Bistrò19 Ristorante Grill Enoteca

Bistrò19 Ristorante Grill Enoteca Ristorante Bistrò della tradizione calabrese con B&B Hotel

Nel nostro piccolo e grazioso Bistrò, si possono prenotare pranzi e cene di lavoro e su ordinazione il menù che meglio soddisfi il palato dei nostri preziosi clienti. Su prenotazione:
Spezzatino della tradizione
Carne della tradizione “e vasci” (capretto, agnello, coniglio, pollo casereccio)
Baccalà
Pesce crudo abbattuto

Il bancone del bar è uno di quei luoghi che sembra resistere a tutto: alle mode, ai design che cambiano, alla velocità c...
11/09/2026

Il bancone del bar è uno di quei luoghi che sembra resistere a tutto: alle mode, ai design che cambiano, alla velocità con cui consumiamo spazi e relazioni.
E’ una linea lunga, spesso consumata, che separa e insieme unisce chi serve e chi viene servito.
Sedersi lì è diverso che stare a un tavolo. Al tavolo ci si isola, si costruisce un mondo privato. Al bancone invece ci si espone, si guarda e si viene guardati, si ascoltano frammenti di vite altrui e spesso si finisce per raccontare qualcosa di sé senza accorgersene…
Il rapporto con chi sta dall’altra parte del bancone è una forma sottile di fiducia quotidiana: non è amicizia, non è solo servizio.
È un mondo…
Il bancone è attesa, è ascolto, è comunicazione.
E’ uno dei pochi luoghi in cui la città si lascia ancora incontrare per caso. Dove la solitudine è condivisa e l’introspezione convive con gli altri. Forse è per questo che scegliamo ancora quello sgabello alto e un caffè veloce: perché lì non siamo mai del tutto soli e mai del tutto insieme. Siamo in quella zona franca, intermedia in cui la vita accade...
Con o senza Storie.
Senza inizio e, senza fine. Fini…
Senza noia.
Con un sorriso…

19/08/2026
08/08/2026

Che bella la vita e le sue follie…Le follie non sono mai errori.
Sono attimi che strappano dalla routine, dalla noia, e ti ricordano che sei ancora vivo per non morire.
Sono baci improvvisi. Attrazioni fatali. Ossessioni. Sono sguardi ammiccanti. Sono racconta storie come Caronte… Sono voci che catturano. Sono sospiri e speranze. Sono le risate improvvise, emozioni senza parole.
Le stesse diventano indimenticabili quando hai la fortuna di viverle con persone speciali, con chi ti guarda negli occhi e dice “dai facciamolo e, vaffaculo tutto il resto”, e allora quegli attimi smettono di essere solo ricordi. Diventano indelebili. Amori che si incastrano nell’anima e restano lì, come promesse che nemmeno il tempo riesce a cancellare. Mai.

Storie…

11/07/2026

Sì chef!…

E non è mariadolores!

24/06/2026

LA GENTE VEDE E GIUDICA LA MIA FOLLIA NELLA MIA COLORATA VIVACITÀ E GENIALITÀ MA NON RIESCE A VEDERE LA STUPIDITÀ NELLA SUA NOIOSA MEDIOCRE IPOCRITA NORMALITÀ

20/06/2026

So perfettamente come pensano, ma non sarò mai come vogliono loro.

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05/06/2026

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Tantissimi chef e pochissimi cuochi

(e perché la trattoria popolare è l’ultima linea di difesa)

Siamo pieni di chef.
Chef ovunque. Chef con il cappello alto, il coltello giapponese, il profilo Instagram curato meglio di un banco di pasticceria.
Chef che parlano di concept, di esperienza, di contaminazioni.
Chef che non sanno fare un soffritto senza termometro.

E intanto i cuochi – quelli veri – stanno sparendo.
Quelli che arrivavano prima del sole e uscivano quando la strada era già fredda.
Quelli che assaggiavano col cucchiaio di legno e capivano tutto.
Quelli che non “impiattavano”, ma sfamavano.
E nutrivano. E custodivano.

La cucina italiana non è nata nei ristoranti stellati.
È nata nelle cucine basse, con il fumo che brucia gli occhi e la radio accesa.
È nata dalla fame, dalla povertà, dall’ingegno disperato.
È nata popolare, e per questo è diventata universale.

