Wine Selection Sebastiano Ramello

Wine Selection Sebastiano Ramello Italian wines, the necatar of the gods (Le foto non sempre corrispondono alla data dello scatto) I also deal with trade and i write on few wine food magazine.

I am International Wine Consultant and Italian wine promoter, i represent several Importer, Distributor in the main Country in the world and several wineries from Italy as Brand, Export, Marketing Manager. I write in several wine food magazine and i am a Italian territory promoter. My big passion: wine and travel

IL VINO ITALIANO DAVANTI A UNA SVOLTA: PERCHÉ LE CANTINE SI RIEMPIONO E I MERCATI RALLENTANOUn'analisi internazionale su...
04/09/2026

IL VINO ITALIANO DAVANTI A UNA SVOLTA: PERCHÉ LE CANTINE SI RIEMPIONO E I MERCATI RALLENTANO
Un'analisi internazionale sulla crisi della domanda e sulla necessità di tornare a vendere

Per decenni il vino italiano ha vissuto una straordinaria storia di crescita internazionale. Qualità, territorio, denominazioni, cultura e capacità produttiva hanno trasformato il vino in uno dei simboli più forti del Made in Italy.
Oggi, tuttavia, il settore si trova davanti a una situazione completamente diversa.
Le cantine si riempiono, gli ordini rallentano, i distributori diventano più prudenti e molti produttori faticano a trasformare la qualità del proprio vino in vendite.
Non siamo davanti a una semplice crisi temporanea.
Siamo davanti a un cambiamento strutturale del mercato.
Nel 2025 l'Italia ha esportato circa 21 milioni di ettolitri di vino per un valore vicino ai 7,8 miliardi di euro, con una diminuzione sia dei volumi sia del valore rispetto al 2024. Il calo è particolarmente evidente nel vino imbottigliato, mentre gli spumanti hanno dimostrato una maggiore capacità di resistenza.
Negli Stati Uniti, principale mercato per valore del vino italiano, il 2025 ha registrato una diminuzione particolarmente significativa: circa -9,1% in valore e -6,2% in volume. Anche Regno Unito, Canada e altri mercati importanti hanno evidenziato contrazioni.
Ma sarebbe un errore attribuire tutto ai dazi americani, all'inflazione o alla situazione geopolitica.
Questi fattori hanno certamente aggravato il problema.
Il problema principale è che il consumatore mondiale sta cambiando.
Il consumatore non è più quello di vent'anni fa
Il vino oggi compete con un numero molto maggiore di prodotti e occasioni di consumo.
Birra, cocktail, spirits, bevande analcoliche e low-alcohol, nuove categorie di beverage e una crescente attenzione alla salute stanno modificando le abitudini.
Parallelamente, soprattutto tra le generazioni più giovani, il consumo di vino non viene più trasmesso automaticamente dalla famiglia come avveniva in passato.
Il vino non è più necessariamente una presenza quotidiana sulla tavola.
E quando diminuisce la frequenza di consumo, inevitabilmente diminuisce anche la quantità di bottiglie acquistate.
Secondo la recente indagine Mediobanca sul settore, l'80% dei produttori intervistati ha osservato una diminuzione dei consumi negli ultimi cinque anni e circa due terzi ritengono che la tendenza possa continuare.
Questa è forse la prima grande verità che il settore deve accettare:
non basta produrre un vino migliore se il consumatore sta bevendo meno vino.
Il paradosso italiano: produciamo moltissimo, ma vendere è diventato più difficile
L'Italia continua a essere il principale produttore mondiale per volume.
Ma essere il più grande produttore non significa necessariamente essere il più forte commercialmente.
Il mercato mondiale non premia semplicemente chi produce di più.
Premia chi comprende meglio il consumatore, costruisce marchi riconoscibili, comunica efficacemente e soprattutto riesce a portare il proprio prodotto davanti al consumatore giusto.
Ed è qui che emerge una delle debolezze storiche del sistema italiano.
Abbiamo investito enormemente nel prodotto e nel territorio, ma non sempre altrettanto nella vendita.
Abbiamo raccontato denominazioni, disciplinari, vitigni autoctoni, tradizione e storia.
Ma troppo spesso abbiamo dato per scontato che il mondo dovesse ve**re da noi per comprare.
Il mercato internazionale funziona esattamente al contrario.
Bisogna andare dove sono i clienti.
Promozione e politica: una riflessione scomoda
