Bistrò19 Ristorante Grill Enoteca

Bistrò19 Ristorante Grill Enoteca Ristorante Bistrò della tradizione calabrese con B&B Hotel

Nel nostro piccolo e grazioso Bistrò, si possono prenotare pranzi e cene di lavoro e su ordinazione il menù che meglio soddisfi il palato dei nostri preziosi clienti. Su prenotazione:
Spezzatino della tradizione
Carne della tradizione “e vasci” (capretto, agnello, coniglio, pollo casereccio)
Baccalà
Pesce crudo abbattuto

24/05/2026

La ristorazione non è una moda:
sta arrivando una selezione brutale

Aprire un ristorante oggi è diventato un gesto estetico.
Una parete industriale, due lampadine vintage, un forno a vista, un account Instagram ben costruito e improvvisamente tutti si sentono imprenditori della cucina.

Ma la ristorazione non è una moda.
È uno dei mestieri più duri che esistano.

Negli ultimi anni migliaia di persone hanno aperto locali senza avere una reale preparazione economica, gestionale o gastronomica. Hanno confuso la passione con la competenza. Hanno pensato che bastasse “amare il cibo” per reggere costi, personale, pressione fiscale, margini ridicoli, turni massacranti e clienti sempre più instabili.

La verità è semplice: nei prossimi dieci anni assisteremo a una chiusura enorme di attività.
Non per sfortuna.
Per improvvisazione.

Molti locali nascono già morti:

* menu copiati;
* identità inesistente;
* food cost fuori controllo;
* personale sottopagato;
* marketing senza anima;
* imprenditori che non conoscono nemmeno il proprio punto di pareggio.

E mentre tutti inseguono trend, reels e format fotocopiati, il mercato sta cambiando più velocemente della loro capacità di capire cosa sta succedendo.

Il cliente oggi non cerca solo un piatto.
Cerca verità, coerenza, esperienza, memoria.
E soprattutto riconosce immediatamente chi lavora con cultura e chi invece sta improvvisando.

Per anni la ristorazione è stata raccontata come un sogno romantico.
Chef-star, opening party, locali pieni, delivery infinito.
Ma dietro quella narrazione c’è una realtà molto meno glamour: burnout, debiti, sacrifici personali e margini sempre più stretti.

Il problema non è aprire un locale.
Il problema è aprirlo senza studio.

Servono tecnica, gestione, psicologia del cliente, leadership, conoscenza del territorio, capacità finanziaria e visione.
Chi entra in questo settore pensando che sia una scorciatoia per “fare tendenza” verrà travolto.

La prossima decade sarà spietata.
Sopravvivranno quelli che avranno identità vera, disciplina e competenza.
Non i più rumorosi.
Non i più social.
I più preparati.

Perché cucinare è arte.
Ma la ristorazione è guerra quotidiana.

19/05/2026

Cosa farò dopo?

Leggerò i miei libri, scriverò le mie Storie, berrò caffè, ascolterò musica e lascerò la porta sempre aperta…
Qualcuno prima o poi arriverà, tornerà

Storie…

27/04/2026

La psicologia dell’ospite è uno degli aspetti più sottovalutati ma più rivelatori della ristorazione. Il modo in cui una persona mangia, occupa lo spazio, interagisce con il personale e tratta la mise en place racconta molto più di quanto sembri: parla di educazione emotiva, consapevolezza sociale, rapporto con il potere e con il denaro, persino del grado di pace o conflitto interiore.

Osservare un ospite a tavola è come leggere un micro–trattato di antropologia applicata.

Il tavolo come specchio dell’anima

Il tavolo è un territorio temporaneo.
Alcuni lo abitano con rispetto, altri lo conquistano.

• Chi sporca, scompone, sposta tutto, accumula piatti, briciole, posate come se il disordine fosse un diritto, spesso vive il ristorante come luogo di sfogo: “pago, quindi posso”.

• La mise en place viene inconsciamente “sfidata”: tovaglioli stropicciati, posate gettate, bicchieri spostati senza cura.
È un atto di dominio, non di distrazione.

Al contrario:

• L’ospite empatico e consapevole mantiene un ordine naturale, anche nel disordine inevitabile del pasto.

• Non per rigidità, ma per rispetto dello spazio condiviso e del lavoro altrui.

Il rapporto con le risorse umane:
chi sei quando non “conti”

Il modo in cui un ospite tratta il personale di sala è forse l’indicatore più potente.

• Maleducazione, boriosità, richieste inutilmente complicate, tono imperativo: spesso non è vera sicurezza, ma insicurezza travestita da controllo.

• Chi si sente piccolo tende a ingrandirsi dove può farlo senza conseguenze.

Molti ospiti:

• Non guardano negli occhi
• Non ringraziano
• Parlano al cameriere come
a un’interfaccia, non a una persona

Eppure, una minoranza preziosa:

• Usa il nome, se lo conosce
• Ascolta
• Ringrazia sinceramente
• Comprende il limite umano
prima ancora di quello professionale

Questi ospiti non sono “più buoni”:
sono più presenti.

Il cibo come proiezione emotiva

C’è chi mangia con voracità, chi con diffidenza,
chi con noia, chi con sacralità.

• L’ospite che assaggia distrattamente, guarda il telefono, non ascolta il piatto, spesso non è lì per nutrirsi ma per riempire un vuoto.

