13/10/2026
Franco e Ciccio non erano due comici. Erano la fame, Palermo, il dopoguerra, la strada. Erano due che avevano fatto davvero i disoccupati, i facchini, gli operai. Che sapevano cosa voleva dire non avere una lira in tasca e per questo potevano prenderti in giro meglio di chiunque altro.
Franco era il fuoco. Nervoso, magro, con quegli occhi che sembravano sempre sul punto di scappare dalla faccia. Parlava veloce, inciampava sulle parole apposta, faceva della sua bruttezza una maschera da commedia dell'arte. Era Arlecchino, era Pulcinella.
Ciccio era la terra. Grande, lento, imperturbabile. Con quell'aria da notabile siciliano che ha capito tutto e finge di non aver capito niente. Faceva la spalla, sì, ma era la spalla che reggeva il mondo. Senza la sua flemma, il delirio di Franco sarebbe caduto nel vuoto.
E poi c'era una cosa che oggi non esiste più: si volevano bene sul serio. Litigavano, si separavano, si dicevano di tutto sui giornali. Ma bastava rimetterli uno accanto all'altro e diventavano di nuovo un unico corpo. 132 film insieme. Non li facevano per l'arte, li facevano perché bisognava lavorare, perché il pubblico li aspettava al cinema di domenica pomeriggio. E in mezzo a tanta fretta, a copioni scritti la sera prima, ci hanno regalato una libertà che oggi ci sogniamo.
Prendevano in giro tutto. Mafia, preti, militari, americani, mafia di nuovo. Facevano parodie di film serissimi e li rendevano più veri degli originali. Perché a ridere della paura, in Sicilia, si è sempre imparato prima che a piangere.
Quando Franco è morto nel '92, Ciccio ha detto: "Adesso mi sento più solo, come se mi mancasse un braccio". Non un collega. Un braccio.
Non ne nascono più perché non abbiamo più bisogno di ridere per sopravvivere. Oggi ridiamo per distrarci. Loro ridevano per dirci: guarda, siamo poveri, siamo brutti, siamo cornuti e mazziati, ma finché riusciamo a prenderci in giro, nessuno ci ha davvero fregato.
E per questo, quando li rivedi in bianco e nero su Rai Storia alle due di notte, ti viene quel sorriso malinconico. Non è solo nostalgia. È gratitudine.