11/09/2026
Il bancone del bar è uno di quei luoghi che sembra resistere a tutto: alle mode, ai design che cambiano, alla velocità con cui consumiamo spazi e relazioni.
E’ una linea lunga, spesso consumata, che separa e insieme unisce chi serve e chi viene servito.
Sedersi lì è diverso che stare a un tavolo. Al tavolo ci si isola, si costruisce un mondo privato. Al bancone invece ci si espone, si guarda e si viene guardati, si ascoltano frammenti di vite altrui e spesso si finisce per raccontare qualcosa di sé senza accorgersene…
Il rapporto con chi sta dall’altra parte del bancone è una forma sottile di fiducia quotidiana: non è amicizia, non è solo servizio.
È un mondo…
Il bancone è attesa, è ascolto, è comunicazione.
E’ uno dei pochi luoghi in cui la città si lascia ancora incontrare per caso. Dove la solitudine è condivisa e l’introspezione convive con gli altri. Forse è per questo che scegliamo ancora quello sgabello alto e un caffè veloce: perché lì non siamo mai del tutto soli e mai del tutto insieme. Siamo in quella zona franca, intermedia in cui la vita accade...
Con o senza Storie.
Senza inizio e, senza fine. Fini…
Senza noia.
Con un sorriso…