere se larebbero la stessa risposta si trat asse di collaborazioni, poniamo con l'Iran: e lo dico non per reiterare accuse a Tehran, per la cui leadership non ho nessuna simpatia, ma che fino a oggi non è incolpabile di palesi infrazioni internazionali. Israele è in palese e grave violazione del diritto internazionale, almeno perché non dichiara il proprio potenziale nucleare e non ammette verifiche dell' Agenzia internazionale per l'energia atomica.
Si può rispondere che questo non ha a che fare direttamente con le collaborazioni scientifiche di base. Vorrei ricordare allora che nel 1939 vari scienziati proposerc di non pubblicare i risultati delle ricerche sull'uranio: questo fu accettato solo più tardi, ma nessuno scienziato avrebbe mantenuto collaborazioni con la Germania nazista. Sia chiaro. non sto in alcun modo paragonando Israele alla Germania nazista, mi riferisco solo a violazioni del diritto internazionale e a rischi di escalation militari, su cui le persone ragionevoli non dovrebbero avere dubbi.
Qualche anno fa l'Unione europea varò forti sanzioni verso Cuba, rea di avere fucilato o imprigionato cittadini che espatriavano clandestinamente: quei provvedimenti compromisero la collaborazione scientifica e didattica che io, e altri, intrattenevamo con Cuba: qualcuno dei colleghi oggi in gioco con Israele alzò la voce?
Israele è uno Stato , in cui la minoranza non ebraica ha uno status sociale diverso. I colle- ghí che collaborano con uníversi- tà e centri di ricerca israeliani si so- no mai preoccupati di chiedere ai colleghi quale sia la percentuale di arabi nel corpo accademico e di ricerca? E se quegli istituti hanno collaborazioni con centri militari?
Il direttore del Dipartimento di Fisica di Roma avrebbe risposto agli studenti (cito dal manifesto di non sapere quale futuro possano avere queste applicazioni, se in direzione positiva o a fini bellici In questi giorní (come già nel 2006) circolano con insistenza accuse a Israele sull'uso o sperimentazione di armi nuove e atroci. Lo scrittore israeliano Shamuel Amir denunciava domenica il carattere , con la superiorità schiacciante dei suoi armamenti. Di fronte a questi rischi gli scienziati non possono mettersi l'anima in pace: provino almeno a prendere posizione contro le armi usate da Israele. e vedere se le loro collaborazioni proseguiranno.
Ma non ce lho in particolare con il Direttore del Dipartimento perché dietro la sua risposta sta una questione generale: l'ideologia secondo la quale la scienza è un valore universale al di sopra delle questioni sociali e non è re- sponsabile delle applicazioni - buone o cattive- dei risultati. Non entro nel merito. Mi risuona l'esclamazione di Enrico Fermi

https://ilmanifesto.it/la-cop-chiude-senza-traccia-dei-combustibili-fossili
28/04/2026

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Brasile (Internazionale) Il Brasile ha cercato di salvare il multilateralismo prima del Pianeta, le relazioni tra Stati prima delle foreste, gli interessi fossili prima di quelli dei popoli. Così è finita la Cop30 di Belém, la prima conferenza Onu sul clima ospitata in Amazzonia: la «Cop della v...

Buon 1° maggio a Tutti/e
28/04/2026

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23/04/2026

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4 likes. "Dove Finì la Guerra tour: il Museo della Fine della Guerra di Dongo"

Questo romanzo, IL FILO DEI RICORDI, riprende vicende già presenti in un precedente racconto, LA BALLATA DEI DESTINI INC...
04/12/2025

Questo romanzo, IL FILO DEI RICORDI, riprende vicende già presenti in un precedente racconto, LA BALLATA DEI DESTINI INCROCIATI, di cui può essere considerato un prequel,
ma al tempo stesso un sequel. La storia si innesta sui drammatici accadimenti del massacro, compiuto a sangue freddo dalle
forze speciali, dei guerriglieri che alla metà degli anni 90, a Lima, in Perù, sequestrarono coloro che si trovavano nell’ambasciata del Giappone, che nella libertà creativa dell’autore diventa
l’ambasciata tedesca. Anche qui si intrecciano le vicende politiche dei protagonisti del romanzo, in una trama che, partendo dalla negatività del presente, si apre alla speranza di un futuro di liberazione. Ma lo stesso si può dire delle storie private dei singoli che in un lungo corso di anni giungono a esiti felici. Gli eroici guerriglieri Ester, Xavier e i giovanissimo Hector; Giacomo, prete di periferia e al tempo stesso noto teologo della liberazione, inviso ai potenti quanto alla chiesa istituzionale; Ingrid, la bella e coraggiosa giornalista tedesca, impavida nel combattere i dittatori; José, testimone dell’eccidio, riparato in Italia dopo una rocambolesca fuga per terra e per mare; Cherif, medico palestinese votato alla difesa dei più fragili; per non parlare di Esteban, che da semplice maestro elementare della Sierra giunge a diventare il primo presidente progressista del Perù, sono protagonisti di una storia che ad ogni momento ci lascia col fiato sospeso, una storia dove
avventura, amore e ideali di giustizia si fondono in un amalgama felice. Come scrive la poetessa Martha Canfield “man mano che il lettore va avanti, rapito dalla storia che si racconta, potrà
apprezzare come quest’opera neo storica non è soltanto la ricostruzione di un fatto che a suo tempo scatenò orrore e indignazione, ma è anche una creazione coinvolgente dove la finzione serve per farci vivere storie commoventi e per farci ragionare su diversi aspetti della società in cui viviamo.”

Indirizzo

Via Gian Paolo Orsini 44
Florence
50126

Orario di apertura

Martedì 10:00 - 13:00
17:00 - 19:00
Giovedì 10:00 - 19:00

Telefono

+390559332366

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