Foodiverso

Foodiverso Foodiverso informa sui temi del cibo sostenibile, salubre e di qualità

PASTA: LE SPECIFICHE INSUFFICIENTI DI UN’ETICHETTAQuesta etichetta di una confezione di   contiene un dettaglio tutt’alt...
10/09/2026

PASTA: LE SPECIFICHE INSUFFICIENTI DI UN’ETICHETTA
Questa etichetta di una confezione di contiene un dettaglio tutt’altro che irrilevante: indica le provenienze del grano, specificando Italia e Australia, invece di limitarsi alla generica dicitura «UE e non ».
Perché farlo?
Perché indicare il Paese significa assumersi la responsabilità di rendere più trasparente l’origine della materia prima e, al tempo stesso, distinguersi da filiere che si approvvigionano in Paesi caratterizzati da normative e pratiche fitosanitarie differenti.
Il Canada, ad esempio, è tra i grandi esportatori di e consente pratiche agronomiche, compreso l’impiego del in determinate fasi e condizioni, che in Italia sono disciplinate diversamente e non è un caso se nessun produttore si sogna di specificare la provenienza da questo paese.
Ma c’è un passo ulteriore che sarebbe auspicabile: non soltanto indicare i Paesi di provenienza, ma anche la percentuale di grano riconducibile a ciascuno di essi.
Perché sapere che un prodotto contiene grano «italiano, australiano e altro» è certamente meglio di un generico «UE e non UE».
Sapere quanto ce n’è di ciascuno sarebbe vera trasparenza.
L’origine non è un dettaglio in . È parte dell’identità di ciò che mangiamo.

LA NUOVA DISFIDA DELL’ARANCINOMettiamo per un momento da parte la solita guerra semantica tra arancino e arancina.La nuo...
10/09/2026

LA NUOVA DISFIDA DELL’ARANCINO
Mettiamo per un momento da parte la solita guerra semantica tra arancino e arancina.
La nuova disfida è molto più interessante: l’arancino si è diffuso prima o dopo il 1950?
All Food Sicily riapre il caso raccontando il confronto tra Alberto Grandi e Francesco Lauricella. Leggi l’articolo di All Food Sicily⁠
La tesi del “dopo il 1950” prende le mosse dai dati ISTAT sul consumo di riso nell’Italia del dopoguerra.
Ma le fonti storiche sembrano raccontare una storia meno lineare.
Nel 1857 Giuseppe Biundi registra la voce arancinu nel suo dizionario siciliano.
Nel 1894 Federico De Roberto parla di «arancine di riso» ne I Viceré.
E nel 1917 lo Zingarelli registra arancina come preparazione siciliana di e .
Attenzione: documentare l’esistenza dell’arancino non significa dimostrare che fosse già un alimento di massa, né che la ricetta fosse quella odierna.
Ma una cosa è certa: la storia della gastronomia non può essere scritta soltanto con le statistiche dei consumi, così come non può essere affidata soltanto alla tradizione orale.
Servono le fonti.
E così, dopo decenni passati a litigare su o , scopriamo che dobbiamo ancora metterci d’accordo su quando sia diventato davvero l’arancino che conosciamo oggi.
Forse, in fondo, è questa la cosa più siciliana di tutte.
L’unica cosa certa è che da dieci anni a questa parte in Sicilia si è ripreso a coltivare riso (https://www.facebook.com/share/p/1GTn7D1anF/?mibextid=wwXIfr)

Fonte: https://www.allfoodsicily.it/arancini-1950-origini-lauricella-grandi/

IGP – GRANI ANTICHI SICILIANI: UNA SCELTA PER IL FUTURO DELLA NOSTRA TERRA  Per anni hanno detto che coltivare grani ant...
09/09/2026