Negli ultimi anni una parte significativa dell'attenzione istituzionale si è concentrata su tavoli politici, dichiarazioni, protezione delle denominazioni, discussioni normative e rappresentanza.
Tutto questo ha una sua importanza.
Ma non può sostituire la funzione più semplice e più difficile:
vendere il vino.
Un'impresa vitivinicola non vive di comunicati stampa.
Vive di ordini.
Vive di importatori.
Vive di distributori.
Vive di ristoranti, enoteche, supermercati, hospitality, e-commerce e consumatori finali.
La promozione del vino italiano dovrebbe quindi essere valutata anche con criteri molto più concreti:
Quanti nuovi importatori abbiamo acquisito?
Quanti buyer internazionali abbiamo incontrato?
Quanti nuovi ristoranti hanno inserito vini italiani nelle proprie carte?
Quanto è cresciuta la distribuzione?
Qual è stato il ritorno commerciale di ogni euro investito in promozione?
Se una campagna promozionale non genera mercato, dobbiamo avere il coraggio di dirlo.
La politica può creare condizioni favorevoli.
Ma non può sostituire il marketing.
E il marketing non può sostituire la vendita.
Il problema delle cantine piene
Una cantina piena non è necessariamente un segnale di successo.
Può diventare rapidamente un problema finanziario.
Il vino immobilizzato significa capitale fermo, costi di stoccaggio, costi finanziari, pressione sui prezzi e minore capacità di acquistare la nuova vendemmia.
E quando molti produttori si trovano contemporaneamente con troppo prodotto, nasce una dinamica pericolosa:
si comincia a competere sul prezzo.
È esattamente ciò che il vino italiano dovrebbe evitare.
Perché se un prodotto premium entra in una guerra di prezzo, recuperare successivamente il posizionamento perduto può diventare estremamente difficile.
La soluzione non è produrre semplicemente meno
Ridurre la produzione può essere necessario in alcune aree e per alcune categorie, ma non può essere l'unica strategia.
La domanda fondamentale dovrebbe essere:
Che cosa vuole oggi il consumatore?
Vini più leggeri?
Basso contenuto alcolico?
Spumanti?
Formati differenti?
Vini biologici?
Vini con caratteristiche salutistiche percepite?
Prodotti più accessibili?
Nuove occasioni di consumo?
Maggiore trasparenza?
Il mercato sta già fornendo alcune risposte.
Gli spumanti italiani, per esempio, hanno dimostrato una maggiore resilienza rispetto a molte categorie di vini fermi.
Questo significa che il settore deve imparare a leggere i cambiamenti, non semplicemente lamentarsene.
Dobbiamo tornare a vendere
Il futuro del vino italiano non sarà deciso soltanto nelle cantine.
Sarà deciso negli uffici degli importatori di New York, Londra, Berlino, Tokyo, Toronto, San Paolo e nei mercati emergenti.
Sarà deciso nei ristoranti.
Nei supermercati.
Nell'e-commerce.
Sui social.
E soprattutto nella mente del consumatore.
Serve una nuova generazione di strategie commerciali:
meno autoreferenzialità e più mercato;
meno celebrazione e più comunicazione;
meno burocrazia e più distribuzione;
meno eventi istituzionali fini a se stessi e più incontri con buyer;
meno produzione basata sul passato e più analisi della domanda futura.
L'Italia possiede qualcosa che quasi nessun altro Paese può replicare: migliaia di territori, vitigni, storie, denominazioni e produttori.
Ma questa ricchezza può diventare anche una debolezza se il consumatore non riesce a orientarsi.
Il mondo non ha bisogno di un'altra bottiglia semplicemente “italiana”.
Ha bisogno di capire perché dovrebbe scegliere proprio quella bottiglia.
La vera sfida
La crisi attuale potrebbe quindi rappresentare anche un'opportunità.
Le cantine piene ci stanno mandando un messaggio.
Non ci stanno dicendo soltanto che vendiamo poco.
Ci stanno dicendo che il mercato è cambiato più velocemente di quanto il nostro sistema sia riuscito ad adattarsi.
E questa è una differenza fondamentale.
Perché se il problema fosse soltanto la qualità del vino, sarebbe relativamente facile interve**re.
Il problema è più complesso:
produzione, prezzo, distribuzione, comunicazione, consumi e strategie commerciali devono essere ripensati insieme.
Il vino italiano non ha bisogno di essere salvato.
Ha bisogno di essere ripensato commercialmente.
E soprattutto ha bisogno di tornare a fare una cosa che per troppo tempo abbiamo dato per scontata:
andare nel mondo e vendere.
Non aspettare che il mondo venga a comprarci.

