05/02/2024
Vengo da una famiglia contadina della provincia di Vicenza. Da piccolo gioco a calcio: portiere. Alle medie il prof di educazione fisica, visto che non abbiamo portato l’abbigliamento adeguato, ci punisce con due giri di campo. Io lo stupisco e decido di cominciare a correre sul serio, strada e campestri.La prima vittoria importante a 17 anni, proprio a Brescia. 1976, categoria Allievi, vinco il campionato italiano della maratonina (12 chilometri).Studio per fare il geometra e ci riesco. 20 chilometri prima delle 8, colazione con caffè e grappa, da buon veneto, poi a dirigere il cantiere. La sera, altra corsa. È così che mi abituo a sopportare i grandi carichi di allenamento e capisco quanto sia importante, allo stesso tempo, godersi la vita: con vino e pancetta, per esempio.Nel 1984 debutto a Milano nella maratona e vinco subito. Perciò cambio vita, smetto di lavorare e sogno. L’asticella è altissima, per ba***re gli africani corro anche 280 chilometri alla settimana, ma la sera esco. Non voglio stress, sono felice e “pazzo”, fuori dagli schemi: questo è il mio segreto. Amo correre da solo, in posti diversi, anche nelle foreste della Svezia, dove una volta mi sono perso, oppure in compagnia di colleghi e della musica, con i primi walkman che mi legavo in vita.Nella maratona di Roma del 1986, il bresciano Osvaldo Faustini mi dà una lezione, ma mi rifaccio subito vincendo l’oro nella 42 chilometri degli Europei. Nell’87, il bronzo al Mondiale mi fa capire che sto preparando al meglio i Giochi di Seul 1988. Il 35esimo chilometro non nasconde insidie, anzi... Alla vigilia della gara olimpica, una birra piccola e poi un paio d’ore in discoteca. Paolo Rosi, il telecronista della Rai, mi vede a mezzanotte ed è allibito, ma quello era il mio doping: endorfine e buonumore. È grazie a quelli che, negli ultimi duemila metri della maratona dei Giochi, riesco a superare Wakiihuri e infine Salah.Ma il vero capolavoro lo faccio a Boston nel 1990. È la maratona più antica, una maratona che un campione olimpico non ha mai vinto. Il cast è stellare, una dozzina di atleti si mette d’accordo per battermi, ma voglio sfatare quella maledizione. Mi staccano, io penso alle mie qualità, mi gestisco, corro 42 chilometri da solo, ma li supero uno alla volta e stabilisco il nuovo primato nazionale in
2h8’19''.
/Gelindo Bordin/