IGP – GRANI ANTICHI SICILIANI: UNA SCELTA PER IL FUTURO DELLA NOSTRA TERRA
Per anni hanno detto che coltivare grani antichi fosse una follia.
Rese inferiori. Mercato incerto. Legislazione bordeline.
Mentre il sistema agroindustriale correva nella direzione opposta: più quantità, meno prezzo, più commodity.
Eppure, mentre alcuni “visionari” continuavano ostinatamente a seminare, qualcosa stava cambiando.
Oggi quel modello mostra tutte le sue contraddizioni. E ciò che ieri sembrava una scelta romantica o antieconomica comincia ad apparire per quello che forse era davvero: una scelta lungimirante.
Perché c’è una differenza fondamentale tra prezzo e valore.
Il prezzo è quello che il mercato decide di pagare.
Il valore è ciò che una cosa realmente rappresenta.
Un chilo di grano può avere un prezzo di pochi centesimi. Ma dentro quel chilo possono esserci secoli di selezione, biodiversità, adattamento a un territorio, cultura contadina, paesaggio, identità e conoscenze che non si possono ricostruire con una quotazione di borsa.
Il sistema delle commodity tende a trasformare tutto in un prezzo.
Noi vogliamo fare il contrario: restituire valore a ciò che il prezzo ha progressivamente impoverito.
Non vogliamo necessariamente produrre il grano che costa meno.
Vogliamo produrre il grano che vale di più.
E quel valore non è soltanto nel chicco.
È nel territorio.
È nella varietà che conserviamo.
È nell’agricoltore che continua a coltivarla.
È nella qualità del prodotto che offriamo.
È nella biodiversità che manteniamo viva.
È nella filiera che costruiamo.
È nella storia che siamo ancora capaci di raccontare.
Per questo nasce una Rete.
Non per guardare nostalgicamente al passato, ma per costruire un futuro diverso.
Perché se accettiamo di competere soltanto sul prezzo, ci sarà sempre qualcuno disposto a produrre a meno.
Se invece impariamo a costruire valore, la partita cambia.
E cambia più in fretta se informiamo la gente.
Forse, allora, non erano pazzi.
Erano semplicemente qualche anno avanti.
E forse la vera rivoluzione agricola non sarà produrre di più.
Sarà finalmente dare più valore a ciò che produciamo.
Per tutti questi motivi, tutti coloro, produttori e trasformatori, che sono interessati a costruire questo percorso, difficile ma necessario, sono invitati a partecipare all’assemblea costituente di sabato 19 settembre, c/o “Era Ora” dei F.lli Ferrara, Zona Industriale Grotta d’Acqua Serradifalco (CL).
Ne va del futuro nostro e di chi ci seguirà.

Chi desidera partecipare è invitato a compilare il form: https://www.jotform.com/262281010925045

https://www.radioluce.it/2026/09/05/grani-antichi-siciliani-verso-ligp-e-il-consorzio-di-tutela-il-19-settembre-assemblea-a-san-cataldo/

LA CELIACHIA É DAVVERO AUMENTATA?Non è soltanto una questione di diagnosi migliori o di maggiore attenzione da parte dei...
09/09/2026

LA CELIACHIA É DAVVERO AUMENTATA?
Non è soltanto una questione di diagnosi migliori o di maggiore attenzione da parte dei . Alcuni studi hanno dimostrato che, nel corso delle ultime generazioni, la prevalenza della celiachia è realmente aumentata.
E lo hanno fatto utilizzando un metodo particolarmente interessante: analizzando campioni di sangue raccolti decenni fa e conservati, confrontandoli con campioni più recenti.
Nel 2009 Rubio-Tapia et al., pubblicarono su uno studio che confrontava 9.133 campioni di sangue raccolti tra il 1948 e il 1954 con campioni più recenti. La celiachia risultava presente nello 0,2% dei campioni storici, contro circa lo 0,8-0,9% nelle coorti contemporanee: un aumento di circa quattro volte.
Un risultato analogo è emerso in Finlandia. Lohi et al., confrontarono campioni raccolti nel 1978-1980 con quelli del 2000-2004: la prevalenza della passò da circa l’1% a quasi il 2%, praticamente raddoppiando.
Insomma, la popolazione celiaca è realmente aumentata. E gli stessi studi suggeriscono che il fenomeno non possa essere spiegato semplicemente con il miglioramento delle diagnosi, chiamando in causa possibili cambiamenti dei fattori ambientali.
La domanda, allora, è inevitabile:
Cosa è cambiato nel negli ultimi 50 anni?