🇬🇧 ITALIAN W**E AT A TURNING POINT: WHY CELLARS ARE FULL AND MARKETS ARE SLOWING
An international market perspective on declining demand and the need to return to selling

For decades, Italian w**e enjoyed an extraordinary international growth story. Quality, territory, appellations, culture and production capacity transformed w**e into one of the strongest symbols of Made in Italy.
Today, however, the sector faces a very different environment.
Cellars are filling up, orders are slowing, distributors are becoming more cautious and many producers are struggling to convert the quality of their w**es into actual sales.
This is not simply a temporary downturn.
It is a structural change in the market.
In 2025, Italy exported approximately 21 million hectolitres of w**e worth around €7.8 billion, with both volume and value declining compared with 2024. Bottled w**e was particularly affected, while sparkling w**es proved more resilient.
The United States, Italy's largest export market by value, recorded a particularly significant decline in 2025, with exports down approximately 9.1% in value and 6.2% in volume. The United Kingdom, Canada and several other important markets also weakened.
But it would be a mistake to blame tariffs, inflation or geopolitics alone.
These factors have certainly intensified the problem.
The deeper issue is that the global consumer is changing.
The consumer is no longer the consumer of twenty years ago
W**e now competes with a much broader range of beverages and consumption occasions.
B**r, cocktails, spirits, alcohol-free and low-alcohol beverages, new beverage categories and growing health awareness are reshaping consumer habits.
At the same time, particularly among younger generations, w**e is no longer automatically passed down through the family as it once was.
W**e is no longer necessarily an everyday product.
And when consumption frequency declines, bottle purchases inevitably decline as well.
According to the latest Mediobanca survey of the Italian w**e sector, 80% of surveyed producers have observed declining w**e consumption over the past five years, while around two-thirds expect the trend to continue.
This may be the first major truth the industry needs to accept:
producing better w**e is not enough if consumers are drinking less w**e.
Italy's paradox: enormous production, increasing difficulty in selling
Italy remains the world's leading w**e producer by volume.
But being the largest producer does not automatically make a country the strongest commercial player.
The global market does not simply reward those who produce the most.
It rewards those who understand consumers, build recognizable brands, communicate effectively and, above all, put the right product in front of the right consumer.
This is where one of Italy's historical weaknesses becomes visible.
We have invested enormously in the product and in our territories, but not always equally in selling them.
We have talked extensively about appellations, production rules, indigenous varieties, tradition and history.
But too often we have assumed that the world would come to us.
International markets work the other way around.
You have to go where the customers are.
Promotion and politics: an uncomfortable reflection
In recent years, a significant amount of institutional attention has focused on political discussions, regulatory issues, protection of appellations, declarations and representation.
These activities have their legitimate role.
But they cannot replace the simplest — and hardest — function:
selling w**e.
A w**e company does not survive on press releases.
It survives on orders.
Importers.
Distributors.
Restaurants, retailers, hospitality, e-commerce and consumers.