• Chi giudica prima di assaggiare, chi confronta ossessivamente, chi cerca l’errore: non sta dialogando col cibo, sta cercando conferme al proprio ego.

L’ospite empatico invece:

• Ascolta il racconto
• Assaggia in silenzio
• Lascia spazio al piatto

Non ha bisogno di dominare l’esperienza,
la attraversa.

Perché la maggioranza appare sporca,
pretenziosa, disattenta?

Perché il ristorante, oggi, è spesso vissuto come:

• Valvola di sfogo
• Palcoscenico sociale
• Luogo di compensazione

In una società stanca, frustrata, iperstimolata:

• Il pasto non è più rito
• Il personale non è più visto come umano
• Il tavolo non è più spazio sacro

La consapevolezza è minoranza, sempre.

Il compito invisibile del ristoratore evoluto

Chi lavora nella ristorazione ad alto livello – soprattutto chi ha una visione etica, vegetale, identitaria come la tua – non serve solo cibo.

Fa educazione silenziosa.

• Attraverso la mise en place
• Attraverso il tono della sala
• Attraverso la coerenza del gesto

Non per “addomesticare” l’ospite,
ma per invitarlo a salire di livello.

Alcuni non lo faranno mai.
Ma quella piccola parte empatica e rispettosa riconosce immediatamente il valore.
Ed è quella parte che costruisce comunità, non solo fatturato.

26/04/2026
“Ma come si dice grazie in latino?”Gratias tibi ago.Che poi, letteralmente, è una cosa bellissima.Non vuol dire semplice...
26/04/2026

“Ma come si dice grazie in latino?”

Gratias tibi ago.

Che poi, letteralmente, è una cosa bellissima.

Non vuol dire semplicemente “grazie”. Vuol dire: ti porto gratitudine...

Come se la gratitudine non fosse solo una parola da dire al volo, tra una notifica e l’altra, ma una cosa da prendere in mano e consegnare.

E allora oggi la consegno. La consegno a questo signore: Remo Adimari per la stima e l’affetto dimostrato un giorno di festa, il 25 Aprile. Grazie per la simpatia e per tutto quanto hai fatto e raccontato.

Grazie a chi, in questi anni, mi ha seguito qui, al lavoro, anzi ai lavori, sul blog personale delle mie storie, a casa.
Grazie a mia moglie a mia figlia.
Grazie agli amici veri. Al mio staff, tutto. Presente passato e… chi lo sa …futuro.
Grazie alla mia amica Antonella
Grazie a Zara che mi ha insegnato tanto.

Col tempo ho imparato a riconoscere i nomi.
A volte perfino lo stile delle risposte. I comportamenti. L’agire.

Lo so, non sono semplicissimo da capire. Me ne farò una ragione. Ad averne…

Ogni tanto mi prendono i cinque minuti e mi incazzo e, sparisco. E’ una difesa, per non fare dei danni. Per non fare male…
Non a caso questo mio modo di essere, prima, aveva un altro nome e raccontava altre mille storie.

Ma io sono così. Vero. Eretico. Autentico. Leale. Sincero.

Adesso però, sono stanco.

“Qualcuno” si è stancato.
Qualcuno si è offeso magari pure a ragione.
Qualcuno è arrivato dopo.
Qualcuno è andato.
Qualcuno è stato accompagnato…
Qualcuno è rimasto.
Qualcuno è tornato.
Qualcuno non ci è mai stato, magari si è solo dato.

E questo, per me, non è poco.

E allora gratias vobis ago.

A chi legge e commenta.
A chi legge e basta.
A chi critica tanto per…
A chi lascia un sorriso.
A chi passa, guarda, scruta e se ne va senza lasciare traccia.
A chi spia dal buco della serratura digitale o no. I nuovi disagiati mentali, veri psicopatici.

A chi c’era dall’inizio.
A chi è arrivato dopo.
A chi ogni tanto sparisce e poi ritorna, che almeno su questo ci capiamo benissimo.
A chi magari non è sempre d’accordo, ma resta lo stesso.
Grazie anche agli ingrati. Ci sta tutto in questo mondo mediocre.

Gratias vobis ago.

Storie…

20/04/2026

Resisti…
Resta una persona esigente, modesta, umile, complicata, unica, speciale, anche se non è facile starti vicino: resisti.
Prendilo come un vanto, perché lo è.
A diventare persone normali ci vuole un attimo, a piegarci alla normalità siamo capaci tutti.
Aspetta che la bellezza ti noti e, che la meraviglia ti corteggi.
Costa caro essere speciali: restaci.
Neppure un passo indietro per nessuno. Mai.
E, sarai autentico. Unico

Storie…

BistrÒsteria 19.1

20/04/2026

Ellutiemp e di finuocchi e timpa cu nu piezz e prisuttu e due daganelle fatt a maeni

Vi aspettiamo

☎️3394328868 Antonella

18/04/2026

…” a crianza”

Le Storie di Caronte, una al dì

17/04/2026

La memoria olfattiva è la mia guida…
È lei che mi riporta a casa, ogni volta, quei profumi di una volta. Gli odori tipici di casa di tua madre. Una bussola che mi orienta e custodisce l’autenticità della nostra storia dalle radici della Calabria, Acri, fino a tavola.
Un solo respiro. Odori, profumi. Ossigeno puro.

• Acri, Storie di cucina.
La bellezza della sostanza, nella semplicità

Indirizzo

Corso Pertini 55
Acri

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