Wine Selection Sebastiano Ramello

Wine Selection Sebastiano Ramello Italian wines, the necatar of the gods (Le foto non sempre corrispondono alla data dello scatto) I also deal with trade and i write on few wine food magazine.

I am International Wine Consultant and Italian wine promoter, i represent several Importer, Distributor in the main Country in the world and several wineries from Italy as Brand, Export, Marketing Manager. I write in several wine food magazine and i am a Italian territory promoter. My big passion: wine and travel

Abbiamo stappato in   e con   un   rosso per una persona speciale. 😊🍷
18/05/2026

Abbiamo stappato in e con un rosso per una persona speciale. 😊🍷

Ci sono   che sorprendono senza alzare la voce, e Oltar Genio del Pago IGT 2009 è uno di quelli. Stappato dalla mia   pr...
29/04/2026

Ci sono che sorprendono senza alzare la voce, e Oltar Genio del Pago IGT 2009 è uno di quelli. Stappato dalla mia privata, non è solo un gesto, è un incontro con un frammento di tempo custodito.
Siamo nella provincia di , in quel Veneto che sa essere insieme solare e profondo, dove la vite affonda le radici in suoli variegati e respira l’influenza mitigatrice del Lago di Garda e delle colline circostanti. Qui il prende forma attraverso un assemblaggio tipico della tradizione locale, dove Corvina e Rondinella costituiscono l’ossatura, spesso accompagnate da piccole percentuali di altre varietà autoctone. Uve che parlano un dialetto antico, fatto di equilibrio tra freschezza e concentrazione.
Nel calice si presenta con un rosso rubino profondo, che il tempo ha appena sfiorato con riflessi granato. È un colore vivo ma consapevole, come uno sguardo che ha già visto molto.
Al naso si concede con eleganza: ciliegia matura, prugna, poi lentamente emergono note di spezie dolci, cacao, un accenno di tabacco e quella sfumatura leggermente eterea che è firma dei rossi veronesi evoluti. C’è una dolcezza di fondo che non è zucchero, ma memoria 😊.
Al palato è avvolgente, morbido, con una trama tannica levigata. La struttura è piena ma non pesante, sostenuta da una freschezza che mantiene il sorso dinamico. Il finale è persistente, con ritorni fruttati e speziati che si allungano con discrezione.
È un vino che cerca piatti di sostanza: brasati, carni rosse, selvaggina, ma anche preparazioni della tradizione come uno stufato lento o formaggi stagionati. Eppure, come tutti i vini che hanno qualcosa da dire, sa accompagnare anche il silenzio, quando il bicchiere diventa più eloquente delle parole. Perché alla fine, certi vini non sorprendono per ciò che mostrano subito, ma per ciò che rivelano a chi ha la pazienza di ascoltarli 😊🍷😋

Anche quest’anno il calendario ha fatto il suo dovere: 28 aprile. E sì, i conti tornano, sono 53. Ma invece di soffermar...
28/04/2026

Anche quest’anno il calendario ha fatto il suo dovere: 28 aprile. E sì, i conti tornano, sono 53. Ma invece di soffermarmi sui numeri, ho preferito fare ciò che ogni vero del farebbe: scendere in , quel piccolo santuario scavato tra anni di lavoro, e degustazioni, dove ogni è una storia e ogni etichetta un ricordo.
Tra polvere nobile e silenzi aromatici, eccola lì. Come una vecchia conoscenza che ti strizza l’occhio da uno scaffale, l’ultimo Rubino di Cantavenna DOC 2009 di castello di Galliate. Una bottiglia che non si apre… si incontra.
Questo vino nasce nel cuore del , principalmente da uve Barbera, spesso accompagnate da un tocco di Freisa o Grignolino, a seconda dell’annata e dell’interpretazione della casa. Il risultato? Un rosso che non ha fretta, ma sa perfettamente dove vuole arrivare.
Al naso è un viaggio elegante: frutti rossi maturi, ciliegia sotto spirito e prugna, che si intrecciano con note di spezie dolci, tabacco e un leggero ricordo di cuoio. Col tempo emergono sfumature più profonde: terra bagnata, foglia secca, quasi un sussurro autunnale.
In bocca è armonia pura: struttura solida ma vellutata, acidità viva (grazie alla Barbera) che sostiene il sorso e lo rende incredibilmente dinamico, con tannini ormai levigati dal tempo. Il finale è lungo, persistente, con un ritorno speziato che invita al secondo sorso… e poi al terzo, senza troppi sensi di colpa, dopotutto, è il mio compleanno 😊🍷.
E mentre lo assaporo, non posso fare a meno di sorridere: questo vino, anni fa, l’ho portato lontano. Hong Kong, Cina, Canada. Ricordo ancora gli sguardi curiosi, i primi assaggi, e poi quel silenzio universale che arriva solo quando un vino parla da sé. Un successo meritato, perché certi vini non sono solo buoni, sono ambasciatori.
E così, a 53 anni, brindo con un vecchio amico. Non il più famoso, non il più costoso. Ma uno di quelli che, come me, ha saputo invecchiare. E ha ancora qualcosa da raccontare. 🍷

