21/10/2023
Dove oggi sorge il circolo degli anziani, un tempo vedevo germogli che sbucavano dal terreno e che crescevano a vista d’occhio.
Un mare verde ondeggiante sospinto dal vento che si allungava per tutta la 167 e rimaneva sospeso accanto alle palazzine comunali.
Quell’immensa distesa di grano regalava sensazioni magiche e forse indescrivibili… un misto di brezza, di profumi e di luce.
Col passare del tempo quel verde cambiava colore, il campo pieno di spighe mature si colorava di un biondo assoluto, bello come i capelli di una seducente fanciulla.
Di lì a poco seguiva la mietitura e ciò che restava di quel biondo oro era un terreno pieno di rametti di paglia e qualche balla qua e là.
Una volta caricate le b***e sui rimorchi dei contadini, su quel campo rimaneva il “restuccio”, che a quei tempi si bruciava ancora.
Il restuccio è quel pezzo di gambo che rimane attaccato al terreno dopo che la spiga è stata tagliata.
Rimane tutto dritto e appuntito che da lontano pare paglia, ma se ci cadi sopra giocando a pallone il restuccio ti buca le gambe e le fa sanguinare.
Noi di campi da calcio non ne avevamo abbastanza e giocavamo ovunque, anche sul restuccio, con estrema prudenza; aspettavamo con pazienza che dessero fuoco, solo allora quel terreno diveniva un “biliardo” e giocarci sopra era fantastico.
Ricordo che quel campo lo chiamavamo Il Silos, il nostro piccolo San Siro.
Noi piccini giocavamo nelle ore più calde perché dalle diciotto in poi ci giocavano i grandi.
Se chiudo gli occhi li rivedo ancora, tutti su quel campo: Aldo Altilia, mitico portiere, agile ed elegante, Turuzzu e Guglielmo Scavo che abitavano dirimpetto al campo, Luigi Viscomi (U Vrusciu) e tanti altri ancora.
Quel campo e quel nostro vociare allegro sono scomparsi per sempre… ma quel grano sussurra ancora al vento.
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