01/02/2022
(✏️ Giuliana Ferraino) «Non ora Stacey», le ripeteva il capo quando Stacey Macken, broker inglese di 50 anni, assunta nel 2013 nell’ufficio londinese di Bnp Paribas, chiedeva un aumento in busta paga, molto più bassa di quella dei colleghi maschi con le sue responsabilità e ruolo. «Non ora», la prendevano in giro i colleghi maschi scimmiottando la risposta del capo. Però poiché il momento giusto non arrivava mai, Macken si è rivolta a un tribunale di Londra, che le ha dato ragione e ha condannato il gruppo bancario francese a pagare 2.081.449 di sterline, circa 2,5 milioni di euro, a Macken per discriminazione sessuale e disuguaglianza salariale. Non solo la corte inglese ha constatato che Bnp aveva «un sistema retributivo opaco in comune con altre organizzazioni finanziarie», ma la condotta della banca è stata «perfida e vendicativa», scrive il giudice del lavoro Emma Burns nella sentenza.
È la prima volta che una corte mette sotto accusa il «sistema retributivo» di una banca d’investimento, ordinando una verifica sulla parità di stipendio, bonus e altri compensi, ha affermato l’avvocato di Macken, Sheila Aly. Consapevole che «questo caso ha il potenziale non solo di chiudere il divario salariale di genere, ma di inviare un chiaro messaggio all’industria che questo tipo di discriminazione non è accettabile». Non solo nella City di Londra. Ancora più dura Macken: «È ora che queste grandi aziende facciano ordine in casa loro e si rendano conto che non è più accettabile pagare gli uomini di più per lavori di pari valore o discriminare pagando loro bonus più alti senza una buona ragione», ha dichiarato al Financial Times. 👉 Leggi l'articolo completo sul sito del 📰