L’Ovada DOCG è una delle espressioni più autentiche del Piemonte vitivinicolo, figlia di un territorio che sa essere ins...
20/04/2026

L’Ovada DOCG è una delle espressioni più autentiche del Piemonte vitivinicolo, figlia di un territorio che sa essere insieme severo e generoso, scolpito tra colline e vento, non a caso evocato anche nel nome dell’azienda Forti del Vento. È una denominazione che nasce per valorizzare il Dolcetto in una delle sue interpretazioni più nobili, qui il vitigno non è mai semplice vino quotidiano, ma diventa materia profonda, scura, quasi meditativa.
Il vino Ottotorri Ovada DOCG 2009 (14,3% vol.) si inserisce perfettamente in questa visione, è un Dolcetto di Ovada Superiore, quindi ottenuto da uve Dolcetto, allevate con rese più contenute e vinificate per ottenere maggiore struttura, capacità evolutiva e profondità aromatica.
Al naso Il bouquet, dopo anni di affinamento, si apre come un libro ben conservato. Non ha più l’irruenza della giovinezza, ma una voce più bassa e consapevole. Si percepiscono:
ciliegia sotto spirito e amarena matura
prugna disidratata, accenni di viola appassita, quasi un ricordo floreale, sfumature terrose, di sottobosco umido e foglia secca
un tocco di cacao amaro e liquirizia, che arriva lentamente, come una nota finale.
È un naso che non vuole colpire, ma accompagnare: più contemplazione che dichiarazione.
Al palato mostra la sua natura più seria e strutturata. L’alcol, pur importante, è ben integrato e diventa spalla della materia.
ingresso pieno, caldo, avvolgente
tannino fitto ma non aggressivo, levigato dal tempo
acidità ancora viva, che sostiene il sorso e gli impedisce di adagiarsi
ritorni di frutta scura matura e spezie dolci
finale lungo, con una chiusura leggermente ammandorlata, tipica del Dolcetto evoluto
È un che non corre, procede con passo sicuro, quasi , come se ogni sorso fosse una riflessione più che una semplice .
Un vino così chiede piatti con altrettanta profondità e memoria: brasati e stracotti (manzo o cinghiale), agnello al forno con erbe aromatiche, tajarin al ragù ricco o sugo di selvaggina, funghi porcini in umido o trifolati
formaggi stagionati, soprattutto di malga o tome piemontesi ben mature.
È eccellente anche con la cucina tradizionale piemontese più intensa, dove il grasso e la struttura del piatto trovano equilibrio nella sua trama tannica. 🍷😋

Also this year you can taste Low Histamines   at the international Italian wine fair VINITALY 2026 Lombardia pavilion (P...
31/03/2026

Also this year you can taste Low Histamines at the international Italian wine fair VINITALY 2026 Lombardia pavilion (PalaExpo) stand D8 Peri .
Where you can also meet Me. Sebastiano Ramello, the person who gave rise to Low Histamines and the research into food intolerance linked to wine and histamines. 🍷🇮🇹