Italian w**e promotion should therefore increasingly be evaluated through concrete commercial metrics:
How many new international importers have been acquired?
How many buyers have been reached?
How many restaurants have added Italian w**es to their lists?
How much has distribution expanded?
What commercial return has been generated for every euro invested in promotion?
If a promotional campaign does not generate market demand, we should have the courage to say so.
Politics can create favourable conditions.
But politics cannot replace marketing.
And marketing cannot replace sales.
Full cellars are a warning signal
A full cellar is not necessarily a sign of success.
It can quickly become a financial problem.
Unsold w**e means tied-up capital, storage costs, financial pressure, downward price pressure and reduced capacity to invest in the next harvest.
When many producers face excess inventory simultaneously, a dangerous dynamic can emerge:
price competition begins.
This is precisely what Italian w**e should avoid.
Once a premium product enters a price war, rebuilding its positioning can become extremely difficult.
The answer is not simply to produce less
Reducing production may be necessary in certain regions and categories, but it cannot be the only strategy.
The fundamental question should be:
What does today's consumer actually want?
Lighter w**es?
Lower alcohol?
Sparkling w**es?
Different formats?
Organic w**es?
Products addressing new consumer concerns?
More affordable w**es?
New consumption occasions?
Greater transparency?
The market is already providing some answers.
Italian sparkling w**es, for example, have demonstrated greater resilience than many still-w**e categories.
The industry therefore needs to learn how to read change rather than simply complain about it.
We need to return to selling
The future of Italian w**e will not be decided only in w**eries.
It will be decided in the offices of importers in New York, London, Berlin, Tokyo, Toronto, São Paulo and emerging markets.
It will be decided in restaurants.
In retail.
In e-commerce.
On social media.
And above all, in the consumer's mind.
The sector needs a new generation of commercial strategies:
less self-reference and more market intelligence;
less celebration and more communication;
less bureaucracy and more distribution;
fewer institutional events for their own sake and more meetings with buyers;
less production based on yesterday's assumptions and more analysis of tomorrow's demand.
Italy possesses something that almost no other country can replicate: thousands of territories, grape varieties, stories, appellations and producers.
But this richness can also become a weakness if consumers cannot navigate it.
The world does not need another bottle simply labelled “Italian”.
It needs to understand why it should choose that particular bottle.
The real challenge
The current crisis may therefore also represent an opportunity.
Full cellars are sending us a message.
They are not simply telling us that we are selling too little.
They are telling us that the market has changed faster than our system has adapted.
That distinction is crucial.
If the problem were simply w**e quality, the solution would be relatively straightforward.
The real challenge is more complex:
production, pricing, distribution, communication, consumption and commercial strategy must be redesigned together.
Italian w**e does not need to be rescued.
It needs to be commercially rethought.
And above all, it needs to return to something we have taken for granted for too long:
going out into the world and selling.
Not waiting for the world to come and buy from us.

🍇 LOW HISTAMINES — VENDEMMIA 2026🇮🇹 Italiano | 🇬🇧 English | 🇫🇷 Français🇮🇹 ITALIANOAnche le   destinate alle nuove annate...
04/09/2026

