15/04/2026
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Secondo appuntamento con
B A B Y L O N C A G L I A R I
stand-up history con Maurizio Pretta Carboni
“Certe abitudini che forse sono il maggiore incentivo a questa sorta di aberrazione, dovrebbero essere corrette. Abbiamo visto e vediamo tutti i giorni dei fanciulli armati di rivoltella e trastullarsi con quell’arma pericolosa. Le si portano in tasca come gingilli e, per un niente, si tirano fuori, non altrimenti se si trattasse d’un frustino, d’una mazzetta, d’un giuocattolo qualunque.
Una parola un po’ viva, un gesto che non vada a sangue, uno sgambetto puerile, possono provocare delle scene funeste. I maggiori danno i primi l’esempio nel ricorrere per ogni nonnulla all’arme, e con l’esempio viene la abitudine e dall’abitudine, giù giù, il disprezzo del pericolo che non s’avvede. Sarebbe il caso di pensarci sul serio”.
Così ammoniva il cronista cagliaritano del numero zero de L’Unione Sarda, che il 6 ottobre 1889 inaugurava le sue stampe.
Ma la città che si preparava ad aprire la lunga stagione del sindacato di Ottone Bacaredda non sembrò rifletterci abbastanza. Di lì a poco, torrenti di violenza e malessere avrebbero alimentato un vero e proprio fiume di sangue: tra il candore dei marmi dei monumenti e quello delle saline, tra le serate nei teatri, la vita scanzonata dei caffè alla moda, il brulichio del mercato e gli stabilimenti balneari.
Noi vi racconteremo l’altra faccia della ridente Cagliari della Belle Époque: quella nascosta nelle terze pagine dei quotidiani, fra i faldoni della Corte d’Assise — dove il popolo accorreva per assistere morbosamente al gratuito spettacolo della giustizia — e fra le strette, fredde celle delle carceri.
Vi racconteremo la Cagliari che la grande storia ha finto di non vedere, quella che non compare nelle cartoline d’epoca:
la Cagliari dei delitti e dei castighi.
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