Ogni giorno assisto alla nascita e, non di rado, al rapido declino di nuove aspirazioni nel mondo del   internazionale. ...
30/03/2026

Ogni giorno assisto alla nascita e, non di rado, al rapido declino di nuove aspirazioni nel mondo del internazionale. Un settore che, visto dall’esterno, esercita un fascino quasi magnetico: eleganza, viaggi, bottiglie iconiche, contesti esclusivi. Per molti, soprattutto quando si parla di alta gamma, sembra più uno status che una professione.
Eppure, questa percezione è profondamente fuorviante.
Il vino, nella sua dimensione internazionale, non è fatto di gesti coreografici: non basta roteare un calice con disinvoltura, né tantomeno degustare etichette prestigiose per comprendere davvero i mercati globali. Dietro ogni bottiglia si muovono dinamiche complesse — economiche, culturali e, sì, anche politiche. Esistono equilibri consolidati, relazioni costruite in anni, talvolta decenni, e sistemi che richiedono esperienza, disciplina e una visione strategica per essere decifrati.
L’illusione più diffusa è quella del movimento: viaggiare, presenziare, apparire. Ma la vera domanda è un’altra, chi possiede davvero la costanza, la resilienza e la capacità analitica per costruire valore nel tempo? Perché creare mercati non significa esserci, ma saperli leggere, interpretare e sviluppare. E questo non si ottiene con una fotografia ben costruita o con una presenza sui social, per quanto curata.
In questo contesto, anche molte aziende vinicole contribuiscono, consapevolmente o meno, ad alimentare l’equivoco. Nel tentativo di espandere la propria presenza, adottano talvolta un approccio indiscriminato, simile a una pesca a strascico: si moltiplicano le collaborazioni, si promettono provvigioni, si aprono canali senza una reale selezione strategica. L’obiettivo è intercettare opportunità, ma il risultato, spesso, è che ad abboccare siano interlocutori poco strutturati, privi della profondità necessaria per sostenere un progetto nel lungo periodo.
Il vino, soprattutto quello di qualità, richiede rispetto. E il rispetto passa attraverso competenza, pazienza e una dedizione che non può essere improvvisata. Tutto il resto è superficie.

Goa, situata in un angolo pittoresco della costa occidentale dell'India, dove al momento mi trovo a degustare   italiani...
29/03/2026

