23/05/2026
il 23 maggio del 1992 sull’autostrada A29, presso lo svincolo per Capaci, a pochi chilometri da Palermo, 500 kg di tritolo posti sotto l’autostrada colpirono il convoglio del magistrato Giovanni Falcone con la sua scorta, uccidendo Falcone, gli agenti Vito Schifani, Rocco di Cillo e Antonio Montinaro, e la magistrata Francesca Morvillo. Un evento che rappresentò non solo una delle più grandi dichiarazioni di guerra alle istituzioni da parte della mafia, ma anche un colpo durissimo all’antimafia giudiziaria.
Falcone e tutti i magistrati uccisi dalla mafia sono l’emblema di un lotta che ha parzialmente liberato delle terre rese schiave, in cui anche solo parlare di mafia era una condanna a morte, ma anche di una lotta che sembra sbiadire sempre di più nel corso del tempo, mentre la mafia si riorganizza, prospera, gestisce i traffici di droga mondiali, si infiltra nell’economia, nell’edilizia, senza dichiarare vistosamente guerra alle istituzioni, ma anzi fondendosi con esse, riempiendo i vuoti lasciati dallo Stato. La mafia prospera a causa della precarietà economica, dell’alienazione a cui gli abitanti di contesti urbani o rurali più disagiati sono esposti: ecco che la mafia bussa alla porta, offre sostegno economico, servizi, attira con la logica del riscatto, diventa quel punto di riferimento che lo Stato non rappresenta più.
Abbiamo assistito negli ultimi mesi a numerose sparatorie nella nostra città, legate a vendette personali di stampo mafioso: ci serva da monito per ricordarci che la criminalità organizzata non si combatte solo con il pugno di ferro, indagini e processi, ma erodendo alla base l’impero mafioso, con la sensibilizzazione, il riscatto sociale e culturale, il pensiero critico per riconoscere le logiche mafiose, lottando per l’uguaglianza economica e sociale: l’antimafia sociale.
Come UDU, UDS e Zona Franka crediamo non basti ripudiare passivamente le mafie: serve un impegno attivo della cittadinanza, a partire dallə studentə, per non restare inermi di fronte al fenomeno mafioso. Lottare per un futuro migliore vuol dire lottare contro ingiustizia sociale, povertà educativa e precarietà economica spesso alla base dell’affiliazione giovanile.