🍇 LOW HISTAMINES — VENDEMMIA 2026
🇮🇹 Italiano | 🇬🇧 English | 🇫🇷 Français

🇮🇹 ITALIANO
Anche le destinate alle nuove annate dei vini LOW Histamines sono finalmente in . 🍇
Ora incrociamo le dita, ma soprattutto continuiamo a lavorare come abbiamo sempre fatto: con attenzione, ricerca e rispetto per ogni fase della produzione.
L’obiettivo del progetto e della ricerca Low Histamines rimane quello di ottenere vini con un contenuto di inferiore a 0,5 mg/litro.
Ma cosa significa scegliere un vino Low Histamines?
Per alcune persone sensibili alle istamine, un vino con un contenuto molto basso può rappresentare una scelta più adatta e può contribuire a ridurre la probabilità di avvertire alcuni disturbi associati alla sensibilità alle istamine, rispetto a vini che ne contengono quantità maggiori.
Naturalmente la sensibilità è individuale.
Dietro ogni bottiglia Low Histamines c'è quindi molto più di un semplice vino: c'è un percorso di ricerca, controllo e sperimentazione, nato dalla volontà di comprendere meglio il rapporto tra vino e istamine.
Adesso guardiamo le uve entrare in cantina e aspettiamo che il lavoro della natura faccia la sua parte.
Noi faremo la nostra.
🍇 Incrociamo le dita.
La nuova annata Low Histamines comincia da qui.

🇬🇧 ENGLISH
The grapes destined for the new vintages of Low Histamines w**es are now finally being harvested. 🍇
Now we cross our fingers — but above all, we continue working as we always have: with care, research and attention to every stage of production.
The goal of the Low Histamines research project remains unchanged: to produce w**es with a histamine content below 0.5 mg/litre.
But what does choosing a Low Histamines w**e actually mean?
For some people who are sensitive to histamine, a w**e with a very low histamine content may be a more suitable choice and may help reduce the likelihood of experiencing certain symptoms associated with histamine sensitivity, compared with w**es containing higher levels.
Of course, individual tolerance varies.
Behind every bottle of Low Histamines w**e there is therefore much more than w**e itself: there is a journey of research, testing and careful control, driven by the desire to better understand the relationship between w**e and histamine.
Now we watch the grapes arrive at the w**ery and let nature do its part.
We will do ours.
🍇 Fingers crossed.
The new Low Histamines vintage starts here.

🇫🇷 FRANÇAIS
Les raisins destinés aux nouveaux millésimes des vins Low Histamines sont enfin en vendange. 🍇
Nous croisons les doigts, mais surtout nous continuons à travailler comme nous l'avons toujours fait : avec attention, recherche et rigueur à chaque étape de la production.
L'objectif du projet de recherche Low Histamines reste le même : élaborer des vins présentant une teneur en histamines inférieure à 0,5 mg/litre.
Mais que signifie choisir un vin Low Histamines ?
Pour certaines personnes sensibles à l'histamine, un vin présentant une très faible teneur peut constituer un choix plus adapté et contribuer à réduire le risque de ressentir certains troubles associés à la sensibilité à l'histamine, par rapport à des vins qui en contiennent davantage.
Bien entendu, la tolérance est individuelle et un vin pauvre en histamines ne signifie pas qu'il sera automatiquement toléré par tout le monde.
Derrière chaque bouteille Low Histamines, il y a donc bien plus qu'un simple vin : il y a un travail de recherche, de contrôle et d'expérimentation, avec la volonté de mieux comprendre la relation entre le vin et l'histamine.
Aujourd'hui, nous regardons les raisins entrer en cave et nous laissons la nature faire sa part.
Nous ferons la nôtre.
🍇 Croisons les doigts.
Le nouveau millésime Low Histamines commence ici.

Chardonnay Montenetto di Brescia IGP — Casale Gabbadei, Azienda Vinicola Peri, 2011 — 12%Una bottiglia ritrovata, diment...
30/08/2026