Oggi invece abbiamo invertito tutto.
Prima viene il racconto, poi – forse – il piatto.
Prima il nome del cuoco, poi la mano.
Prima la firma, poi la sostanza.

E qui entra in scena lei.
La trattoria popolare.

Non quella finta, “reinterpretata”, con le sedie vintage comprate a peso d’oro.
Quella vera.
Con il menù scritto a mano.
Con tre primi fatti bene e basta.
Con la pasta che cambia se cambia il grano.
Con il sugo che non è mai identico, perché la vita non lo è.

La trattoria popolare non chiede applausi.
Chiede rispetto.
Rispetto per il prodotto, per il tempo, per chi mangia.

È lì che la cucina italiana può salvarsi.
Perché lì non si gioca.
Lì se sbagli, la gente non torna.
Non c’è storytelling che tenga.
Non c’è plating che copra una cottura sbagliata.

La trattoria è una scuola durissima.
Ti spoglia.
Ti riduce all’osso.
Ti chiede: sai davvero cucinare, o sai solo raccontarlo?

E attenzione:
non è una guerra contro l’alta cucina.
È una guerra contro la vanità.
Contro l’idea che basti chiamarsi chef per esserlo.

La trattoria popolare è l’ultimo luogo dove il cibo è ancora atto politico.
Dove cucinare è una presa di posizione.
Dove il prezzo è giusto, il lavoro è vero, il piatto è onesto.

Finché esisterà una trattoria che fa bene una pasta e fagioli,
finché qualcuno si alzerà alle sei per pelare cipolle senza postarlo,
finché un cuoco saprà dire “no, oggi questo non è buono”,

la cucina italiana respirerà ancora.

Non sarà trendy.
Non sarà glamour.
Ma sarà viva.

24/05/2026

La ristorazione non è una moda:
sta arrivando una selezione brutale

Aprire un ristorante oggi è diventato un gesto estetico.
Una parete industriale, due lampadine vintage, un forno a vista, un account Instagram ben costruito e improvvisamente tutti si sentono imprenditori della cucina.

Ma la ristorazione non è una moda.
È uno dei mestieri più duri che esistano.

Negli ultimi anni migliaia di persone hanno aperto locali senza avere una reale preparazione economica, gestionale o gastronomica. Hanno confuso la passione con la competenza. Hanno pensato che bastasse “amare il cibo” per reggere costi, personale, pressione fiscale, margini ridicoli, turni massacranti e clienti sempre più instabili.

La verità è semplice: nei prossimi dieci anni assisteremo a una chiusura enorme di attività.
Non per sfortuna.
Per improvvisazione.

Molti locali nascono già morti:

* menu copiati;
* identità inesistente;
* food cost fuori controllo;
* personale sottopagato;
* marketing senza anima;
* imprenditori che non conoscono nemmeno il proprio punto di pareggio.

E mentre tutti inseguono trend, reels e format fotocopiati, il mercato sta cambiando più velocemente della loro capacità di capire cosa sta succedendo.

Il cliente oggi non cerca solo un piatto.
Cerca verità, coerenza, esperienza, memoria.
E soprattutto riconosce immediatamente chi lavora con cultura e chi invece sta improvvisando.

Per anni la ristorazione è stata raccontata come un sogno romantico.
Chef-star, opening party, locali pieni, delivery infinito.
Ma dietro quella narrazione c’è una realtà molto meno glamour: burnout, debiti, sacrifici personali e margini sempre più stretti.

Il problema non è aprire un locale.
Il problema è aprirlo senza studio.

Servono tecnica, gestione, psicologia del cliente, leadership, conoscenza del territorio, capacità finanziaria e visione.
Chi entra in questo settore pensando che sia una scorciatoia per “fare tendenza” verrà travolto.

La prossima decade sarà spietata.
Sopravvivranno quelli che avranno identità vera, disciplina e competenza.
Non i più rumorosi.
Non i più social.
I più preparati.

Perché cucinare è arte.
Ma la ristorazione è guerra quotidiana.

19/05/2026

Cosa farò dopo?

Leggerò i miei libri, scriverò le mie Storie, berrò caffè, ascolterò musica e lascerò la porta sempre aperta…
Qualcuno prima o poi arriverà, tornerà

Storie…

Indirizzo

Corso Pertini 55
Acri

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