Goa, situata in un angolo pittoresco della costa occidentale dell'India, dove al momento mi trovo a degustare italiani denominati LOW Histamines è senza dubbio uno degli stati più strategici e favorevoli per l'importazione del vino italiano. Questo stato rappresenta una combinazione unica di fattori economici, culturali e logistici che lo rendono un mercato privilegiato per le aziende vinicole italiane. Tra questi, uno degli aspetti più determinanti è la politica fiscale adottata dal governo di questo Stato riguardo l'importazione e la vendita di alcolici. Infatti, la tassazione relativamente favorevole e le normative più flessibili rappresentano il punto di partenza per comprendere perché Goa sia la meta ideale per il vino italiano.
A differenza di molte altre regioni dell'India, Goa si distingue per una politica fiscale più aperta e vantaggiosa riguardo l'importazione di alcolici, inclusi i vini. Le imposte sul vino in Goa sono meno onerose rispetto ad altri stati, dove le tasse e i dazi possono essere proibitivi per le importazioni di prodotti di nicchia come il vino. Questa politica ha contribuito a rendere questo stato del sud dell’India un paradiso fiscale per le aziende vinicole, poiché le spese di importazione e distribuzione sono significativamente più basse, rendendo il vino italiano più competitivo sul mercato.
La struttura fiscale di Goa è più favorevole rispetto agli altri stati, in parte grazie a una minore "tassa di importazione" sugli alcolici.
I dazi doganali sull'importazione di vino in Goa tendono ad essere più bassi rispetto ad altri stati indiani, facilitando l'ingresso di prodotti stranieri a prezzi più competitivi. Di conseguenza, il vino italiano può essere venduto a un prezzo relativamente più accessibile, che stimola la domanda sia tra i residenti che tra i turisti, che spesso cercano prodotti di alta qualità.
Questa situazione fiscale favorevole è il principale motore che rende Goa uno dei mercati più dinamici e promettenti per l'importazione di vino italiano in India.
Un altro elemento cruciale che lo rende ideale per l'importazione di vino è la sua posizione geografica. Essendo uno stato costiero, Goa gode di una rete portuale ben sviluppata, in particolare il porto di Mormugao, che facilita l'ingresso dei prodotti via mare. Questo rende il processo logistico meno complesso rispetto ad altre regioni dell'India, dove l'importazione di beni può essere ostacolata dalla difficoltà nelle infrastrutture di trasporto.
La vicinanza alle principali rotte commerciali e la buona connessione con i mercati interni dell'India rendono Goa una porta d'ingresso ideale per i prodotti vinicoli, che possono essere poi distribuiti anche in altre regioni del paese.
Goa è anche una destinazione turistica di fama mondiale, frequentata principalmente da europei, russi e altri viaggiatori internazionali. Questo flusso costante di turisti, abituati a consumare vino e altre bevande alcoliche di alta qualità, crea una domanda naturale per questi prodotti. La presenza di un pubblico cosmopolita e di un alto numero di ristoranti e bar internazionali stimola il mercato del vino.
I turisti europei, in particolare, sono abituati al consumo di vino di alta qualità e sono più propensi a cercare vini italiani durante il loro soggiorno. I ristoranti e i bar che si rivolgono a questa clientela internazionale tendono a offrire menù con un’ampia selezione di vini, di cui il vino italiano è sempre più richiesto.
Goa ha anche un ambiente sociale più aperto al consumo di alcol, rispetto ad altre regioni dell'India. Sebbene il consumo di alcol non sia così diffuso come nei paesi occidentali, Goa ha una tradizione storica di bevande alcoliche, tra cui la famosa "feni", un liquore locale. Tuttavia, negli ultimi anni, c'è stata una crescente apertura verso nuovi prodotti internazionali, tra cui il vino. La classe media emergente e un pubblico sempre più sofisticato e curioso hanno fatto crescere la domanda di vino importato, con una particolare preferenza per i prodotti di alta qualità come il vino italiano, che è percepito come simbolo di eleganza e raffinatezza.
Un altro fattore che può favorire l’ingresso del vino italiano a Goa è la crescente scena gastronomica, che ha visto l'emergere di ristoranti e locali che servono cucine internazionali, con un forte focus sulla cucina italiana. 🙏🍷

Dal 12 al 15 aprile la 58th edizione del VINITALY, vi aspetto al padiglione Lombardia (Pala Expo) stand D8   Peri, dove ...
28/03/2026

Dal 12 al 15 aprile la 58th edizione del VINITALY, vi aspetto al padiglione Lombardia (Pala Expo) stand D8 Peri, dove potrete i denominati LOW Histamines con contenuto di inferiore a 0,5mg/litro 😊
Contattatemi liberamente per maggiori informazioni e per prenotare una degustazione 🙏

INDIA 🇮🇳 E LE SUE POTENZIALITÀ MA ANCHE DIFFICOLTÀ:Il mercato indiano rappresenta oggi una delle sfide più complesse e a...
26/03/2026

INDIA 🇮🇳 E LE SUE POTENZIALITÀ MA ANCHE DIFFICOLTÀ:
Il mercato indiano rappresenta oggi una delle sfide più complesse e allo stesso tempo più promettenti per l’esportazione dei vini italiani. Entrarvi non significa semplicemente affrontare una distanza geografica o competere con altri produttori internazionali ma richiede la comprensione di un sistema estremamente articolato, dove fattori economici, normativi e culturali si intrecciano profondamente.
Uno degli ostacoli principali è sicuramente rappresentato dalla tassazione. Il vino importato in India è soggetto a dazi doganali molto elevati, ai quali si aggiungono accise e imposte locali. Questo comporta un forte aumento del prezzo finale, rendendo il vino italiano un prodotto destinato principalmente a una fascia di consumatori benestanti. Tuttavia, fermarsi all’aspetto fiscale sarebbe riduttivo, perché le difficoltà più rilevanti emergono anche sul piano normativo e organizzativo. Inoltre per quello che riguarda l’aspetto fiscale, finalmente, da un paio di mesi sono nati accordi tra Governo indiano e Unione Europea su interscambi commerciali tra cui l’abbattimento di parte della tassazione governativa che dal 150% si è già ridotta al 75% e sembra che presto verrà portata al 20/30%.

