30/05/2018
L’infermiera assassina 2 - Kriminali 194 - 606
Lavorare in ospedale le aveva dato la maniacale sensazione di potere verso gli ammalati. Avrebbe portato la medicina, rifatto il letto, li avrebbe fatti aspettare, rimproverati, sgridati, si sarebbe lamentata, li avrebbe trattati con frettolosità. Soprattutto godeva del potere che avrebbe assunto verso le persone che conosceva e su cui avrebbe acquisito importanza, perché come tutti gli altri sarebbero dipesi da lei: quanto avrebbero aspettato, con quanta cura si sarebbe occupata di loro. Alcuni li detestava: vicini di casa, conoscenti. Fargliela pagare con i mezzi che il suo lavoro le permetteva la gratificava. Su chiunque sarebbe gravato pericolosamente che lei sarebbe peggiorata in un crescente delirio. Realizzatosi pienamente quando alcuni pazienti avevano cominciato a subire per mano sua ogni tipo di disagio. Medicine che aveva sostituito con altre sbagliate, a volte sotto lo sguardo indifferente di qualche collega, a volte ingannando anche alcune di loro. Favorendo che venissero trattati con trascuratezza, scarso riguardo e poco rispetto da parte anche di qualche collega con cui era in buoni rapporti. In un crescendo che non le sarebbe mai bastato, usando sempre più segretezza a partire da quando le sue colleghe non le si prestavano più, considerando che avesse superato ogni limite. Infine senza più frenarsi aveva cominciato ad uccidere. Si sentiva onnipotente. Chi avrebbe voluto sarebbe morto. Nessuno avrebbe potuto accusarla. Nessuno avrebbe potuto scoprire che fosse stata somministrata una medicina innocua per quasi chiunque, tranne per chi avesse determinate allergie e incompatibilità ben scritte sulle cartelle cliniche di ognuno. Senza una autopsia mirata a scoprirlo, nessuno avrebbe potuto scoprire che fosse quella la causa del decesso. Nessuno avrebbe potuto scoprire se fosse stato interrotto per pochi secondi l’ossigeno o che al suo posto fosse stato inoculato un gas, fatta una puntura mortale ma solo per chi la subiva. Nessuno avrebbe potuto scoprire che quelle cose fossero avvenute e se lo avessero scoperto, difficilmente avrebbero potuto scoprire chi ne fosse stato autore. Non avrebbero forse concluso che fosse stato un errore? Senza una indagine mirata e forse nemmeno in quel caso nessuno avrebbe scoperto che fosse stato intenzionale. Nessuno ne avrebbe avuto il sospetto e se lo avessero avuto non ci sarebbe stato l’interesse di scoprirlo. Un errore é molto meglio che non venga scoperto, peggio ancora una numerosa serie di errori. Se non fossero errori molto meglio rimangano assolutamente un segreto. Una incolumità e segretezza maggiore ai suoi crimini, non la avrebbe potuta avere in nessun posto.
24 - 11 - 2017 COR