27/08/2026
Il RIFUGIO MONTE BARONE dopo l’incendio:
Il 26 agosto, a 20 giorni dalla nostra evacuazione, siamo finalmente potuti tornare al Rifugio Monte Barone.
Siamo saliti in deroga alle ordinanze di divieto di accesso all’area interessata dall’incendio, tuttora vigenti, accompagnati dai volontari del Soccorso Alpino di Coggiola e dalla squadra di manutenzione sentieri del CAI Valsessera. A loro va il nostro più sincero grazie: senza il loro prezioso supporto questo sopralluogo non sarebbe stato possibile.
Abbiamo trovato una montagna profondamente ferita.
I sentieri di accesso presentano ancora focolai nella lettiera e nelle radici degli alberi, grossi tronchi caduti che impediscono il passaggio, terreno che in alcuni punti cede e fa sprofondare, massi e pietre instabili e porzioni di sentiero completamente crollate. Cercare percorsi alternativi non è semplice e, soprattutto, non è ancora sicuro.
Intorno, un paesaggio quasi lunare pervaso dall'odore acre di bruciato.
Anche il rifugio è stato raggiunto dal fuoco sul retro, proprio in prossimità del tetto, che in quel punto è praticamente a contatto con il terreno.
Siamo stati fortunati: il fuoco non è entrato nei locali tecnici, dove la presenza di legnaia, combustibili e bombole del gas avrebbe potuto provocare conseguenze ben più gravi.
Ma i danni ci sono. Le condutture dell’acqua e quelle degli scarichi sono state distrutte e dovranno essere completamente sostituite.
Per questo, l’attività del Rifugio Monte Barone non potrà riprendere fino a quando non sarà ripristinata la rete sentieristica e rifatta l’impiantistica necessaria a rendere nuovamente funzionale la struttura.
Non ci resta che aspettare.
Eppure, proprio mentre osservavamo questa montagna così diversa da quella che conoscevamo, abbiamo trovato un piccolo segnale che ci ha incuriosito.
Tra la terra bruciata sono comparse strane macchie color salmone. Potrebbero essere quelle di un fungo pirofilo, Pyronema omphalodes, organismo che compare sui terreni interessati dal fuoco e contribuisce ai primi processi di decomposizione del materiale carbonizzato.
Forse è davvero una delle primissime tracce di rinascita biologica.
È solo un piccolo segno, quasi invisibile in mezzo alla devastazione.
Ma noi scegliamo di guardare proprio quello.
Perché la montagna è ferita.
Ma non è finita.
E alla rinascita vogliamo credere. ❤️🩹🌱
Mara Viganò e Paolo Montini