Chardonnay Montenetto di Brescia IGP — Casale Gabbadei, Azienda Vinicola Peri, 2011 — 12%
Una bottiglia ritrovata, dimenticata per anni nella mia cantina privata. E che, una volta stappata, si è rivelata una piccola sorpresa enologica: un eccezionale, soprattutto per la capacità di raccontare il tempo.
Il Chardonnay Montenetto di Brescia IGP Casale Gabbadei, annata 2011, è un esempio affascinante di come uno Chardonnay possa evolvere lontano dai riflettori. Non siamo davanti al consueto Chardonnay giovane, fresco e immediato: dopo quindici anni, ciò che conta è la sua evoluzione terziaria, la complessità acquisita e l'equilibrio che la bottiglia è riuscita a conservare.
Nel bicchiere si presenta con un giallo dorato intenso, luminoso e profondo, con evidenti riflessi oro antico.
La tonalità è già quella di un bianco maturo: il colore suggerisce immediatamente un'evoluzione importante, ma non necessariamente ossidativa. La brillantezza è un segnale particolarmente positivo per una bottiglia di questa età.
Il primo impatto è quello di uno Chardonnay ormai lontano dalla sua giovinezza.
Emergono mela cotta, pera matura e frutta gialla, accompagnate progressivamente da sensazioni più evolute di nocciola, mandorla, miele e cera d'api.
Con l'ossigenazione nel calice compaiono sfumature di camomilla, fieno, erbe essiccate e vaniglia delicata, fino a una componente minerale e quasi balsamica.
È proprio questa stratificazione aromatica a renderlo interessante, non è un vino che cerca di impressionare con la freschezza, ma con la complessità.
Al palato è morbido e avvolgente, con una struttura sorprendentemente integra per un bianco del 2011.
La frutta è ormai matura, quasi confit, mentre la componente acida mantiene il vino vivo e gli impedisce di risultare pesante.
Si sviluppano note di frutta secca, miele, spezie dolci e burro, con una sensazione tattile cremosa e un finale lungo, leggermente sapido.
Il carattere più affascinante è probabilmente il suo equilibrio tra maturità e vitalità.
È il genere di bottiglia che invita a bere lentamente, più che un semplice Chardonnay, diventa un documento del tempo trascorso in cantina.
Vista l'evoluzione, eviterei abbinamenti troppo delicati.
Lo vedrei magnificamente con: risotto ai funghi porcini, risotto allo zafferano e fonduta
crostacei gratinati, pesce al forno con erbe aromatiche, pollo o faraona arrosto, coniglio alle erbe, formaggi di media stagionatura, Parmigiano Reggiano, formaggi alpini leggermente stagionati.
Questa è una bottiglia che non avrei mai aperto aspettandomi semplicemente “uno Chardonnay del 2011”.
Il fatto che sia stata ritrovata e dimenticata in cantina la rende ancora più affascinante. Una bottiglia del genere non va giudicata soltanto secondo i parametri di uno Chardonnay giovane, va ascoltata per quello che è diventata.
Un bianco maturo, evoluto, complesso e sorprendentemente affascinante. Un piccolo tesoro di cantina.
Momento ideale: da bere ora, con servizio attento
Temperatura: 11–13 °C
Calice: ampio da vino bianco strutturato
Decantazione: non necessariamente; meglio aprirlo e seguirne l'evoluzione nel bicchiere.

Interessante: sul mercato si trova anche una versione denominata LOW Histamines con contenuto di istamine inferiore a 0,5mg/litro