08/09/2026

7,25 miliardi di euro in 21 anni: questo è quanto Bayer Monsanto ha stanziato per liquidare le richieste di risarcimento danni dovute al Glifosato negli USA

CHI É L’ARBITRO?Le due pagine che Il Sole 24 Ore ha dedicato al grano duro offrono uno spettacolo assai più istruttivo d...
08/09/2026

CHI É L’ARBITRO?
Le due pagine che Il Sole 24 Ore ha dedicato al grano duro offrono uno spettacolo assai più istruttivo di quanto potrebbe sembrare.
Da una parte Vincenzo Gesmundo, segretario generale di Coldiretti, titola: «Pasta 100% made in Italy solo se è garantita l’origine del grano duro». Dall’altra Vincenzo Martinelli, presidente di Italmopa, replica: «Italia fortemente deficitaria, senza import impossibile produrre pasta».
Due posizioni apparentemente antitetiche. Uno accusa l’arbitro, l’altro difende il regolamento. Ma, nel frattempo, il campo si restringe.
Perché dietro questa disputa c’è un convitato di pietra che nessuno sembra avere particolare interesse a far accomodare al tavolo: la politica. I governi che si sono succeduti negli ultimi trent’anni, di ogni colore e denominazione, hanno lasciato progressivamente deteriorare la nostra cerealicoltura, mentre si affidavano, almeno nelle dichiarazioni pubbliche e nella consolidata credenza popolare, alle parole dei vertici Coldiretti come se fossero il Vangelo dell’agricoltura italiana.
Poi, naturalmente, arrivava la realtà.
E la realtà suggeriva di accontentare ora gli uni, ora gli altri: agli agricoltori la retorica della tutela, all’industria le condizioni necessarie a continuare a importare. Una sapiente arte del compromesso, calibrata sulle convenienze del momento, che ha prodotto un risultato assai poco compromissorio: la progressiva dipendenza dall’estero.
C’è poi un dettaglio che meriterebbe ben più di una nota a margine.
La filiera industriale della pasta ha dimostrato una capacità di interlocuzione istituzionale non comune. È riuscita a essere rappresentata nella CUN del grano duro, il luogo nel quale si forma il riferimento del prezzo, e ha contestato davanti al TAR il monitoraggio di ISMEA sui costi di produzione del frumento, ottenendone l’annullamento.
Tutto legittimo, naturalmente. Ma politicamente assai eloquente.
Perché non capita tutti i giorni che una filiera riesca a esercitare una simile influenza sul mercato, sulla rappresentanza e persino sugli strumenti attraverso i quali si misura il costo della materia prima.
Altro che OPEC.
L’OPEC si occupa del petrolio. Qui siamo davanti a una forma assai più sofisticata di potere: non soltanto si discute del prezzo della materia prima, ma anche di chi debba stabilirlo e di come debba essere calcolato il costo per produrla.
E così arriviamo all’apparente paradosso di oggi: Coldiretti denuncia la crisi del grano italiano; Italmopa spiega perché, senza grano straniero, l’industria della pasta non potrebbe sopravvivere.
Sono davvero due mondi inconciliabili?
Forse.
Ma è curioso che, dopo decenni di contrapposizione, il risultato sia così armoniosamente convergente: un’agricoltura cerealicola sempre più debole e un’industria sempre più strutturalmente dipendente dall’estero.
La partita, dunque, non è soltanto capire chi abbia ragione.
È capire chi abbia contribuito a scrivere il regolamento, mentre tutti litigavano sull’arbitro.

08/09/2026

MIRACOLO, la CUN si è accorta dell’aumento del prezzo del grano in tutto il mondo

La MAGIA delle LATTUGHE CINESI: da GIALLE a VERDI con una PASSATA di COLOREIn Cina un giornale ha scoperchiato la pentol...
07/09/2026

