07/09/2023
Ti chiedo scusa se non ci sarò, anche se la colpa non è mia.
Ti chiedo scusa se sarai arrabbiata e non lo saprai dire. Se mi cercherai e non tornerò. Ti chiedo scusa se proverai a capire con lo sguardo corrucciato e l'aria interrogativa il perché della mia assenza. Dovresti vedermi adesso. Ho la stessa espressione anche io. L'ho presa da te. Faccio tante cose come te adesso, osservo in modo particolare gli oggetti, cerco di capirli, sento il rumore che fanno e mi chiedo se ti può piacere oppure no.
Ti chiedo scusa se al tuo rientro non posso garantirti di sentire la stessa voce, di sentire lo stesso profumo. So che per te è importante stringere la stessa mano, avere un punto fermo, trovare sicurezza sempre negli stessi occhi.
La vita è fatta di alti e bassi, come quando un giorno sapevi scrivere e il giorno dopo non ti andava più. Come quando volevo farti annusare un profumo e tu ti rifiutavi perché per te era una cosa nuova. Poi ti ho convinta e non hai più voluto smettere di dire "annusa profumo". Ti ricordi?”.
Denise è una docente di sostegno alla scuola primaria, ha affidato ai social una lunga lettera dedicata agli alunni, che anche quest’anno non avranno la stessa insegnante di sostegno. E’ una di quelle emergenze che vanno affrontate, perché per questi studenti è necessaria come l’alba del mattino sapere di trovare una voce e un volto amico, uno sguardo accogliente, mani certe, un sorriso incoraggiante.
Qualcuno che prenda la tua mano e ti aiuti a scrivere, che ti incoraggi a leggere, che ti faccia giocare o semplicemente che ti dia un abbraccio. E’ quel legame che si crea naturalmente e che poi si spezza per una strana e pure stupida burocrazia.
No, questa non può essere la normalità. E fa bene Denise in quella lettera, piena di amore e anche di tanta nuda realtà, denunciare una situazione insostenibile: “Prenditi il tempo che ti serve. C'è bisogno che tu faccia questa cosa per non buttare via tutti i sacrifici che hai fatto per imparare a chiedermi le cose parlando. Le lettere se le vuoi dimenticare, dimenticale. Le rifarai. Non è importante. È importante stare in classe insieme agli altri, stare bene insieme ai grandi, comunicare cosa vuoi e di cosa hai bisogno come abbiamo scoperto di saper fare anche se i volti a cui chiedere non saranno gli stessi. Ce la farai perché il mio pensiero arriverà fin dove sei.Continuerò a preoccuparmi per te. Continuerò a pensarti. Continuerò a sperare che la tua vita sia colorata e piena di bolle di sapone”.
Grazie Denise, per questa profonda riflessione.
Grazie, per avere ricordato che il sostegno non è una turnazione e che la continuità nel sostegno e la formazione degli insegnati sono la vera forza dei bambini con disabilità.