🇬🇧 English version
Chardonnay Montenetto di Brescia IGP — Casale Gabbadei, Azienda Vinicola Peri, 2011 — 12%
A forgotten bottle, rediscovered in the cellar after many years — and a remarkable surprise once opened. An exceptional w**e, above all for the way it expresses the passage of time.
The 2011 Chardonnay Montenetto di Brescia IGP Casale Gabbadei, from Azienda Vinicola Peri, is a fascinating example of how Chardonnay can evolve with age. This is no longer a young, fruit-driven white w**e: after fifteen years, its appeal lies in its tertiary development, complexity and balance.
The w**e shows a deep golden yellow colour, bright and intense, with beautiful old-gold highlights.
The colour immediately suggests significant bottle evolution. If the w**e remains bright and luminous rather than dull or brownish, this is a particularly encouraging sign of its condition.
The bouquet opens with ripe yellow fruit, baked apple and mature pear, gradually revealing more complex tertiary aromas.
There are notes of hazelnut, almond, honey and beeswax, followed by hints of chamomile, dried herbs, hay and delicate vanilla.
With time in the glass, the w**e may reveal subtle mineral and balsamic nuances.
This is where its charm lies: it is no longer a w**e driven by youthful freshness, but by layers of complexity and evolution.
The palate is soft, rounded and enveloping, with remarkable structure for a fifteen-year-old white w**e.
The fruit has evolved towards ripe and almost confit-like flavours, while the remaining acidity provides freshness and prevents the w**e from becoming heavy.
Notes of dried fruit, honey, sweet spices and gentle buttery nuances develop across the palate, leading to a long, slightly savoury finish.
Its greatest virtue is the balance between maturity and vitality.
This is a w**e to drink slowly, allowing it to evolve in the glass. It is not simply an aged Chardonnay — it is a snapshot of time preserved in a bottle.
🍽️ Food pairings
Its mature character calls for dishes with some weight and complexity.
Excellent pairings would include:
porcini mushroom risotto
saffron risotto with cheese fondue
gratinated shellfish
herb-roasted fish
roast chicken or guinea fowl
rabbit with Mediterranean herbs
medium-aged cheeses
Parmigiano Reggiano
mature Alpine cheeses
For a more adventurous pairing, I would also consider foie gras or rich liver-based preparations.
This is precisely the kind of bottle one would never expect to find after years of being forgotten in a cellar.
It should not be judged as a young, fresh Chardonnay. It deserves to be approached as a mature w**e in its own right — complex, layered and shaped by fifteen years of bottle ageing.
An elegant, evolved and surprisingly captivating white w**e — a genuine little cellar treasure.
Style: Mature, tertiary Chardonnay
Best enjoyed: Now
Serving temperature: 11–13°C / 52–55°F
Glassware: A generous Burgundy-style white-w**e glass
Decanting: Not essential; better opened and allowed to develop gradually in the glass.

Interesting: there is also a version on the market called LOW Histamines with a histamine content of less than 0.5mg/liter

**ery **etasting

Today, with friends who came to visit us, we opened one of the most special bottles in our cellar: a Marzemino “Low Hist...
25/08/2026

Today, with friends who came to visit us, we opened one of the most special bottles in our cellar: a Marzemino “Low Histamines”, with a histamine content of less than 0.5 mg per litre.
Marzemino is a fascinating native red grape variety of northern Italy, traditionally associated with the Lake Garda area, particularly the Lombardy side and the vineyards around Garda and the lower Lake Garda hills. It produces w**es of remarkable elegance rather than sheer power, with a bright ruby-red colour, delicate floral aromas, and distinctive notes of violet, red berries, wild strawberry and ripe cherry, often accompanied by subtle spicy and earthy nuances.
On the palate, Marzemino is typically fresh, fragrant and gracefully structured, with lively acidity and fine, gentle tannins. It is a w**e that expresses its terroir through finesse and aromatic character rather than weight, and is particularly enjoyable when served slightly cool.
This particular Low Histamines version adds another fascinating dimension. Produced with careful attention to w**emaking and histamine levels, it contains less than 0.5 mg/L of histamines, making it an especially interesting expression for those who pay close attention to the composition of their w**e.
A bottle with a beautiful combination of territory, tradition and modern w**emaking sensitivity — and, above all, a w**e to be shared with good friends.

**es **ery **etasting

Questa è una bottiglia che merita di essere raccontata con calma, perché 18 anni di cantina cambiano completamente il mo...
24/08/2026