La MAGIA delle LATTUGHE CINESI: da GIALLE a VERDI con una PASSATA di COLORE
In Cina un giornale ha scoperchiato la pentola: ortaggi imbottiti di formaldeide per arrivare "freschi" a destinazione, gambi di lattuga ritoccati col colorante come un selfie con il filtro sbagliato. Le autorità cinesi, va detto, hanno sequestrato e controllato. Bene per loro.
E qui la sorge la solita domanda: di chi possiamo fidarci?
Non della Cina come entità geografica, sarebbe pigro e pure ingiusto. Ma dei sistemi di controllo attraverso cui certi prodotti, coltivati a migliaia di chilometri e sotto regole scritte in un altro alfabeto normativo, finiscono comunque nel nostro carrello della spesa con la stessa disinvoltura di un pomodoro di Pachino.
Sui fitofarmaci il ragionamento non fa una piega: quelli pericolosi si vietano, quelli ammessi si usano come si deve. Punto.
Ma quando in qualche angolo del pianeta trattare un ortaggio con formaldeide o truccarlo esteticamente per venderlo meglio è prassi accettata, il problema smette di essere "quale principio attivo è autorizzato" e diventa molto più semplice, e molto più inquietante: quanto sappiamo davvero di cosa è successo a quel prodotto prima che arrivasse sulla nostra tavola?
E no, non stiamo parlando solo di lattuga esotica: nel 2024 la Cina è stata il primo fornitore dell'Italia per concentrato e puree di pomodoro, col 46% delle nostre importazioni. Il "made in Italy" della salsa, in altre parole, spesso nasce altrove.
All'agricoltore italiano chiediamo, giustamente, registri, tracciabilità, controlli su controlli, come se ogni pomodoro dovesse presentare le referenze. Sarebbe ora di pretendere lo stesso rigore anche quando il prodotto arriva da lontanissimo, invece di accontentarci di un atto di fede doganale.
Altrimenti la sicurezza alimentare rischia di trasformarsi in una barzelletta con la morale amara: obbligatoria fin nei minimi dettagli per chi produce sotto i nostri occhi, opzionale, anzi, affidata alla buona fede, per chi produce sotto occhi che non vediamo mai.

https://tg24.sky.it/mondo/2026/08/26/cina-formaldeide-cavoli

06/09/2026

Progressi: in 20 anni siamo passati dal produrre il 78 % del nostro fabbisogno di grano al 56,5 %.

GLI EQUILIBRI AGRICOLI CHE CAMBIANOStefano Feltri, che in questi ultimi periodi si è issato al ruolo di paladino anti co...
06/09/2026

GLI EQUILIBRI AGRICOLI CHE CAMBIANO
Stefano Feltri, che in questi ultimi periodi si è issato al ruolo di paladino anti contadini, non è un giornalista qualunque. È stato scelto da Carlo De Benedetti per dirigere Domani e proprio negli anni in cui l’Ingegnere si disimpegnava da Bonifiche Ferraresi, BF entrava nel sistema dei Consorzi Agrari, diventando uno dei perni della galassia Coldiretti.
Le sue castronerie elargite su "La 7", non sono soltanto il riflesso di una visione distopica, ma segnalano il mutato stato dell'arte dell'agricoltura italiana e dei suoi equilibri spostati.
Da allora è cambiato parecchio anche l’asse politico dell’agricoltura italiana: da un mondo storicamente vicino alla sinistra e al centrosinistra si è passati a un’agricoltura diventata una delle bandiere del governo di destra, tra sovranità alimentare, Made in Italy e rapporti sempre più stretti con Coldiretti e BF.
Con quest'ultima che dichiara di convertire tutta la sua produzione al bio e pare intenzionata a rilevare la maggioranza azionaria di NaturaSi.
E questo spostamento di campo, diciamolo, non deve aver lasciato tutti i giornalisti particolarmente soddisfatti.
Forse è anche per questo che oggi qualcuno considera gli agricoltori «quattro gatti che non servono a niente».
Ma dietro quella frase c’è molto più di una semplice provocazione. C’è una visione dell’agricoltura e, soprattutto, una battaglia per decidere chi deve contare nel suo futuro.
L’articolo di RisoItaliano mette in fila alcuni di questi passaggi e merita di essere letto.
Quanto a In Onda, davanti alle parole di Feltri sarebbe servita una replica ben più documentata e incalzante.
Diciamo che la chiocciola, quella sera, non sembrava proprio in grado di tenere il passo del trattore ed è bene che quest'ultima cominci ad aumentare la velocità per non rimanere schiacciata.

Video Stefano Feltri (https://www.facebook.com/100086451248639/posts/1078864725005226/?)

fonte: https://www.risoitaliano.eu/stefano-feltri-agricoltura-de-benedetti-bonifiche-ferraresi/

Indirizzo

Catania
95100

Telefono

+393291666287

Sito Web

Notifiche

Lasciando la tua email puoi essere il primo a sapere quando Foodiverso pubblica notizie e promozioni. Il tuo indirizzo email non verrà utilizzato per nessun altro scopo e potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

Scelte rapide

Condividi