L’India non può essere considerata un mercato unitario. Ogni Stato possiede una propria legislazione in materia di alcolici, con sistemi di distribuzione, regole e livelli di tassazione differenti. In alcuni Stati vige addirittura il proibizionismo, mentre in altri il commercio è regolato da monopoli pubblici o da licenze molto restrittive. Questo implica che un esportatore non possa adottare un’unica strategia nazionale, ma debba adattarsi a una molteplicità di contesti locali, affrontando procedure burocratiche complesse e costi di accesso elevati per ciascun territorio. Di fatto, entrare nel mercato indiano equivale a entrare in tanti mercati diversi.
A queste difficoltà si aggiungono fattori culturali. Il consumo di vino in India è ancora limitato e non radicato nella tradizione, a differenza di quanto accade in molti Paesi europei. Le preferenze dei consumatori si orientano prevalentemente verso altre bevande alcoliche, come whisky e birra, mentre il vino è spesso percepito come un prodotto elitario o associato a stili di vita occidentali anche se di anno in anno in netta crescita grazie anche al marketing portato avanti dalle tante aziende vinicole nate in questo Paese negli ultimi decenni. Inoltre, la presenza di restrizioni religiose e sociali, insieme al divieto di pubblicità degli alcolici (fortunatamente però oggi esistono altri sistemi di pubblicità legati ai social network e alla rete), rende più difficile promuovere e diffondere una cultura del vino. Di conseguenza, chi esporta deve investire non solo nella vendita, ma anche nell’educazione del consumatore affidandosi a professionisti che non solo conoscono il prodotto ma anche il mercato e la cultura di entrambi i paesi, quello che importa tanto quanto quello che .

Nonostante queste criticità, il mercato indiano offre opportunità significative. La crescita economica del Paese e l’espansione della classe media urbana stanno creando una nuova fascia di consumatori più aperti a esperienze internazionali e a prodotti di qualità. In particolare, nelle grandi città si sta sviluppando una domanda crescente di vino, sostenuta anche dal settore della ristorazione e dell’hotellerie di medio e alto livello dove nei menù compare sempre almeno un piatto della cucina italiana 🇮🇹.
In questo contesto, il italiano gode di un posizionamento favorevole. Esso è spesso associato alla cucina italiana e allo stile di vita mediterraneo, elementi che esercitano un forte fascino sui consumatori indiani più giovani e cosmopoliti. Inoltre, rispetto ad altri concorrenti internazionali, i vini italiani possono collocarsi in una fascia “premium accessibile”, risultando competitivi in termini di qualità e prezzo relativo.
Un ulteriore elemento positivo, come già accennato, è rappresentato dalla prospettiva di una riduzione dei dazi grazie agli accordi commerciali tra l’Unione Europea e l’India. Questo potrebbe rendere i vini importati più accessibili e favorire un ampliamento del mercato nei prossimi anni.
l’ingresso nel mercato indiano richiede una strategia attenta, flessibile e orientata al lungo periodo. Le difficoltà sono numerose e riguardano non solo gli aspetti economici, ma anche quelli culturali e istituzionali. Tuttavia, proprio per queste ragioni chi riesce a superare tali barriere può beneficiare di un mercato ancora in fase di sviluppo, con ampi margini di crescita. L’India non rappresenta quindi un’opportunità immediata e semplice, ma una scommessa strategica per il futuro del vino italiano.🍷🙏

(Dall’ è tutto…. Per chi fosse interessato sarò nuovamente disponibile in Italia dal 7 aprile)

25/03/2026

Finalmente è arrivata!!! Direttamente da Delhi un italiano denominato LOW Histamines …. Pronto per essere qui nel sud dell’

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