Questa è una bottiglia che merita di essere raccontata con calma, perché 18 anni di cantina cambiano completamente il modo di leggere una Barbera.
La Barbera d’Asti Superiore DOCG 2008 del Castello di Gabiano, oggi, non va cercata nella freschezza e nell’immediatezza della Barbera giovane: bisogna darle tempo nel bicchiere, lasciarla aprire e ascoltare ciò che l’invecchiamento ha aggiunto al vino.
Il Castello di Gabiano si trova nel Monferrato alessandrino, in posizione dominante sulla valle del Po.
Il colore dopo 18 anni mi aspetterei un rubino profondo ormai evoluto verso il granato, con possibili riflessi aranciati sull’unghia. È proprio quello che ci si aspetta dall’evoluzione di una Barbera importante: il colore perde progressivamente la componente violacea della gioventù e acquista tonalità più calde. Il disciplinare descrive infatti la Barbera d’Asti come rubino tendente al granato con l’invecchiamento.
Il naso, qui comincia il bello.
La Barbera del Castello di Gabiano viene prodotta con Barbera in purezza e affinata in tonneaux di rovere francese; la cantina descrive per questa etichetta un profilo aromatico caratterizzato da ciliegia, prugna matura, note balsamiche, grafite, frutta secca, pepe bianco e sfumature lignee.
Dopo 18 anni, però, questi profumi possono essersi trasformati. La ciliegia matura può ricordare la marasca sotto spirito, la prugna tende verso la frutta secca e compaiono suggestioni di tabacco, cuoio, sottobosco, humus, spezie dolci e balsamicità. La grafite e la componente minerale possono dare quella sensazione quasi “ferrosa” e austera che rende interessante una vecchia Barbera. E soprattutto: non bisogna aspettarsi necessariamente un profumo esplosivo. Un grande vino maturo spesso non urla più. Sussurra.
Il palato
La caratteristica straordinaria della Barbera è la sua acidità naturale, che le permette, nelle migliori espressioni, di attraversare gli anni mantenendo energia.
Nel 2008 questa componente dovrebbe essersi trasformata in una freschezza più composta, meno tagliente rispetto alla gioventù. Il vino dovrebbe presentarsi secco, caldo, sapido, con un corpo ancora presente ma più armonico, tannino ormai integrato e finale lungo.
La scheda ufficiale dell’Adornes parla proprio di una Barbera “seria, complessa e austera”, caratterizzata da freschezza, equilibrio, persistenza e una lieve vena amaricante nel finale. Ed è proprio quella vena amaricante, se elegante e non dominante, che può diventare interessantissima con il cibo.
Immagina dei porcini freschi appena raccolti sulle Alpi, semplicemente trifolati con olio, aglio e prezzemolo, oppure ancora meglio una tagliatella all’uovo con porcini.
Il vino porta acidità e freschezza, fondamentali per ripulire il palato dalla componente grassa e umami del fungo. I porcini, invece, restituiscono al vino quella dimensione di terra, sottobosco, humus e mineralità che nei grandi rossi maturi diventa una delle loro caratteristiche più affascinanti.
La temperatura? 18 °C circa, non più calda.
Io la aprirei con almeno un’ora di anticipo, ma senza travasarla immediatamente: prima assaggerei il vino appena aperto. Se è chiuso, lo lascerei respirare e seguirei la sua evoluzione nel bicchiere.
C’è poi una cosa che rende questa bottiglia ancora più interessante: la sua storia personale.
Quella bottiglia del 2008 non ha semplicemente passato 18 anni in una cantina.
Ha aspettato e nel frattempo il mondo è cambiato. La Barbera è uno dei grandi vini piemontesi capaci di raccontare una terra senza avere bisogno dell’austerità monumentale di un Barolo o di un Barbaresco. È un vino profondamente territoriale, gastronomico, capace di essere elegante senza perdere quella sua anima piemontese fatta di acidità, carattere e convivialità. E questa particolare Barbera ha anche un piccolo pezzo della tua storia professionale: anni fa l’ho introdotta in Cina e nel Nord America, mercati con i quali collabori da anni.
Ed è curioso pensare che oggi, dopo aver viaggiato idealmente molto più lontano della collina di Gabiano, questa bottiglia sia stata lì, nella mia cantina privata, ad aspettare il momento giusto.
Forse è questa la vera lezione del vino: alcune bottiglie non sono fatte per essere bevute quando le compri. Sono fatte per essere dimenticate per qualche anno… e poi ritrovate.
E dopo 18 anni, davanti a un piatto di porcini delle Alpi, quella Barbera del 2008 potrebbe finalmente aver trovato il suo momento. 🍷😊

Castello Di Gabiano **ery

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